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AFP
Pubblicato il
14 giu 2013
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Le Galeries Lafayette aprono in Indonesia, ritentando l'avventura asiatica

Di
AFP
Pubblicato il
14 giu 2013

Le Galeries Lafayette hanno inaugurato questo giovedì un nuovo negozio in Indonesia, che sarà seguito da uno in Cina a settembre, lanciandosi così ancora una volta alla conquista dell'Asia, nuovo eldorado del lusso, dopo un primo tentativo non riuscito negli anni '80-'90.


Quarto Paese più popolato del pianeta con i suoi 240 milioni di abitanti, l'immenso arcipelago è da molto tempo la nuova destinazione di riferimento per i marchi di lusso internazionali. Con una crescita superiore al 6% l'anno, la più elevata del gruppo dei venti principali Paesi ricchi ed emergenti (G20), la più grande nazione mussulmana del globo sta vedendo crescere enormemente la sua classe di benestanti, dall'appetito insaziabile per tutto ciò che luccica.

I vari LVMH, Gucci, Prada e Chanel continuano ad aprire incessantemente delle nuove boutique nel centinaio di centri commerciali che conta la capitale Giacarta, una gigantesca megalopoli di circa 20 milioni di abitanti.

Di fronte a questa corsa ai lucrosi mercati del Far East, come appunto l'Indonesia o la Cina, le Galeries Lafayette fino a questo momento avevano fatto la figura del grande assente. La prima economia del Sud-Est asiatico si avvale di "un potenziale importante e di una crescita molto rapida", dichiara all'AFP Philippe Houzé, amministratore delegato del gruppo.

Il gruppo ha già tentato l'avventura asiatica negli anni '80-'90 ma i negozi di Singapore e Pechino avevano dovuto chiudere, con la stampa locale che parlò di perdite per decine di milioni di euro. "Non avevamo dei buoni partner e quei negozi non erano adatti", spiega Philippe Houzé. 



Questa volta invece, si tratta di una partnership con il gruppo Mitra Adiperkasa, definito dalle Galeries Lafayette, coi suoi oltre 1.400 punti vendita in Indonesia, come il primo distributore locale di lifestyle.

La società non intende farsi fuorviare, adottando invece un "approccio professionale" che consiste nel "non voler imporre troppo le caratteristiche dei grandi magazzini francesi", ma nel "mixarle con lo stile di vita" locale, spiega il boss.


Si tratta dunque di ricreare un pezzo di boulevard Haussmann in Asia, ma senza dimenticare che non si è a casa propria. Zadig et Voltaire propone per esempio i "batik" (i tipici tessuti stampati indonesiani) di una ventina di marchi indonesiani, tra i 330 presentati nel suo tempio del lusso di 12.000 m2, vale a dire circa un sesto delle dimensioni delle Galeries a Parigi.

Questo concept è il fil rouge conduttore della nuova strategia internazionale delle Galeries, ancora poco presenti all'estero. Solo 4 delle 64 Galeries (contando nel calcolo l'indonesiana) si trovano al di fuori della Francia: Berlino ha aperto nel 1996, poi Dubai nel 2009 e Casablanca nel 2011. Pechino seguirà nel settembre prossimo, prima di Turchia e Qatar nel 2015.

"Trattative sono in corso" per altri Paesi, assicura Thierry Prévost, direttore dello sviluppo estero, che cita la Malesia e le Filippine o Singapore.

Il gruppo, che ha realizzato un fatturato di 3,7 miliardi di euro di vendite retail nel 2012, non ha rivelato l'ammontare delle somme investite. Il suo patron Philippe Houzé (che ha anche assicurato che l'impegno delle Galeries vuole essere di lungo periodo) si dice in ogni modo fiducioso anche per lo store di Pechino, che aprirà proprio in un momento in cui la crescita del gigante asiatico sta rallentando.

A Giacarta, dove il negozio ha effettuato una pre-apertura a fine aprile, i primi dati sulle presenze sono "buoni", assicura una fonte vicina alla direzione del punto vendita, che ha l'obiettivo di attirare 700.000 visitatori all'anno.

I primi clienti sono sembrati comunque soddisfatti. "E' bello che ne aprano uno qui. Non si ha più bisogno di viaggiare e si possono fare i propri acquisti a Giacarta", plaude Liz Gusman, una "Ibu-Ibu" (donna sposata a un ricco indonesiano) abituata a prendere l'aereo per fare shopping nei grandi magazzini parigini.

Versione italiana di Gianluca Bolelli; fonte: AFP

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