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Adnkronos
Pubblicato il
22 giu 2016
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Leave o Remain? La moda inglese dice no alla Brexit

Di
Adnkronos
Pubblicato il
22 giu 2016

Leave o Remain? Sarà questa la domanda alla quale giovedì 23 giugno gli inglesi dovranno dare una risposta. La Gran Bretagna sarà chiamata alle urne per il referendum Brexit sulla UE e dovrà decidere se rimanere o uscire dall'Unione Europea. E mentre gli scenari delle conseguenze economiche e finanziare di un'ipotetica uscita dal blocco europeo stanno già facendo tremare i principali mercati internazionali, un fatto è certo: non solo la moda britannica è convinta che rimanere in Europa sia l'unica strada percorribile, ma il 90% degli stilisti inglesi ha già detto no alla Brexit.

Vivienne Westwood, sostenitrice del Remain


Secondo un sondaggio pubblicato lunedì dal British Fashion Council, la Camera della Moda inglese, che tuttavia ha deciso di non schierarsi apertamente, su 500 stilisti interpellati, solo 290 hanno risposto e il 90% di loro si è detto a favore del Remain, mentre il 4,3% preferirebbe uscire dalla UE. Un segnale arrivato forte e chiaro da parte dell'industria della moda, che così facendo sembra volere lanciare un allarme: l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea potrebbe comportare un effetto domino in tutto il settore, con forti ripercussioni sull'intera filiera.

Uno scenario analizzato nei giorni scorsi anche dal "New York Times", sulle cui colonne ha espresso la sua opinione lo stilista inglese Christopher Kane, vincitore di tre premi del British Fashion Council: "Se la Gran Bretagna dovesse uscire dalla UE", ha detto Kane, "l'industria della moda non ha idea di cosa le accadrà. E' spaventoso".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Christopher Bailey, CEO e creativo al timone dell'inglesissima Burberry, tra le 100 personalità a firmare sul "Times" di Londra un appello per scongiurare l'uscita dalla UE dal titolo "Solo restando nell'Unione Europea la Gran Bretagna potrà essere più forte, più sicura e migliore".

A schierarsi contro la Brexit anche Vivienne Westwood, da sempre a favore del fronte europeista, che già diverse settimane fa aveva pubblicato su Instagram una foto che la ritrae con indosso una t-shirt in cui invita gli inglesi a registrarsi per il voto. A scendere in campo con l'irriverente stilista britannica una ridda di designer inglesi che la settimana scorsa, in occasione della London Fashion Week dedicata alle collezioni maschili, ha ribadito il proprio sostegno per il Remain. Tra loro JW Anderson, Sibling London e Daniel Fletcher, che hanno mandato in pedana slogan e t-shirt pro Ue.

Ma quale sarebbero le conseguenze per la moda inglese se la Gran Bretagna dovesse optare per il Leave? Quella più scontata, secondo il quotidiano americano, è che il voto a favore della Brexit segnerebbe la fine del libero mercato, facendo impennare i costi legati al settore. La sterlina, come ha ricordato la banca inglese HSBC, rischia di subire un deprezzamento del 20% e dato che la maggior parte dei tessuti viene prodotta in Italia e in altri Paesi europei, un'uscita dalla UE farebbe gonfiare i prezzi della manifattura, senza contare eventuali tasse di import ed export.

Meno discusso, ma certamente dannoso per la moda, è lo scenario che potrebbe presentarsi per gli addetti ai lavori, tra cui i cittadini europei che oggi vivono e lavorano nel Regno Unito. Il popolo della moda, poi, abituato a fare su e giù tra le principali capitali della moda, rischierebbe di ritrovarsi in tilt tra visti e permessi speciali, così come le diverse scuole di moda (tra cui la blasonata Central Saint Martins) che ospitano molti ragazzi provenienti da tutta Europa. Basti pensare che sui banchi della Royal College of Art si contano ben 65 nazionalità diverse, per non parlare del fatto che diverse scuole di moda ricevono fondi dalla UE.

E' a Londra, infine, che si sono affermati stilisti come l'italiano Riccardo Tisci (ex allievo della Central Saint Martins e oggi alla guida di Givenchy) la greca Mary Katrantzou, le tedesche Daniela e Annette Felder di Felder Felder, la serba Roksanda Ilincic, o lo spagnolo Johnny Coca, attualmente alla guida di Mulberry. Insomma, se al referendum dovesse affermarsi il fronte del Leave il rischio che il sistema collassi appare concreto, senza possibilità di ritorno. Del resto, come scrive JW Anderson sul proprio profilo instagram "What is lost is lost forever" ("Quel che è perso è perso per sempre").

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