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Pubblicato il
5 ott 2020
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La Moda italiana guarda alla Cina

Di
Ansa
Pubblicato il
5 ott 2020

Alcuni esponenti chiave del settore della moda italiana hanno dichiarato che l'industria riconosce l'importanza del mercato cinese da decenni, sottolineando che quel mercato non è mai stato così importante come lo sarà nei prossimi anni. La produzione e la maggior parte delle vendite per il settore si sono interrotte a marzo quando gli impianti di produzione e i negozi di vendita al dettaglio sono stati chiusi a causa del lockdown in Italia per il coronavirus. I lockdown che sono seguiti in altri Paesi e il conseguente rallentamento delle attività economiche hanno portato alla sospensione degli ordini internazionali per le merci esistenti.

Ciie


Nicola Guerini, direttore esecutivo dell'Istituto di moda di Milano, ha dichiarato all'agenzia Xinhua che "è stato un colpo che non ci saremmo mai aspettati." "Ne stiamo iniziando a uscire adesso, ma sarà un processo difficile." Guerini sostiene che l'industria del "Made in Italy" riemergerà dalla crisi in maniera molto diversa da come ci è entrata. La maggior parte delle vendite per il settore domestico sono state vendite internazionali "nascoste", acquisti fatti dai turisti venuti in Italia.

Il ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha dichiarato che mentre il settore del turismo dovrà attendere fino al 2023 per una piena ripresa, quel tipo di volume di vendite sarà meno frequente per un po' di tempo.

La ripresa economica post-coronavirus non livellata in molte parti del mondo rappresenta un altro problema per le prospettive a medio termine del Paese che ospita oltre 60.000 case di moda. "Tutto porta a rendere la Cina un mercato ancora più importante di quanto lo sia mai stato in passato," ha detto Guerini. "In passato, molti clienti cinesi compravano prodotti quando viaggiavano in Italia in parte perché il costo era molto più basso [...] una volta eliminati i costi di trasporto e le tariffe doganali." "Stiamo lavorando per abbassare il premium del 20% o 30% sul mercato cinese, non raddoppiarlo, altrimenti corriamo il rischio di perdere clienti contro i competitori che producono alternative di minor qualità."

Raffaello Napoleone, direttore esecutivo per Pitti Immagine, che organizza ogni anno l'omonimo evento di moda a Firenze dal 1940, sostiene che "l'interesse delle case di moda italiane nel mercato cinese non è una novità." Durante un'intervista, Napoleone ha dichiarato che essendo il mercato cinese così ampio e complesso, i marchi che hanno operato là per anni o decenni hanno un grosso vantaggio sui loro rivali in termini di riconoscimento del brand e presenza sul mercato.

Napoleone ha detto che le fiere commerciali internazionali, come il China International Import Expo (Ciie), che si terrà a Shanghai dal 5 al 10 novembre, possono essere un modo per i nuovi arrivati sul mercato di recuperare - oltre a una possibilità per le firme già presenti di rafforzare la loro posizione - aggiungendo che il mercato cinese è uno dei pochi al mondo ad aver sostenuto una ripresa rapida da luglio, tenendo ampiamente sotto controllo la pandemia. "Il Ciie rappresenta un'opportunità unica per le aziende di moda che desiderano posizionarsi nel mercato cinese," ha aggiunto Napoleone. "È sempre stato così, ma lo sarà ancora di più quest'anno e probabilmente nei prossimi anni."

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