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Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
11 set 2020
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Le Coq Sportif dichiara le sue ambizioni nel footwear

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
11 set 2020

All’inizio di settembre, Le Coq Sportif ha presentato la sua prima gamma di sneaker realizzate a partire da un materiale vegetale, l’uva, o più precisamente dagli scarti che rimangono dopo che è stata utilizzata per produrre vino o grappa.


Nérée, uno dei modelli di Le Coq Sportif prodotti partendo dagli scarti dell'uva - Le Coq Sportif


Con questa prima collezione, declinata oggi in due modelli, Le Coq Sportif propone non solo un’alternativa alle pelli animali, ma anche un prodotto che consente la tracciabilità e la filiera corta: gli scarti dell’uva provengono infatti dalla zona di Milano e le sneaker sono prodotte a Porto, in Portogallo.
 
“Il lancio di questa linea non significa che non utilizzeremo più la pelle, ma che intendiamo usarla in modo più ragionato”, ha spiegato Sébastien Dahan, Direttore footwear di Coq Sportif.

Produrre in modo più ragionato, più locale e far rinascere il savoir-faire sul suolo francese sono gli obiettivi che il brand sportivo, nato nel 1882, si è prefissato da più di 10 anni. Per quanto riguarda la parte tessile, tale progetto ha debuttato nel 2010 con gli investimenti nella sede storica di Romilly-Sur-Seine e il riavvicinamento a partner locali come Aube Tricotage e France Teinture.
 
Oggi, tutte le proposte tessili di Le Coq Sportif sono prodotte in Francia, in Europa o al massimo nel bacino del Mediterraneo. L’azienda vorrebbe ampliare entro la fine del 2022 la sede di Romilly, assumendo un centinaio di persone in più.
 
Per quanto riguarda il footwear, il brand produce oggi circa tre milioni di paia di scarpe sportive. Tra le 30.000 e le 40.000 paia sono realizzate in Francia nello stabilimento della Compagnie Française de la Chaussure (ex CVC) e in quello della Manufacture près d’Angers, e 200.000 in Portogallo, Paese con cui Le Coq Sportif collabora per le calzature da soli tre anni. Il resto è prodotto in Thailandia, da un partner storico dell’azienda francese.
 
Il brand punta a produrre 1,5 milioni di paia in Europa. “Ciò implica un ripensamento nella costruzione di ogni prodotto, perché nella sua storia, che è recente, la sneaker è sempre stata prodotta nei Paesi asiatici”, ricorda David Pécard, Direttore Tecnico di Le Coq Sportif.
 
Nel 2019 la società, il cui azionista di maggioranza è la svizzera Airesis, ha registrato un giro d’affari di 132 milioni di euro, in rialzo del 6,9 %. La griffe, che puntava a un fatturato di 140 milioni nel 2020, ha dovuto rivedere le proprie previsioni al ribasso, a causa della crisi sanitaria mondiale.
 
“Dovremmo chiudere l’anno con un giro d’affari di 100 milioni di euro. Siamo particolarmente penalizzati dal calo delle vendite dei nostri negozi parigini e di quelli in America Latina”, precisa Marc-Henri Beausire, CEO di Le Coq Sportif. CEO anche del fondo Airesis, Marc-Henri Beausire ritiene che la crisi del coronavirus, passato questo periodo di forti turbolenze, cambierà in modo permanente e in meglio il modo di lavorare.

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