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La moda di Spagna alle prese con il coronavirus

Pubblicato il
26 mar 2020
Tempo di lettura
7 minuti
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La Spagna è stata colpita al cuore dal coronavirus e sembra dimostrarsi la nazione mondiale con l'ascesa più rapida di casi conclamati e di morti per Covid-19, con questi ultimi ormai giunti a 4.000. In questo scenario, il 15 marzo scorso il governo ha decretato lo stato di allarme, che ha significato la chiusura di tutti gli stabilimenti ad eccezione di quelli che producono beni di prima necessità. Un provvedimento che ha naturalmente avuto un forte impatto sul commercio, sull'economia e sul mercato del lavoro spagnolo. Per venire incontro alle imprese locali, il governo di Madrid ha sbloccato risorse e presentato misure per 200 miliardi di euro, agevolando la razionalizzazione e la flessibilità dell’ERTE.

Il governo ha dichiarato l'ERTE chiesto a causa dal coronavirus di "forza maggiore"


Negli ultimi dieci giorni, infatti, tutte le aziende più importanti dell’industria iberica hanno annunciato a cascata l’adozione del cosiddetto ERTE (Expediente de Regulación de Empleo Temporal), ovvero il provvdimento legale che regola il lavoro temporaneo, per cui un datore di lavoro può decidere di sospendere i contratti di lavoro che ha in essere o di ridurre l’ampiezza temporale dell'orario di lavoro dei propri dipendenti, nell’intento di attutire il rallentamento produttivo e dei consumi in questa gravissima situazione pandemica. 
 
Questa misura non richiede un periodo di consultazione con i lavoratori o i rappresentanti sindacali, quindi le aziende devono solo comunicare il motivo e presentare i documenti pertinenti all'amministrazione. Il tutto è stato agevolato dal governo spagnolo, che ha deliberato di considerare l’ERTE causato dal coronavirus come di “forza maggiore”. Ma quali sono le principali aziende di moda, lusso e bellezza molto attive in Spagna (iberiche e non) che hanno finora deciso di avvalersi di questa misura?

Tendam. La società proprietaria di Cortefiel, Pedro del Hierro, Women’secret, Springfield e Fifty ha annunciato lunedì 16 marzo l'intenzione di applicare un ERTE allo staff della sua rete di negozi in Spagna e ai dipendenti delle sue sedi principali a Madrid e Barcellona.
 
Adolfo Domínguez. Il marchio galiziano aveva dapprima comunicato il 17 marzo che avrebbe applicato un ERTE che interessava 728 dipendenti, il 61% della forza lavoro totale. Poi, venerdì 20 marzo, ha annunciato l’espansione del provvedimento a 145 persone in sede e 36 nella sua rete commerciale portoghese, per 909 dipendenti totali. Il tutto fino al termine di maggio.
 
Liwe. La società di abbigliamento da 145 milioni di euro di vendite nel 2019, che opera con il brand Inside, ha annunciato un ERTE il 17 marzo che interessa il 94% della sua forza lavoro in Spagna, per un totale di 1.900 persone.
 
Bimba y Lola. La firma galiziana con sede a Vigo ha comunicato il 17 marzo l’intenzione di applicare l’ERTE, nonché la chiusura di tutti i suoi negozi europei a causa del coronavirus. Al momento, il numero totale di lavoratori interessati da questa misura non è noto.
 
Pompeii. La ditta calzaturiera di Madrid ha annunciato il 17 marzo l’applicazione di un ERTE sul 100% del suo personale, composto da 50 lavoratori.
 
The Goose. Il marchio di moda, controllato dalla famiglia Cebrián, ha annunciato il 19 marzo che applicherà l’ERTE all'80% della sua forza lavoro, circa 500 dipendenti, a causa del coronavirus. Il management dell'azienda ha deciso di rinunciare al suo stipendio per tutta la durata di questa crisi.
 
H&M. La società svedese, il 19 marzo, ha comunicato l’intenzione di adottare la misura dell’ERTE per i suoi dipendenti in Spagna. In totale, circa 6.000 persone, dislocate tra il personale dei negozi e il magazzino di Torrejón.
 
Desigual. Anche l'insegna catalana si unisce all'ondata di ERTE, annunciando il 19 marzo che presenterà un Expediente de Regulación de Empleo Temporal per causa di forza maggiore a 1.359 lavoratori. La sua intenzione è quella di salvare tutti i posti di lavoro.
 
Decathlon. Il gigante della distribuzione sportiva applicherà un ERTE ai suoi dipendenti in Spagna. Lo ha annunciato il 20 marzo. Il regolamento interesserà 8.886 lavoratori (su un totale di 9.652 dipendenti che l'azienda ha in Spagna), distribuiti nella rete di negozi, nella logistica e negli uffici.
 
Douglas. La catena di distribuzione di profumi e make up si unisce all'ondata di ERTE e adotta il regolamento sul lavoro temporaneo per i suoi magazzinieri (circa 2.100 persone) e per il 40% dei suoi impiegati in uffici e magazzini.
 
Marypaz. L'azienda calzaturiera, acquisita nel 2019 da Crocea Mors, applica anch’essa un ERTE ai suoi dipendenti dopo la chiusura dei suoi 125 negozi in Spagna. Interessate 600 persone.
 
Mango. Anche la casa di moda catalana, che ha battuto i propri record di vendite nell’ultimo esercizio, ha accettato la misura e presentato un ERTE che colpisce il 79% del personale nazionale, per un totale di 4.767 dipendenti.
 
Textil Lonia. La società, che opera commercialmente con i marchi Purificación García e CH Carolina Herrera, ha predisposto un ERTE per i suoi 1.409 dipendenti.
 
Condor. L’azienda catalana, focalizzata sulla moda e la maglieria per bambini, ha richiesto un ERTE per 167 suoi lavoratori. Inoltre, ha bloccato la sua produzione.
 
Primark. Il gigante irlandese della distribuzione d’abbigliamento ha annunciato lunedì 23 marzo che applicherà un ERTE sui suoi oltre 7.000 dipendenti in Spagna. La società, che non opera con l’e-commerce, concentra le sue vendite nei negozi fisici.
 
Puig. Il gruppo catalano ha annunciato il 23 marzo l’adozione di un ERTE parziale, che interesserà 621 suoi lavoratori in Spagna. In totale, la società di profumi e moda ha 1.617 dipendenti nel mercato nazionale e 4.500 totali a livello globale.

Le circa 150.000 richieste di ERTE inviate allo stato hanno provocato difficoltà sia alla direzione generale del lavoro del Ministero del Lavoro sia ai corrispondenti uffici regionali in Spagna.


Tous. Anche il marchio di gioielli e accessori ha comunicato il 23 marzo lo stop a qulsiasi attività produttiva e l’adozione dell’ERTE per tutti i suoi lavoratori.
 
Silbon. Il 24 marzo, il marchio di abbigliamento di Cordoba ha indicato di aver accettato le misure e di aver presentato un ERTE per il 90% del personale. In totale, 90 persone sono state interessate dal provvedimento.
 
El Ganso. Il marchio di moda da 68 milioni di euro di fatturato nel 2019 (+2% in un anno) ha chiuso tutti i suoi negozi, in tutti i mercati in cui è presente, annunciando l'applicazione di un regolamento per il lavoro temporaneo che interesserà l'80% del suo personale, circa 500 dipendenti.
 
Inditex. Il colosso della fast fashion ha fatto sapere che sta studiando l’applicazione dell’ERTE a una parte dei dipendenti dei suoi negozi (in totale ne ha 45.000, ndr.) a partire dal prossimo aprile, dopo la chiusura di quasi 1.600 punti vendita dei suoi diversi brand, a causa della situazione generata dal coronavirus.
 
Scalpers. Anche il marchio di moda da 83 milioni di euro di giro d’affari nel 2019 (+31% sull’anno precedente) si unisce all'ondata di misure e presenta il suo ERTE, che interesserà circa 600 lavoratori del suo personale in Spagna.
 
Catchalot. La catena di negozi di calzature con sede a Cadice, la cui rete di 23 punti vendita è concentrata in Andalusia, Galizia e a Madrid, ha presentato il 26 marzo un ERTE al suo staff. La società ha adottato questa misura “al fine di garantire posti di lavoro al 100% della forza lavoro, compresi i contratti temporanei”, come indicato in un comunicato stampa nella stessa data. Intanto, dona il 10% dei suoi ricavi dalle vendite online alla ricerca contro il Covid-19.
 
Buff. Il 24 marzo, la società catalana specializzata in accessori e abbigliamento sportivi, segue la scia di altre grandi e medie aziende del settore moda e presenta un ERTE che colpisce il 71% della sua forza lavoro, ovvero 162 persone.
 
Punt Roma. L’azienda catalana di abbigliamento ha annunciato venerdì 20 marzo che applicherà un ERTE sul 90% della sua forza lavoro.
 
Calzedonia. L’azienda veneta, che opera in Spagna con l'omonimo marchio e coi brand Intimissimi, Intimissimi Uomo, Falconeri e Tezenis, ha annunciato il 20 marzo al suo staff (composto da 2.000 lavoratori) che adotterà anch’essa la misura del lavoro temporaneo per i suoi dipendenti a causa della crisi del coronavirus.
 
Roberto Verino. Il marchio di moda fondato dall’omonimo stilista ha scelto di applicare l’ERTE ai suoi 300 lavoratori per il periodo dal 14 marzo al 31 maggio.
 
Pimkie. Il 19 marzo, la catena di moda francese ha presentato ufficialmente l’adozione dell’ERTE. La società si avvale di una rete di 500 lavoratori in Spagna.
 
El Corte Inglés. Dal 25 marzo, anche la famosa catena di grandi magazzini applica l’ERTE per causa di forza maggiore. La società spagnola ha scritto in un comunicato che accetta di implementare la misura “con l'obiettivo di mantenere l'occupazione”, aggiungendo che garantirà il 100% dello stipendio ai propri dipendenti. L’ERTE interesserà un totale di 22.000 lavoratori dell'azienda in Spagna. Allo stesso modo, Viajes El Corte Inglés è stato costretto ad applicare un corrispondente ERTE, che interesserà 1.900 lavoratori ed è entrato in vigore dal 26 marzo fino alla “fine dell'allerta sanitaria”.
 
Sfera. La catena di moda ha applicato dal 25 marzo l’ERTE, che interesserà 2.000 dei suoi lavoratori. Come nel caso di El Corte Inglés, tutti i dipendenti interessati riceveranno l’intero stipendio, poiché la società si impegna a integrare i benefici forniti dallo stato.
 
Infine, il 26 marzo, anche i brand Trucco, che ha 450 dipendenti nel paese, Pepe Jeans, col suo staff di 800 persone in Spagna, ed Etam, con 300 lavoratori attivi in loco, hanno annunciato l'intenzione di avvalersi di questa misura normativa. Lo ha indicato il sindacato Comisiones Obreras a FashionNetwork.com.

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