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7 mag 2019
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La moda italiana cresce del 3,3% nel 2018, 2019 previsto stabile

Pubblicato il
7 mag 2019

Dando il via ai lavori della conferenza stampa di presentazione di Pitti Uomo 96, Claudio Marenzi, Presidente di Confindustria Moda, ha commentato i dati preliminari registrati dal sistema moda italiano nel 2018, che ha visto una crescita complessiva del +3,3% e, in particolare, del +2,1% per quanto riguarda il comparto tessile-moda (escludendo gli accessori). Il giro d’affari del settore dovrebbe attestarsi a circa 55,2 miliardi di euro.

Claudio Marenzi - DR

 
“La crescita è stata trainata soprattutto dai Paesi extra UE; verso la fine dell’anno si è registrato un rallentamento dell’Europa, con in particolare un segno negativo dopo anni per Germania e Spagna, che prevediamo continuerà nel 2019”, ha spiegato Marenzi. “Segnali positivi sono arrivati da Stati Uniti, Cina e Corea del Sud; è tornato a crescere il Giappone, stabile negli ultimi anni, mentre si è assistito a una nuova flessione della Russia. Il 2019 dovrebbe rimanere in linea con l’anno precedente”.
 
Nel corso del 2018 l’export di tessile-moda ha sperimentato una crescita del +2,8% medio annuo, sfiorando i 31,5 miliardi di euro. Best performer si conferma la maglieria, in aumento del +4,1%, seguita dall’abbigliamento confezionato a +3,7%.

Dal punto di vista geografico, lo scorso anno le esportazioni verso la UE hanno subito un lieve calo del -0,1%, mentre quelle verso le aree extra-UE sono cresciute del +6,4%. Germania e Francia si confermano i primi due mercati di sbocco, segnando rispettivamente una frenata del -0,7% e un aumento del +1,6%. Prosegue il trend favorevole del Regno Unito, in aumento del +6,3% e salito in terza posizione. Di contro, la Spagna arretra del -2,2%. 
 
Relativamente ai mercati extra-europei, l’export verso gli Stati Uniti, quarto mercato e primo non-UE, archivia l’anno con un incremento pari al +3,1%. La Svizzera (principale hub per la successiva ri-esportazione in altri mercati) cresce su ritmi double-digit (+14,8%). Hong Kong e Cina archiviano rispettivamente una dinamica del +2,1% e del +23,6%; il Giappone cresce del +7% e la Corea del Sud del +11,3%. La Russia, dopo la ripresa del 2017 (+10,9%) frena al -0,4%.
 
“Quello che preoccupa maggiormente a livello mondiale è l’instabilità tra le grandi potenze, in particolare la lotta dei dazi tra USA e Cina. Vi sono però barriere altrettanto importanti, di cui si parla poco: ad esempio, i controlli sui tessuti sono aumentati a dismisura, ogni Paese ha le sue leggi che cambiano continuamente, esportare sta diventando sempre più difficile, soprattutto per le aziende di piccole e medie dimensioni che non hanno la possibilità di strutturarsi internamente con risorse dedicate a gestire questi aspetti”, ha concluso Marenzi. “Si sta creando un divario sempre più accentuato tra chi ha le dimensioni e le risorse economiche per poter esportare e chi non li ha; ci auguriamo che il tema venga presto affrontato e regolamentato”.

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