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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 mar 2022
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La moda dice no alle pellicce, ma continua a dare spazio alle piume animali

Di
AFP-Relaxnews
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 mar 2022

Pronti a bandire le pellicce, i marchi di moda e lifestyle continuano però a fare spazio alla piuma animale nelle loro offerte di piumini e giubbotti, e anche se l'imbottitura sintetica rimane maggioritaria nei listini di questi capi invernali, le alternative non mancano. E aumentano.


Leggera, isolante, con un potere rigonfiante: le proprietà della piuma d'oca o d'anatra rimangono ineguagliabili rispetto ai materiali derivati ​​dal petrolio, che riempiono ancora oltre l'80% delle imbottiture dei piumini e delle giacche a vento mondiali, secondo le stime dei professionisti del settore della piuma.
 
Nonostante il loro costo più elevato, i piumini imbottiti con piume animali sono offerti da quasi tutti i marchi di abbigliamento di moda e tempo libero. Sono venduti a 60 o 70 euro da C&A, Zara o H&M, ma possono raggiungere diverse migliaia di euro da Moncler o Louis Vuitton.

“Sempre più consumatori considerano la sostenibilità un fattore chiave nella loro scelta d’acquisto. Siccome la piuma proviene da fonti naturali, le piume di provenienza responsabile rappresentano una buona opzione da includere a fianco dei materiali sintetici”, sottolinea Julian Lings, responsabile dello sviluppo sostenibile di The North Face, famoso marchio di abbigliamento outdoor.
 
Nel 2014 The North Face, dopo aver “preso coscienza dei rischi di maltrattamenti degli animali nella filiera alimentare” che gli forniva le sue piume, ha co-creato, con la ONG Textile Exchange e un organismo di certificazione, l’etichetta RDS, che garantisce soprattutto che i palmipedi non vengano spennati vivi né costretti ad ingozzarsi forzatamente.
 
“Nel 2020, lo standard RDS ha coperto 636 milioni di uccelli in tutto il mondo”, precisa Textile Exchange. Downpass, un'altra etichetta di riferimento, ha certificato più di 5.700 tonnellate di piume e piumini nello stesso anno, in un mercato mondiale stimato in 180.000 tonnellate (considerando tutti gli usi combinati) e dominato dalla Cina.
 
Meno dell'1% dei palmipedi nel mondo - allevati principalmente per la loro carne - sarebbe ancora sottoposto a spiumatura a vivo, in Cina e nell'Europa orientale, secondo il laboratorio di riferimento indipendente IDFL.
 
Fiori e persino cicche di sigaretta 
 
Ancora più eco-responsabile della piuma è la sua versione riciclata: Uniqlo, colosso del piumino famoso per la sua versione ultraleggera da infilare sotto un cappotto, è partito dall'idea di “coinvolgere” i clienti, invitandoli a riportare in negozio i capi che non mettono più: dal 2019 sono stati recuperati circa 830.000 piumini e le piume delle loro imbottiture riutilizzate in nuove collezioni.
 
A metà 2021 è stato lanciato un programma di riciclaggio anche da parte di Moncler. Il colosso (quotato in Borsa) dei piumini di lusso, che a gennaio ha annunciato di rinunciare alla pelliccia come moltissimi brand di moda, non ha però alcuna intenzione di fare a meno della piuma.
 
Esistono anche alternative sorprendenti: H&M, colosso svedese dell'abbigliamento, che propone piumini realizzati con piume riciclate dai cuscini, innova realizzando un piumino dall’imbottitura vegana, “approvato” dall'organizzazione animalista PETA, contenente fiori di campo e venduto a 249 euro.
 
Meno bucolica ma altrettanto ecologica, la start-up TchaoMégot depura e bonifica i mozziconi di sigaretta “senza acqua né prodotti tossici” per realizzare un materiale isolante per l'edilizia o l'abbigliamento: per un piumino, ad esempio, servono 4.500 mozziconi.
 
“Le aziende che raccolgono per noi i mozziconi di sigaretta dei loro dipendenti ordinano da noi piumini per +chiudere il cerchio+. Ma vorremmo passare ad una scala più ampia, secondo i nostri valori etici. Tuttavia, abbiamo rifiutato le proposte di vari grandi gruppi tessili che volevano mandare la fibra a migliaia di chilometri per produrla. Se ricicliamo i mozziconi di sigaretta, non è che dopo si possa riversare CO2 nell’ambiente facendoli viaggiare”, sottolinea Olympe Delaunay, responsabile della comunicazione.
 
Riciclate o meno, è fuori questione utilizzare piume animali per il marchio italiano di piumini Save the Duck (letteralmente “Salva le papere”) che vuole soprattutto preservare questi uccelli “dalla crudeltà che l'industria impone. In dieci anni, abbiamo venduto 5 milioni di piumini e così salvato più di 20 milioni di palmipedi”, sottolinea il presidente del brand, Nicolas Bargi, che indica di utilizzare “sempre più imbottiture provenienti dal riciclaggio delle bottiglie di plastica” per limitare l'impatto ambientale dei tessuti sintetici.

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