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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 feb 2019
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Levi Strauss & Co ha validi argomenti per approdare in Borsa

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 feb 2019

È un dossier consistente, composto da diverse centinaia di pagine e registrato sotto il numero 333-. L'informazione era trapelata lo scorso novembre: Levi Strauss & Co entrerà in Borsa. Il gruppo statunitense, diretto da Chip Berg e sempre di proprietà della famiglia, ha presentato questo mercoledì il suo dossier introduttivo al New York Stock Exchange con il simbolo LEVI. Per il momento, non è stato fissato nessun numero di azioni, né è stato determinato un loro valore unitario. Il gruppo ha solamente presentato un documento che gli permette di pagare le tasse di registrazione, e che calcola in maniera ipotetica l'IPO a 100 milioni di dollari.

Lexie Liu, testimonial cinese di Levi's - Levi's


Nello specifico, il progetto sembra tutt’altro. Le fughe di notizie legate al dossier e comunicate da CNBC in novembre annunciavano piuttosto un progetto di portata compresa tra i 600 e gli 800 milioni di dollari. Il gruppo, che appartiene ai discendenti della famiglia Levi Strauss, era già entrato sul mercato borsistico negli anni ‘70. Un’esperienza terminata nel 1984 con la famiglia che ha ripreso il controllo della società tramite un Leveraged Buy Out (LBO).
 
L’annuncio arriva pochi giorni dopo che la direzione del gruppo ha presentato dei risultati annuali in grande crescita. Infatti, Levi Strauss ha visto crescere le vendite del 14%, a 5,57 miliardi di dollari. Anche se il prezzo delle azioni non è stato ancora fissato, è partita l'operazione di attrazione dei potenziali investitori. Il marchio mette in bella evidenza la propria storia (fondato nel 1853, pioniere del blue jeans nel 1873) e fa ancora affidamento sul suo passato e la sua immagine iconica legata alla storia americana. In particolare, presenta l'evoluzione del proprio modello di business e le prestazioni registrate negli ultimi esercizi. A tal fine, il gruppo americano fornisce alcuni elementi chiarificatori.

La sua attività si è internazionalizzata. La percentuale dell’Europa e dell’Asia è passata dal 39% nel 2015 al 45% delle vendite nel 2018. E il suo marchio principale, Levi's, ha saputo svilupparsi andando al di là della sua categoria regina: il jeans da uomo. Così, i capispalla, che rappresentavano l’11% delle vendite del gruppo nel 2015, l’anno scorso sono valsi il 20% delle stesse. Anche la donna è salita, dal 20% al 29%. Il gruppo tiene a sottolineare che nessuno dei suoi principali clienti multibrand rappresenta più del 10% delle proprie vendite. Tuttavia, i suoi 10 principali clienti multimarca, i grandi magazzini e le catene rappresentano il 27% del suo fatturato. Le vendite dirette ai consumatori pesano il 26% del giro d’affari, con l'e-commerce della casa che rappresenta il 4%. Per quanto riguarda i marchi, Dockers vede ridursi il suo peso nelle vendite del gruppo al 7%, mentre i brand accessibili Denizen e Signature by, vednuti in Nord America, rappresentano il 7% del fatturato.
 
Il documento presentato alla SEC (l’autorita di controllo della Borsa statunitense, ndr.) fornisce anche delle chiavi di lettura dei progetti di Levi’s. Sui suoi cinque mercati principali, che sono gli USA, la Francia, la Germania, il Messico e la la Gran Bretagna, il gruppo ha visto passare le vendite da 3 miliardi di dollari nel 2015 a 3,5 miliardi nel 2018, con una posizione di leader del mercato dappertutto, salvo in Germania, dove si trova al terzo posto. Levi Strauss intende proseguire la propria evoluzione aprendo dei nuovi negozi e sviluppando le vendite all'ingrosso e l’e-commerce.
 
Ma le sue crescite future, il gruppo americano le promette agli investitori grazie allo sviluppo delle categorie di prodotti, in particolare continuando a spingere sul suo potenziale nella Donna, ma anche sviluppando i capi esterni. Levi Strauss & Co. punta anche a far decollare le vendite delle proprie linee di calzature ed accessori, che attualmente rappresentano il 6% del giro d’affari.
 
L'altra sfida è l'espansione geografica. E qui, la Cina, che spesso fa sognare la Borsa, è un argomento forte. “La Cina vale circa il 20% del mercato mondiale dell’abbigliamento”, spiega il documento del gruppo, “ma rappresenta solamente il 3% dei nostri ricavi”. Levi Strauss indica anche l’India e il Brasile come mercati dalle notevoli opportunità.
 
E poi? In seguito, Levi Strauss & Co. potrebbe andare in tempi rapidi oltre il suo perimetro originale. “Valuteremo le potenziali opportunità per effettuare delle acquisizioni concentrandoci su acquisti strategici che miglioreranno il nostro portafoglio marchi, rafforzeranno la nostra esperienza nel prodotto o aggiungeranno una nuova capacità operativa, adattandoci nel contempo alla nostra cultura aziendale e offrendo un interessante rendimento finanziario. Valutiamo regolarmente il potenziale di acquisizione di partner in franchising, di distributori e di categorie di prodotti su licenza allo scopo di migliorare l’esperienza del consumatore e di accelerare la distribuzione dei nostri brand”.
 
Con le centinaia di milioni di denaro fresco che proverrebbero da questa IPO la cui data resta ancora da determinare, il gruppo statunitense dovrebbe abbondantemente ricavare i mezzi necessari per concretizzare queste ambizioni.

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