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AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 lug 2021
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Le vendite del gruppo H&M salgono nel secondo trimestre, ma non in Cina

Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 lug 2021

Il colosso svedese del prêt-à-porter Hennes et Mauritz (H&M), che si sta gradualmente riprendendo dagli effetti del coronavirus, giovedì ha riferito di risultati nettamente migliorati nel secondo trimestre d’esercizio, trainati da vendite in aumento dappertutto tranne che in Cina, dove sta subendo un boicottaggio.

Collezione bambino, Primavera-Estate 2021 - H&M


Nel corso del suo esercizio trimestrale scalato (marzo-maggio), il numero due mondiale dell'abbigliamento ha registrato un utile netto di 2,77 miliardi di corone (circa 273 milioni di euro), contro la perdita di 5 miliardi dell'anno scorso nello stesso periodo.
 
Questo risultato è stato trainato da un balzo del 62% del proprio giro d’affari, a 46,5 miliardi di corone, ma il consensus degli analisti dell'agenzia Bloomberg si aspettava un risultato più alto, di 47,41 miliardi.

Giovedì, alla Borsa di Stoccolma, poco dopo le 07:30 GMT, il titolo perdeva oltre il 3%, aggirandosi intorno alle 195 corone.
 
“Nonostante la persistenza delle restrizioni, le vendite sono aumentate in modo significativo rispetto all'anno precedente”, ha affermato il CEO Helena Helmersson, citato nel rapporto.
 
Alla fine di maggio, circa 140 dei 5.000 negozi del gruppo sono stati temporaneamente chiusi a causa delle restrizioni legate all'epidemia di Covid-19, ha precisato H&M. A giugno, tuttavia, le sue vendite sono aumentate del 25% in valuta locale rispetto a giugno 2020.
 
Sebbene il gruppo stia gradualmente riprendendo slancio, il suo utile netto rimane comunque inferiore a quello del secondo trimestre del 2019 (4,57 miliardi di corone).
 
Ma, osserva l'amministratore delegato, “il terzo trimestre è iniziato bene e siamo quasi tornati ai livelli pre-pandemia”. 95 negozi sono ancora chiusi.
 
Se le vendite di H&M sono aumentate in tutti i mercati tra il secondo trimestre del 2020 e quello del 2021, esse sono però diminuite del 32% in Cina nel corso del secondo trimestre rispetto al primo, e del 28% in un anno, secondo il gruppo, che tuttavia non conferma che questo dato derivi dall’impatto del boicottaggio subito.
 
Diventato il terzo mercato nazionale per H&M prima dell'inizio di questo movimento, la Cina era solo sesta nel secondo trimestre, secondo il rapporto del gruppo svedese.
 
Il colosso dell'abbigliamento, come diversi marchi stranieri (Nike, Adidas, ecc.), si trova in una posizione complicata in Cina: è nel mirino degli appelli locali al boicottaggio dei suoi prodotti dopo essersi impegnato lo scorso anno a non rifornirsi più cotone proveniente dalla regione dello Xinjiang, a causa dei forti sospetti che la comunità locale sia sfruttata con il ricorso a “lavoro forzato”.
 
Questa regione è popolata dagli uiguri, una minoranza musulmana repressa e sfruttata da Pechino, secondo le agenzie che difendono i diritti umani, fatto che il regime comunista nega.
 
I prodotti del marchio svedese sono stati ritirati dai principali siti di shopping online del Paese.
 
Nel secondo trimestre il gruppo ha realizzato solo il 3,5% del proprio fatturato in Cina, contro il 6% del periodo dicembre 2020-febbraio 2021.

Copyright © 2021 AFP. Tutti i diritti riservati.