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La moda si converte alla produzione di mascherine e gel disinfettante

Pubblicato il
19 mar 2020
Tempo di lettura
7 minuti
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Dal lusso alle mascherine, dalla cosmesi al gel disinfettante. Con l'emergenza coronavirus sono in forte aumento le fabbriche che hanno riconvertito la loro produzione per soddisfare la crescente richiesta di dispositivi di protezione individuale, solidarizzando con chi si sta battendo contro la crisi innescata dal virus Covid-19.

Ansa


Tante piccole e medie imprese si stanno attivando in tal senso, mentre Confindustria Moda sta cercando di tirare le fila di questa fase un po’ confusa, coordinando centralmente le conversioni di parte della produzione delle aziende che chiedono di realizzare per solidarietà gel, mascherine, camici e calzari.
 
“Coordinandoci con il Ministero della Salute, la Protezione Civile e le Regioni abbiamo ragionato su un protocollo, che poi abbiamo ideato insieme a CNA Federmoda con la collaborazione dello Sportello Amianto Nazionale; tra qualche giorno sarà ufficializzato dal Governo ed ognuno di noi dovrà applicarlo in maniera volontaria”, precisa a FashionNetwork.com il Presidente di Confindustria Moda, Claudio Marenzi. “Confindustria ha raccolto, attraverso PwC e anche via social network, le candidature delle aziende di tessuti per la produzione di “Tessuto non Tessuto” (TNT), idrorepellenti, antibatteriche e antigocce, e la confezione di mascherine, camici, calzari e tute, ricevendo per ora oltre 200 candidature da tutta Italia”, ha proseguito. “Seguire il protocollo sarà fondamentale per far sì che queste mascherine siano a norma sanitaria di legge, perché possano essere usate dal personale medico”.

“È stato bellissimo rendersi conto che tutti si sono impegnati per solidarietà pura, senza pensare al business”, si è rallegrato Marenzi.
 
A tale proposito, Gianfranco Di Natale, direttore generale di Sistema Moda Italia (SMI), la federazione del tessile e della moda che, con oltre 400.000 addetti e quasi 50.000 aziende, costituisce una componente fondamentale del tessuto economico e manifatturiero italiano, conferma la disponibilità di aziende del comparto che stanno puntando a riconvertire la produzione, per l'emergenza coronavirus, per realizzare mascherine e altro materiale sanitario.
 
“Abbiamo la disponibilità di circa una cinquantina di aziende nostre associate, piccole medie e grandi”, per “partire nella produzione di mascherine non chirurgiche e camici. Quando parte la produzione? Potrebbe partire in tempo reale, ma stiamo aspettando una circolare esplicativa dell'articolo 15 del 'Cura Italia', che per di più ci risulta di nuovo cambiato in una parte rispetto al pomeriggio del 17 marzo”, ha dichiarato all’agenzia Adnkronos.
 
Tra le aziende italiane, a Miranda, comune in provincia di Isernia, è Modaimpresa, guidata dal CEO Romolo D'Orazio, da anni impegnata nella realizzazione di capi di abbigliamento per la moda, a riconvertire la produzione dedicandosi ora alle mascherine protettive con filtro. L'azienda molisana garantirà al sistema 10.000 mascherine al giorno, con numeri in continua crescita, distribuite in lotti di 500 pezzi ciascuno.
 
L'intera produzione sarà realizzata da 75 sarte, tra quelle interne e quelle facenti parte dell’indotto locale, e utilizzerà cotone lavabile con un filtro interno estraibile e riutilizzabile a seguito di disinfezione con alcool o altro disinfettante.

I brand del gruppo IDT S.p.A. Ayay e Bodyboo (il primo, digital brand di cosmesi intima femminile, il secondo, linea di intimo shapewear) devolveranno l’intero incasso della prossima settimana a Progetto Arca, impegnato nella campagna di raccolta fondi #Proteggiamoli!, per acquistare 50.000 presidi sanitari, 10.000 flaconcini di gel disinfettante, 15.200 mascherine usa e getta, 22.000 guanti monouso, 300 camici monouso, 285 tute monouso, 236 litri di disinfettante.

AyayeBodyboo per Progetto Arca


L’obiettivo sono soprattutto i senzatetto, circa 50.000 persone che vivono per strada in Italia, e che in queste settimane non possono rimanere in casa perché non ce l’hanno. Progetto Arca si occupa proprio di loro, ricorda la nota, perché con la chiusura di molti servizi, i senzatetto fanno più fatica a trovare da mangiare e dove lavarsi. Senza nemmeno poter più contare sulla generosità dei passanti, le loro necessità aumentano. Soli, indifesi, indeboliti da fragilità e malattie accumulate negli anni, cercano di proteggersi come possono dal Covid-19 risultando più esposti al rischio di contagio.

A Melpignano (Lecce), i dipendenti della tessitura del Salento Industriale, dove di solito si realizzano stoffe per abbigliamento e accessori, hanno chiesto al gruppo Canepa di riconvertire la produzione per rispondere all'appello del Governo per le mascherine. Con un parco macchine di 96 telai, la tessitura del Salento è una delle più grandi di Italia.
 
Qui in un paio di giorni sono stati realizzati dei campioni che saranno consegnati all'Unità di Crisi della Regione Puglia per la certificazione. “Le mascherine”, ha spiegato Michele Canepa al quotidiano comasco La provincia di Como, “sono in un tessuto sanificato grazie a un procedimento che utilizza il chitosano”.

Fuori dai confini nazionali, il gruppo francese LVMH, proprietario di Louis Vuitton, Dior e Fendi fra i tanti, ha annunciato già da alcuni giorni che dedicherà in Francia la sua divisione Profumi & Cosmetici a produrre esclusivamente il gel disinfettante da distribuire in tutto il territorio francese. E così anche in Cina dove, grazie agli incentivi del governo, numerosi stabilimenti hanno trasformato la loro produzione. Migliaia di aziende, tra cui grandi case automobilistiche come Byd e Gac, hanno creato nuove linee per la produzione di mascherine, tessuti filtranti e altro materiale.
 
Tornando all’Italia, tra le aziende che hanno già comunicato iniziative di questo tipo c’è anche Cifra, impresa di Verano Brianza (MB) che sviluppa la tecnologia “WKS-Warp Knit Seamless” per marchi internazionali di moda, sport e athleisure, la quale ha prodotto la mascherina “Warp-Mask”.

Cesare Citterio, CEO di Cifra


“Ho pensato come avrei potuto con la mia azienda mettermi a disposizione per fronteggiare questa terribile pandemia”, spiega Cesare Citterio, CEO di Cifra S.p.A., “e siamo arrivati alla progettazione di una mascherina WKS ad alta tecnologia che garantisce di essere: tessuto certificato Oeko Tex Standard 100, indemagliabile, doppiata, waterproof, antigoccia, senza cuciture per un confort ottimale, sterilizzata, lavabile fino a dieci lavaggi e tutta progettata e realizzata in Italia. Siamo in attesa della certificazione, ma la nuova mascherina è già in commercio come “capo di abbigliamento” per aiutare a fronteggiare l’attuale emergenza.

Anche i laboratori sartoriali presenti negli istituti penitenziari italiani possono produrre 10.000 mascherine al giorno. È il “dato significativo” fornito dal ministero della Giustizia.
 
Oggi, “si è ottenuto il via libera da parte dell'Asl Toscana per quelle prodotte nelle carceri della regione ed è quindi già partita una produzione di circa 1.000 mascherine al giorno pronte a essere distribuite in tempi brevi, in attesa che l'Istituto superiore di sanità confermi il verdetto dell'Asl". Lo scrive l’agenzia Askanews.

Manifattura di Domodossola, azienda che opera dal 1913 nel settore tessile e nella produzione di articoli intrecciati per le industrie della moda (suo il marchio di borse Athison), risponde all’appello delle aziende produttrici di mascherine monouso che lamentano la mancanza di elastici.

Athison by Manifattura di Domodossola


“Abbiamo pensato di dare il nostro contributo realizzando una componente di quello che oggi, purtroppo, è un genere di prima necessità come le mascherine protettive. In questi giorni si sentono molte storie di imprenditori che a causa di questa emergenza stanno rivoluzionando le proprie produzioni per fronteggiare questa situazione. Crediamo che sia fondamentale far rimanere attiva la filiera produttiva italiana e anche noi vogliamo fare la nostra parte. Considerata la nostra grande capacità produttiva, possiamo realizzare cento mila metri di elastici al giorno”, scrive in una nota l’azienda di proprietà della famiglia Polli, che ha già iniziato a spedire le prime forniture gratuite.
 
Anche l’azienda campana di tessile casa Angelo Carillo & C. S.p.A ha deciso di affrontare l’emergenza Covid-19 realizzando mascherine di protezione, convertendo la prima linea di produzione da lenzuola a mascherine di tipo chirurgico in “tessuto non tessuto” (100% polipropilene).
 
La produzione iniziale, che si stima di 10.000 pezzi al giorno, potrà arrivare a regime anche a 30.000 unità. Da mercoledì 25 marzo sarà pronto per la distribuzione il primo lotto di 50.000 mascherine. Di questo, l’azienda, attiva in prima linea per una giusta causa, ha già deciso di donare 4.000 pezzi ai comuni dell’area Vesuviana ed altri 2.000 al comune di Cantù (CO), da utilizzare per il personale addetto ai servizi di pubblica utilità e le forze dell’ordine.
 
A partire dal 3 marzo, l’azienda cosmetica con sede a Parma Davines ha dato il via alla produzione di oltre 100.000 pezzi di gel igienizzante mani destinati ad essere donati a partner, clienti, collaboratori e a realtà individuate in gran parte in collaborazione con l’associazione “Forum Solidarietà” di Parma: case di riposo comunali, nonché le sedi locali di Croce Rossa, Croce Gialla, Intercral, Comunità Betania, l’assistenza pubblica e le comunità di accoglienza per immigrati.

Davines


50.000 unità di gel igienizzante mani sono attualmente in consegna, mentre ulteriori 60.000 unità verranno distribuite nelle prossime settimane alla community internazionale dei brand Davines e [comfort zone] e alle associazioni benefiche locali che ne faranno richiesta.

Waycap, società specializzata in sviluppo e produzione B2B di accessori moda finiti, quali cappelli, guanti, sciarpe e borse, anche per grandi brand del lusso, ha avviato anch’essa la produzione di mascherine protettive Made in Italy. Supportata dal fondo Wise Equity, entrato nel capitale sociale lo scorso giugno, l’azienda di Mirano (Venezia) ha coordinato un innovativo sistema di “Solidarietà Circolare”, che sarà in grado di produrre fino a 100mila mascherine al giorno, un numero che potrà anche crescere aumentando le aziende italiane coinvolte nel progetto.
 
“L’idea innovativa è il sistema di “Solidarietà Circolare”, che si propone di risolvere più problemi contemporaneamente: andare incontro alla domanda urgente di mascherine, dar lavoro a tante piccole e medie aziende produttrici italiane di eccellenza - ma in sofferenza per il calo temporaneo della domanda mondiale di abbigliamento -, valorizzare le materie prime ferme nei magazzini dei produttori”, afferma Manuel Faleschini, fondatore e Amministratore Delegato di Waycap.La società ha “intenzione di coordinare e trasmettere know-how con qualunque azienda della filiera interessata a contribuire attivamente al progetto, quali tagliatori, confezionatori e fornitori di materie prime, o entrare in contatto con chiunque abbia bisogno di mascherine e voglia sostenere così il lavoro sul territorio italiano in questo momento di difficoltà generale”.
 
Inoltre, la Fondazione Carla Fendi comunica di aver messo a disposizione 10.000 mascherine da destinare agli ospedali di Spoleto e Foligno e ad altri presidi secondo le priorità valutate dall’azienda USL Umbria 2.
 
Ricordiamo, infine, che anche la milanese Giglio Group, che progetta e gestisce siti di e-commerce per marchi di moda e lifestyle, ha trovato un milione di mascherine per la Regione Liguria, che era in difficoltà a reperirle, grazie alla sua piattaforma e-commerce cinese.

con Ansa, Adnkronos e Askanews
 

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