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20 feb 2019
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Le chiusure domenicali raffreddano l'interesse di investitori su outlet in Italia

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Reuters API
Pubblicato il
20 feb 2019

La compravendita di un ampio portafoglio di outlet in Italia è sfumata, mentre altri due negoziati su proprietà simili arrancano dopo la proposta di Lega e M5S di reintrodurre le chiusure domenicali nei negozi, riferiscono alcune fonti. 

@citylifeshoppingdistrict


Due fonti dicono che il gruppo Sasseur, quotato a Singapore, ha interrotto i colloqui partiti l’anno scorso con il fondo americano Blackstone per l’acquisto di un gruppo outlet del valore di oltre 800 milioni di euro. 

Altre due operazioni, entrambe superiori ai 200 milioni, sono in difficoltà. Una di queste riguarda la cessione dell’outlet di Barberino del Mugello da parte di Nuveen, società che gestisce gli investimenti del gruppo finanziario americano TIAA. A farsi avanti era stato il gruppo tedesco DWS ma le trattative “stanno andando per le lunghe a causa del progetto di chiusure domenicali”, riferisce una delle fonti.

L’altra è la cessione degli outlet in Sicilia e a Settimo Torinese dell’imprenditore Antonio Percassi. 
Secondo le fonti, gli investitori temono che il progetto di legge in discussione alla Camera possa ridurre il valore degli immobili oggetto di trattative. 

L’incertezza normativa si somma al timore di una recessione prolungata in Italia e alle difficoltà che stanno vivendo i retailer della moda in tutta Europa. “Ci sono operazioni importanti di acquisizione di centri commerciali e outlet che dovevano chiudere entro l’anno e invece si sono fermate,” dice Silvia Rovere di Assoimmobiliare, senza citare casi specifici. 

Da Blackstone, Nuveen, DWS e Percassi arriva un no comment, mentre Sasseur non ha risposto a una richiesta di commento. 

Il progetto di legge, presentato dal deputato leghista Andrea Dara, pone le basi per chiudere centri commerciali, outlet e supermarket almeno 26 domeniche all’anno, mentre le aperture nei giorni di festività si riducono a quattro da dodici. Sono previste deroghe per centri storici e aree turistiche. 

Lega e soprattutto M5S vogliono tutelare i piccoli negozi, spesso a conduzione familiare, e garantire il principio del riposo settimanale del lavoratore. “La liberalizzazione del 2011 ha costretto molti negozi di piccole dimensioni a chiudere, ora dobbiamo correggere questa distorsione”, dice Mauro Bussoni di Confesercenti, che si dice comunque aperto al dialogo sulle chiusure domenicali. 

Secondo esperti di mercato, le vendite domenicali potrebbero valere fino al 30% del fatturato per gli outlet. 

Davide Dalmiglio, head of capital markets per JLL in Italia, stima un calo del 10% circa del valore delle proprietà immobiliari per il settore retail a causa dell’incertezza che pesa sul mercato italiano. 
Il progetto di legge rispecchia una riforma introdotta in Polonia all’inizio del 2018 che ha obbligato i retailer a dimezzare le aperture domenicali nel primo anno di introduzione. 

L’anno scorso la riforma ha azzerato la crescita delle vendite degli ipermercati polacchi, sostenendo i piccoli negozi. Il primo ministro, Mateusz Morawiecki, ha aperto però a possibili modifiche della legge per venire incontro al malumore dei consumatori, favorevoli allo shopping domenicale. 

In Italia la legge è contestata dalla grande distribuzione organizzata che teme ulteriori ricadute sulle vendite in un contesto di consumi deboli. Il PIL ha mostrato una contrazione nel secondo semestre del 2018 e gli ultimi dati alimentano il timore di un’ulteriore contrazione all’inizio di quest’anno. 

Tornare alle chiusure domenicali sarebbe “un inconcepibile ritorno al Medioevo”, sostiene Giorgio Santambrogio, CEO della catena di supermercati Gruppo VeGe. 

Andrea Dara esclude che il PDL possa aver alimentato incertezze. “Anche nella passata legislatura si è discusso di questo tema. Sono quattro anni che se ne parla e il problema non si è risolto”. 
“Quello che ho depositato non è la Bibbia, potrà essere migliorato con i suggerimenti che arriveranno dalle associazioni di categoria e anche dalle stesse forze politiche. Non ho mai detto che rimarrà così fino alla fine dei lavori. Lo possiamo cambiare”, aggiunge il deputato. 

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