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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
24 ott 2016
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4 minuti
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La Settimana della Moda di Tokyo ha bisogno di reinventarsi

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
24 ott 2016

Tokyo è sicuramente la capitale dello stile in Asia, ma con i coreani e i cinesi che la tallonano da vicino e i marchi giapponesi più conosciuti che si rivolgono all'Europa, la capitale giapponese deve affrontare la necessità di innalzare il profilo della sua fashion week.

Umit Benan sfila a Tokyo, non a Parigi - Amazon Tokyo Fashion Week


La Fashion Week di Tokyo ha debuttato lunedì 17 ottobre per concludersi il 23 ottobre, con le sfilate per la primavera-estate. Per sei giorni, ha proposto i défilé di 50 griffe, in una combinazione di stilisti famosi e giovani talenti.

Intanto però, le etichette giapponesi più conosciute in Occidente (tra loro Kenzo, Yohji Yamamoto, Issey Miyake e Comme des Garçons) continuano a privilegiare il prestigio di Parigi, ai danni del loro Paese d'origine.

E' vero comunque che la Fashion Week di Tokyo attira solamente 50.000 visitatori scarsi, vale a dire appena un quarto delle presenze ad eventi come le Settimane della Moda di Parigi, Londra e Milano.

Organizzata subito dopo le quattro grandi Fashion Week, quella di Tokyo stenta ad attrarre visitatori, anche quelli giapponesi. Secondo un sondaggio del sito locale Fashionsnap.com, solamente il 20% dei professionisti del settore della moda in Giappone considerano la Settimana della Moda di Tokyo un evento degno d'interesse. Le 221 persone interpellate dal sondaggio motivano questo punto di vista citando le date in cui la manifestazione è organizzata, l'assenza di grandi marchi, la mancanza di volontà di aprirsi ad un pubblico più vasto e anche l'impossibilità di comprare immediatamente dopo la conclusione del défilé.

Umit Benan, lo stilista turco con sede a Milano, vuole cambiare tutto questo. "Tutti devono fare squadra perché la Fashion Week nipponica diventi qualcosa di molto migliore", ha dichiarato ai giornalisti dopo il suo debutto a Tokyo, a scapito della Settimana della Moda di Parigi.

Benan considera la moda maschile giapponese "la più sofisticata che possiate vedere per le strade" e ha aggiunto che Tokyo è piena di stilisti e designer tra i più creativi al mondo. "Io penso che voi dobbiate veramente concentrarvi sulla vostra Fashion Week, e cercare di creare una new wave nel campo della moda giapponese", ha aggiunto.

Il creatore turco ritiene che i tessuti giapponesi siano superati solo da quelli italiani. Ma contrariamente all'Italia, dove l'alta moda è regolata dalla precisione, secondo Benan in Giappone gli stilisti sono capaci di prendersi dei rischi, per esempio mescolando nylon e cachemire. "Gli italiani non hanno il coraggio di mixare il nylon con un tessuto da 200 euro", precisa. "In Giappone sono flessibilissimi e molto creativi, spontanei... quando lo toccate vi chiedete veramente che cosa sia".

Tokyo ha rappresentato per molto tempo un trampolino di lancio per i nuovi talenti, ma oggi Seoul, grazie al suo vivace street style, e Shanghai, perché capitale del commercio cinese, stanno attirando sempre più l'attenzione verso le loro proposte.

"Per me Tokyo è il cuore della moda in Asia, ed è dotata di una lunga storia in questo campo", afferma invece Vickie, stilista che vive a Hong Kong e che ha portato il suo stile "Urban Chill" a Tokyo dopo aver sfilato a New York. Lo stile di strada, minimale e netto della sua etichetta House of V, ispirato in questa stagione dall'architetto Frank Gehry, si amalgama bene con il gusto giapponese.

Vickie possiede già delle boutique a Hong Kong, in Cina e a Taiwan, e intende investire sui mercati giapponese e americano. Cita Yohji Yamamoto, il famoso stilista che vive a Parigi, come fonte d'ispirazione, nella sua qualità di maestro della "sartoria moderna e all'avanguardia".

Anche Christelle Kocher, direttrice creativa del giovane brand Koché, sostiene di aver imparato da Yohji Yamamoto. Il suo è l'unico marchio francese ad aver partecipato alla Fashion Week di Tokyo in questa stagione.

Secondo lei "la cultura giapponese è veramente raffinata e, forse più che altrove, i nipponici comprendono la bellezza dell'artigianato e del tempo utilizzato per fare delle belle cose".

Il colosso americano Amazon patrocina la Fashion Week di Tokyo per la prima volta e il mondo della moda giapponese spera che quest'ultimo potrà aiutare a fornire una nuova immagine, più vivace e importante, all'avvenimento.

Mentre a Tokyo c'è ancora un ritardo di sei mesi fra i défilé e l'arrivo delle creazioni in negozio, James Peters, vicepresidente di Amazon in Giappone, ha precisato che il suo gruppo intende aiutare i designer giapponesi a vendere immediatamente le loro creazioni al termine delle sfilate, come si sta facendo sempre di più a New York. "Credo che se questo è ciò che gli stilisti vogliono, siamo pronti a farlo", ha dichiarato all'agenzia francese AFP.

Versione italiana di Ganluca Bolelli; fonte: AFP

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