La polemica sul razzismo investe la moda, da Gucci a Prada

Dalla Virginia, dove ha messo in grave difficoltà i vertici dell'amministrazione statale democratica, la polemica sul "blackface" - i bianchi che si tingono di nero la faccia per deridere la sottoclasse di colore - approda nel mondo della moda. Il regista Spike Lee, candidato agli Oscar per "BlaKKKsman", ha annunciato che non indosserà più capi di Prada o di Gucci fino a quando i due marchi non assumeranno nei loro ranghi più stilisti neri. Questo dopo che le due case di moda hanno ritirato dalla vendita prodotti criticati come razzisti.

ANSA

In Virginia lo scandalo sul blackface ha messo in crisi il governatore Ralph Northam e l'Attorney General statale Mark Herring quando si è scoperto che entrambi, quando erano ragazzi, sono stati fotografati mascherati da neri.

Sia Prada che Gucci recentemente hanno ritirato dai negozi prodotti che sembravano ispirati dal "blackface". Su Instagram Lee ha detto che "è ovvio" che entrambi "non hanno la minima idea" di cosa significano in America "immagini razziste e odiose come quelle del blackface".

La scorsa settimana Gucci ha smesso di vendere un pullover-passamontagna nero da donna (prezzo online 890 dollari) il cui collo poteva essere alzato a coprire la meta' inferiore del viso per rivelare, all'altezza della bocca, due labbra rigonfie color rosso scarlatto. L'immagine è un classico del "blackface", la mascherata in cui, dagli anni Trenta dell'Ottocento, bianchi si travestivano da neri per ridicolizzarli al tempo della schiavitù e poi della segregazione razziale. Gucci ha fatto mea culpa: "Ci scusiamo profondamente per aver offeso. Siamo impegnati a aumentare la diversità nella nostra organizzazione e a trasformare questo incidente in una lezione per il team di Gucci, ma non solo".

Quanto a Prada, la casa di moda milanese aveva ritirato in dicembre per una serie di ciondoli per borse e figurine nelle vetrine e che mostravano personaggi con grosse labbra rosse, evocative secondo alcuni dell'iconografia razzista. "Aborriamo le immagini razziste. I ciondoli erano creature immaginarie che non volevano avere alcun riferimento al mondo reale e certo non al 'blackface'". Lee non e' stato il solo a reagire sui social media alle scuse di Gucci. Come fedele cliente del brand, il rapper T.I. ha detto che le parole non bastano: "Sono uno che spende migliaia di dollari all'anno in prodotti di un brand, ed e' bene che questo brand impari la lezione di come si mantiene un business con clienti di colore".

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