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Pubblicato il
14 gen 2020
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La Perla: accordo al Ministero, cassa integrazione straordinaria fino a ottobre

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Ansa
Pubblicato il
14 gen 2020

Dopo le proteste dell'estate scorsa e gli incontri per fermare una procedura di mobilità avviata dall'azienda, per i dipendenti di La Perla, storico marchio bolognese di lingerie d'alta gamma, si tira un sospiro di sollievo ancora per qualche mese. Al Ministero del Lavoro è stato raggiunto l'accordo per la prosecuzione del trattamento di Cassa integrazione straordinaria fino al 31 ottobre 2020. L'ammortizzatore sociale, fa sapere il Ministero, è stato rinnovato "senza soluzione di continuità, fino a concorrenza dei 12 mesi concedibili".

@laperla


L'accordo riguarda complessivamente 65 dipendenti di Bologna: 58 per La Perla Manufacturing Srl, operativi nelle linee uomo e ready to wear, e 7 per La Perla Global Management UK Limited, impegnati soltanto nel ready to wear.

In considerazione della cessazione di attività, i lavoratori saranno sospesi a zero ore senza rotazione, come stabilito dal precedente tavolo. Oltre al prolungamento degli ammortizzatori sociali sono altresì confermati gli impegni assunti a fine ottobre scorso dall'Agenzia regionale per il lavoro dell'Emilia-Romagna con misure di politiche attive legate all'attivazione dell'ammortizzatore sociale.

Tirano dunque un sospiro di sollievo i lavoratori ma la parola fine alla vertenza la metterà soltanto il rilancio del brand. Un tassello in questo senso è stato messo a settembre scorso, con lo sbarco del marchio in Borsa a Parigi. La quotazione, nelle intenzioni del CEO Pascal Perrier, dovrebbe per l'appunto aumentare la visibilità di La Perla e migliorare l'accesso al capitale per il rilancio.

Quella degli ultimi anni è stata infatti una storia travagliata per la società fondata a Bologna nel 1954 da Ada Masotti, finita pure in asta giudiziaria nel giugno 2013. In quella occasione ad aggiudicarsela era stata Sms Finance, Holding del fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia. Nel 2018 però la società è passata di mano e ora è controllata dalla Tennor Holding del controverso finanziere tedesco Lars Windhorst.

Le difficoltà sono pesate soprattutto sui dipendenti. A giugno scorso era stata aperta una procedura di mobilità per 126 lavoratori su 500 nello stabilimento di Bologna, dove resta concentrata la produzione. Procedura poi sospesa ad agosto e superata a ottobre con l'apertura della Cassa integrazione guadagni straordinaria e degli incentivi all'esodo. In questo anno di prolungamento, oltre il quale non sarà più consentito ricorrere ad ammortizzatori, il rilancio diventa priorità ineludibile.

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