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Pubblicato il
11 gen 2021
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La moda uomo guarda ai mercati asiatici dopo il calo nell'anno del Covid

Pubblicato il
11 gen 2021

Il Covid-19 presenta un conto salato anche al menswear italiano, che chiuderà il 2020 con una perdita di fatturato senza precedenti pari a quasi 2 miliardi di euro e apre un 2021 ancora tutto in salita, con l’unico spiraglio per la ripartenza rappresentato dai mercati asiatici. A dirlo è il Centro Studi di Confindustria Moda, alla vigilia della 99ma edizione di Pitti Uomo, salone di punta del comparto che il 12 gennaio apre in veste digitale, in attesa dell'appuntamento fisico di fine febbraio, a Firenze.

Lardini A/I 2021-22 - Foto: Pitti Immagine


La moda uomo, a cui nel 2019 facevano capo il 18,1% del tessile-moda e il 28% dell'abbigliamento, esce fortemente ridimensionata dalla crisi con una flessione annua del giro d’affari del -18,6% a 8,3 miliardi di euro.
 
La pandemia ha bloccato il trend positivo dell’export che nel 2020 frena del 16,7% a 5,9 miliardi di euro, con un’incidenza sul fatturato totale al 70,8%. Segno negativo anche per l’import, passato a 3,8 miliardi (-17,9%) negli ultimi 12 mesi. L’attivo commerciale è previsto in riduzione di 345 milioni rispetto al 2019, e il surplus dovrebbe scendere a poco più di 2 miliardi.

Nonostante la boccata d’ossigeno nel periodo estivo (luglio-settembre), con un calo ridotto al -3,8%, nei 9 mesi 2020 le esportazioni sono calate del -17,3% a quota 4,6 miliardi, circa un miliardo in meno rispetto a gennaio-settembre 2019. In picchiata del -14,5% le vendite verso l’Ue, mentre le piazze extra-Ue crollano del -19,2%. 
 
Ad eccezione della Corea (+1,9%), tutti i mercati di sbocco riportano il segno meno. I partner principali, Svizzera e Germania, contengono il calo, rispettivamente a -6,2% e -9,2%, seguiti del -12,8% della Francia, mentre Usa, Uk e Spagna calano di oltre il -20%. Il Giappone arretra del -10,4%, la Cina del -17,2%, mentre Hong Kong è maglia nera (-31,2%); 
 
Dentro i confini nazionali le cose non vanno meglio. La spesa destinata alla moda maschile nel 2020 è attesa calare del -22,3%, dopo un primo semestre in cui le perdite hanno raggiunto il -37,5%, per poi rallentare progressivamente la caduta a partire dal luglio-agosto.    
 
La pandemia ha accentuato il trend negativo già presente nello scorso autunno/inverno 2019-20, prima dello scoppio della pandemia, con il sell-out del comparto in flessione del -3,5%. A segnare i decrementi peggiori, la confezione (che copre il 54,9% del sell-out settoriale), ma soprattutto l’abbigliamento in pelle e le cravatte. A livello distributivo, catene ed e-commerce continuano a fare da traino: le prime, con una quota pari di mercato del 42,8%, crescono del +5,3%; il digitale, in aumento del +24,5%, raggiunge un’incidenza pari all’8,7% del totale. In territorio negativo tutti gli altri canali, con il dettaglio indipendente sceso a quota 23,9% del mercato, in calo del -12,6%. La Gdo cede nel complesso il -13,7%, mentre Grandi Superfici e Grandi Magazzini vanno giù rispettivamente del -3,5% e del -5,3%. 

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