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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
4 mar 2018
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La visione brutalista, audace e berlinese di Givenchy

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
4 mar 2018

Brutalista, audace, spesso bellissima, occasionalmente un po’ immorale e squallida e spesso elegantemente moderna, è il modo in cui si possono descrivere Berlino e anche l’ultima collezione di Givenchy, ispirata dalla capitale della Germania.

Givenchy - Autunno-Inverno 2018/19 - Womenswear - Parigi - © PixelFormula


Messa in scena in modo impeccabile dentro alla grande hall del Palazzo di Giustizia, tagliata in sezioni curve e separata da tende di velluto alte 10 metri, la sfilata ha visto il cast di modelle e modelli camminare di buon passo e senza indugi, proprio come i berlinesi sembra siano sempre soliti fare.
 
La stilista di Givenchy, Clare Waight Keller, ha chiaramente fatto delle ricerche durante il giorno e la notte a Berlino, i cui cittadini amano una certa cupa magnificenza. Proprio come questo show, pieno di pellicce nobili – cappotti di lupo siberiano a figura intera; giacconi di castoro; sgargianti capi di lince da moglie del milionario. Eccetto per il fatto che ciascuna di esse era falsa. Francamente è difficile ricordare una pelliccia finta così convincente.

Dove le pellicce erano grandiose, le pelli erano funky, rifinite per sembrare untuose, leggermente sconvenienti e indecorose, e per questo molto più fighe. Sia nel caso degli spolverini con spalle medievali, che delle tuniche quadrate o degli abiti-cappotto a maniche larghe – spesso completati con le cerniere lampo delle divise della Polizia, per aggiungere grinta.
 
Per i momenti più intimi, un meraviglioso abito-vestaglia in pizzo color melanzana, e una combinazione divina di panciotto maschile, mega fiocco e frammenti di seta bianca. Frange ovunque, a ricordare come le giovani donne si vestivano veramente per girare i club notturni. La collezione è stata chiamata “Night Noir”.
 
“Abbiamo iniziato con l'intero scontro delle culture, la borghesia opposta alla controcultura; dalla Seconda Guerra Mondiale alla caduta del Muro, e questo è stato richiamato nelle pelli oleose e squallide. C’è un vero senso di Brutalismo nella città di Berlino che amo davvero, e mi piace anche che là ci sia il senso di un viaggio, e di prendere il treno sopraelevato per andare in discoteca. Tutto ciò risuona ancora”, ha spiegato la sorridente stilista britannica, la cui colonna sonora si mescolava con rumori di treni della U-Bahn berlinese.
 
Uno show co-ed in cui i ragazzi erano veri e propri tipi berlinesi, dall'artista che festeggiava il suo ultimo vernissage in un vestito nero come la pece tagliato impeccabilmente e indossato sotto un meraviglioso piumino bianco oversize, ai pantaloni a zampa d'elefante da DJ techno anni ‘80, agli stivali da supereroe con la zip, agli eccellenti giacconi da pilota fuori servizio. Pratici ma cool; vestiti che un ragazzo potrebbe indossare al ristorante più chic di Berlino, il “Borchardt” e nel leggendario club notturno della città, il “Berghain”.
 
Quando si include un’intelligente nuova tote bag, brutalmente chiamata “Jaws”, “perchè si riempie con tutto” ha precisato Keller, una clutch della dimensione di un foglio A4 chiamata “Gem”, e un seducente nuovo stivale della Polizia con zip diagonale, si capisce come il défilé abbia presentato molti probabili vincitori commercialmente parlando.
 
Chiaramente, la stagione di debutto della Waight Keller passata a lavorare nel laboratorio di alta moda di Givenchy l’ha aiutata a focalizzarsi sul cuore stilistico della maison, dopo la problematica collezione di prêt-à-porter d'apertura mostrata a settembre. La sua capacità di combinare una silhouette molto nitida e marcata con pizzi e merletti e abiti per signora ha mostrato una designer che sta trovando la misura giusta con crescente sicurezza.
 
Sebbene ci siano poche industrie internazionali oltre alla moda, ricordiamo che qui abbiamo avuto una stilista britannica che presentava un omaggio a una città tedesca nella capitale della Francia; lo sciovinismo si annida sempre in agguato sotto la superficie. Così, i critici del Regno Unito, ammassatisi nel backstage, ricoprivano la Waight Keller di un sacco di lodi e complimenti; mentre gli italiani – le labbra serrate, i denti stretti – sono sgattaiolati via in silenzio, non avendo ancora completamente digerito la partenza del connazionale Riccardo Tisci dalla casa francese.
 
Peccato, perché questa sfilata è stato un successo per Clare Waight Keller. All'interno del più grande tribunale di Francia, la bilancia della giustizia della moda l'ha appena dichiarata vincitrice.

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