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Pubblicato il
8 mar 2019
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Lectra promuove il dibattito sul “fashion on demand”

Pubblicato il
8 mar 2019

Lectra, player francese specializzato nelle soluzioni tecnologiche per le aziende del fashion, ha organizzato il 7 marzo a Milano una tavola rotonda sul tema del nuovo business model C2B che impatterà sempre più sull’industria della moda: la personalizzazione.

Da sinistra Fabio Canali, Andrea Cabrini, Claudio Marenzi, Caterina Rorro (Direttore Marketing & Comunicazione di Lectra), Corrado Corneliani, Gian Mario Borney, Angelo Petrucci

 
Protagonisti del dibattito, moderato da Andrea Cabrini, Direttore di Class CNBC: Gian Mario Borney, Fashion Strategies Advisor; Fabio Canali, President Southern Europe and North Africa di Lectra Spa; Corrado Corneliani, Direttore Operations di Corneliani; Maria Luisa Frisa, Critic and Curator, Full Professor dell’Università IUAV Venezia; Claudio Marenzi, Presidente di Confindustria Moda; Angelo Petrucci, Chief Master Tailor & Head of Product Design di Brioni; e Salvatore Testa, Professor of Strategy and Fashion & Luxury Management Università Bocconi.
 
Nel corso della tavola rotonda, è emerso come nel 2018 il trend principale nella moda sia stato proprio la personalizzazione: il 56% dei consumatori chiedono fashion on demand, e in particolare i millennial sono disposti a spendere anche il 20% in più per avere un capo esattamente come lo desiderano e che risponda a precisi criteri, tra cui la sostenibilità. La domanda è: come faranno i retailer ad affrontare queste nuove esigenze del mercato?

Secondo Borney, la dimensione più interessante della personalizzazione è il forte impatto che ha su tutti i segmenti di mercato: “dal su misura, nell'alto di gamma, fino a segmenti più bassi, dove nascono business e brand che giocano sulle logiche della domanda della clientela”.
 
Claudio Marenzi ha evidenziato come in passato, nel mondo sartoriale, la customizzazione era il capo su misura, mentre adesso si parla di personalizzazione quando un prodotto, da standard, viene reso unico attraverso un particolare. Inoltre, “Oggi grazie a Internet c'è un rapporto bidirezionale e diretto tra l’azienda e il consumatore finale, che vuole essere protagonista. C'è una problematica di supply chain che varia in base al capo da customizzare”.
 
D’accordo su quest’ultimo punto, Corneliani ha sottolineato che “I cambiamenti di oggi impattano molto sulle operations, in primis sulla supply chain, con la difficoltà di integrare e rendere efficienti i sistemi informativi, semplificare i processi e trovare le risorse umane adeguate, disposte al cambiamento e a lavorare trasversalmente”.

Raccontando l’esperienza di Brioni, Petrucci ha evidenziato come il brand, mantenendo la sua sartorialità, abbia migliorato le performance a monte e a valle: “Per noi il ‘su misura’ aveva tempi molto lunghi, di circa due mesi e mezzo. Adesso invece studiamo la corporatura del cliente come utilizza l'abito che indossa, in modo da creare un prodotto che diventi quasi una seconda pelle. Abbiamo creato un ‘be spoke smart’ che ci consente di realizzare in massimo quattro giorni una prima prova con un tessuto di prova, usa e getta, per poter poi creare le forme perfette per il cliente. C'è un lavoro enorme e invisibile che realizziamo sulla parte interna del capo: una serie di strati che danno vita al capo finale, che si adatta anche ai movimenti e agli stili di vita del cliente, variabili di cui teniamo in conto nella fase di realizzazione. Grazie a Lectra siamo riusciti a creare un processo molto rapido e veloce per un su misura perfetto”.
 
Ma la moda su misura è sostenibile? “La moda è il secondo settore più inquinante al mondo, soprattutto a causa del mass market e degli stock non smaltiti dopo i saldi, che possono arrivare al 60%”, ha spiegato Marenzi. “La filiera italiana è una tra le più virtuose, con in media solo il 20% di stock a fine saldi. I grandi gruppi del fast fashion che parlano di sostenibilità non la fanno davvero. Tramite la personalizzazione viene dato maggior valore al capo e quindi ci saranno sempre meno rimanenze. Un aspetto su cui stiamo lavorando è organizzare delle visite alle aziende a monte: le tintorie e le imprese tessili italiane sono avanti decine di anni rispetto alla maggior parte degli altri Paesi. Tutto questo va comunicato. Con il Governo stiamo lavorando anche sul fronte della formazione: in Italia abbiamo 35.000 studenti nei settori tecnici, mentre in Germania sono 350.000”.

Per supportare le aziende del fashion nel rispondere adeguatamente alle richieste di personalizzazione espresse dal mercato, Lectra ha sviluppato la soluzione Fashion On Demand, completamente integrata dallo sviluppo prodotto fino alla produzione, basata sulla piattaforma Cloud e sui principi dell’Industry 4.0. 

“Il progetto ‘fashion on demand’ di Lectra parte oggi, ma è frutto di un lavoro di quattro anni. Abbiamo capito che dovevamo sviluppare una tecnologia che potesse risolvere tutti i problemi della personalizzazione, supportando tutte le esigenze, dal capospalla uomo a quello alla donna, ma di diverse merceologie. L'obiettivo era quello di avere un capo personalizzato con tante complessità rispetto ad un capo di produzione, ma riducendo i tempi e con un occhio alla sostenibilità”, ha concluso Canali di Lectra.
 
Fondata nel 1973, Lectra conta oggi 32 filiali in tutto il mondo e serve clienti in oltre 100 paesi. Con più di 1.700 dipendenti, nel 2018 Lectra ha registrato 283 milioni di euro di fatturato ed è quotata alla borsa valori Euronext.

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