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10 mar 2022
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Le sanzioni alla Russia frenano la ripresa della calzatura italiana

Di
Ansa
Pubblicato il
10 mar 2022

Nel 2021 il giro d'affari delle aziende produttive calzaturiere italiane (170 società con un fatturato oltre 10 milioni) ha avuto una ripresa a 'V' a 9,5 miliardi (+21% sul 2020) ma è ancora sotto il 2019 (-6%). Il ritorno ai livelli pre-covid, atteso quest'anno, è messo a rischio dalla guerra in Ucraina per le ricadute sui prezzi dell'energia e delle materie prime e sull'export. Per quanto la Russia valga solo il 2,7% dell'export, le sanzioni potrebbero limitare la spesa dei consumatori russi, in particolare quelli ricchi interessati alle calzature di lusso dove l'Italia è leader. È quanto emerge da uno studio di Mediobanca.

@micam


Il 2,7% dell'export calzaturiero italiano fa di Mosca il decimo mercato di sbocco e, già in discesa dalla crisi dell'invasione in Crimea del 2014, rischia di scendere sotto il 2%. L'Ucraina si ferma allo 0,4% (al 26esimo posto) e ha piuttosto un ruolo nella produzione: sono presenti due stabilimenti, nella zona sud occidentale del Paese, uno di Tecnica Group, noto per il marchio Moon Boot, e l'altro di Mondeox anch'essa veneta e attiva nelle calzature sportive.

C'è poi l'atteso effetto del conflitto sul turismo: la clientela russa nei negozi europei che nel 2021 si attesta al 3-8% rischia di calare al 3-5% nello scenario più ottimistico di una fine della guerra a stretto giro. Nella proiezione più pessimista di Mediobanca di un conflitto di lungo termine le sanzioni a Mosca invece aumenteranno, i cittadini russi non potranno uscire dal loro Paese e le vendite si avvicineranno allo zero.

Al di fuori degli scenari sollevati dall'invasione dell'Ucraina, il primo report di Mediobanca sul settore calzaturiero, diffuso a pochi giorni dall'apertura del Micam, il salone internazionale delle calzature di Milano, fa una fotografia di un comparto dove l'Italia è il terzo esportatore mondiale per valore con l'8% dell'export complessivo (e l'ottavo per volume) grazie a una produzione di fascia alta, dove è leader. Davanti ci sono soltanto la Cina (28,2%) e il Vietnam (17,6%). L'anno scorso le imprese del segmento di alta gamma hanno reagito meglio (+32%) rispetto a quelle che operano nella fascia più economica (+13%), arrivando a sfiorare i livelli pre-crisi (- 2% sul 2019). Il 2021 chiude con una progressione anche degli investimenti che dovrebbe attestarsi al +15% sul 2020, anche in questo caso più accentuata di calzature di lusso (+26%) rispetto a quelle mass market (+10%). Sono oltre 46mila i dipendenti (nel 2020) con imprenditori che si lamentano della carenza di mano d'opera.

In generale le imprese, concentrate nei distretti, restano di proprietà italiana (realizzano l'82,3% delle vendite complessive) ma cresce il controllo straniero (il restante 17,7%) di cui il 10% francese con nomi del calibro di Lvmh, Kering, Chanel e Hermès nel segmento di alta gamma, a conferma dell'apprezzamento per l'elevata qualità del made in Italy.

Lo studio di Mediobanca fotografa anche il giro d'affari dell'industria calzaturiera mondiale, quantificabile in 298 miliardi di euro in base ai prezzi al dettaglio nel 2020, con l'attesa di superare i 320 miliardi di euro nel 2022 (in ripresa del 7,5% sul 2020) e con previsione di crescita nel più lungo periodo nell'ordine del 4% medio annuo, per un valore atteso di circa 375 miliardi nel 2026. La fascia alta rappresenta circa il 10% del mercato mondiale. Nel 2020 il prezzo medio di un paio di calzature a livello globale è valutabile in circa 15 dollari, per un consumo pro-capite annuo di 2,6 paia per una spesa individuale di circa 40 dollari. In Italia il prezzo medio di un paio di calzature è stimato in 42,6 euro, per quattro acquisti di paia all'anno a testa e una spesa individuale di circa 170 euro.

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