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La maison Sonia Rykiel liquidata per mancanza di acquirenti

Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 26 lug 2019
Tempo di lettura
access_time 4 minuti
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Sonia Rykiel, la griffe francese di prêt-à-porter famosa per la sua maglieria e le righe colorate, è stata liquidata giovedì per mancanza di acquirenti, tre anni dopo la scomparsa della sua creatrice dai famosi capelli rosso fuoco. Dopo aver rinviato tre volte il termine ultimo per la presentazione delle offerte, i giudici del tribunale commerciale di Parigi, riunitisi in udienza, si sono pronunciati per la liquidazione giudiziaria immediata; lo ha comunicato l’agenzia di stampa AFP.

Sonia Rykiel - Primavera-Estate 2019 - Womenswear - Parigi - © PixelFormula


La griffe parigina di prêt-à-porter, in difficoltà soprattutto dopo la morte della sua iconica stilista nel 2016, all’età di 86 anni, aveva chiesto ad aprile di essere posta in amministrazione controllata.
 
Negli ultimi mesi, una decina di potenziali acquirenti avevano espresso interesse per il marchio. Tre offerte (limitate solamente ad alcune delle attività aziendali) spiccavano dal lotto: un dossier presentato da Emmanuel Diemoz, ex dirigente di Balmain, una proposta formulata da un gruppo cinese e un’altra presentata da imprenditori del settore immobiliare. Ma alla fine tutti hanno gettato la spugna e quindi i giudici non hanno avuto nessuna offerta da esaminare giovedì, secondo diverse fonti concordanti.

“Ciò implica il licenziamento dei 131 dipendenti”, ha commentato all'AFP l'avvocato dei rappresentanti dei lavoratori, Thomas Hollande, alla fine dell'udienza, mentre diversi impiegati, che si erano recati in tribunale, sono scoppiati a piangere all'annuncio della liquidazione. “Allo stato attuale, il compito dei rappresentanti dei dipendenti sarà quello di negoziare le migliori condizioni d’uscita possibili”, ha sottolineato Thomas Hollande. “La liquidazione darà anche il via alla vendita degli asset, il principale dei quali è il marchio, ma anche gli stock e l’azienda commerciale. Abbiamo chiesto che alcuni di questi soldi possano essere utilizzati per i dipendenti”, ha aggiunto.
 
Nel 2018, la griffe di Saint-Germain-des-Prés, fondata alla fine degli anni ‘60, ha registrato 35 milioni di euro di vendite, ma anche una perdita netta di 30 milioni di euro. Attualmente conta una rete di sei punti vendita in proprio, e quattro negozi outlet, e realizza poco più del 50% delle sue vendite in Francia.
 
Nel 2012, mentre era a capo di una delle ultime case di moda indipendenti di Francia, la stilista Sonia Rykiel aveva deciso di cedere l’80% del capitale della sua società al fondo d’investimento cinese Fung Brands (in seguito diventato First Heritage Brands), holding della famiglia Fung di Hong Kong, diretta dal francese Jean-Marc Loubier.
 
“Errore di posizionamento”
 
Il fondo (che possiede anche il marchio belga di pelletteria di lusso Delvaux e il marchio di calzature Clergerie) era salito al 100% del capitale all’inizio del 2016. In sette anni, i suoi azionisti hanno investito circa 200 milioni di euro nel marchio Sonia Rykiel.
 
“Per i dipendenti, è davvero triste finire così. Soprattutto quelli che sono ancora qui, che hanno voluto rimanere nonostante il primo PSE (piano sociale, ndr.) del 2016. Siamo attaccati a questa casa di moda, soprattutto perché all'inizio era un'azienda di famiglia”, ha spiegato all’AFP una dipendente con 29 anni di attività per il marchio, seduta con altre due colleghe - con alle spalle 18 e 19 anni anni di lavoro per l’azienda - su una panchina di fronte al tribunale.
 
Le tre lavoratrici volevano essere presenti al momento del giudizio. “La morte di Sonia Rykiel ha fatto precipitare le cose, anche se la società già non stava bene”, confida all'AFP una delle altre due, che vuole rimanere anonima, ricordando che al culmine del suo successo il marchio contava oltre 400 dipendenti e 30 negozi. “Il problema è che i nuovi proprietari non hanno mantenuto i codici stilistici e le fondamenta della griffe, come la maglieria e le righe colorate, modificando invece quella che era l'identità del marchio e lanciandosi in una corsa al lusso mentre si faceva del prêt-à-porter; si è verificato un errore di posizionamento, che il prodotto non ha seguito”, aggiunge la sua collega.
 
Fondato alla fine degli anni ’60, lo ‘stile’ di Sonia Rykiel (lei stessa una figura magrissima vestita di nero con i capelli rosso fuoco) s’iscriveva nel movimento di liberazione del corpo femminile, mescolando piccoli maglioni attillati, strisce colorate e audace libertà.
 
L'annuncio ha suscitato reazioni emozionate di altri grandi nomi della moda francese. “È come se lei stesse morendo una seconda volta”, ha detto Agnès Troublé, la creatrice del marchio parigino Agnès b. “È triste, lei ha lavorato moltissimo per tutta la vita”, ha aggiunto. “Era una grande signora della moda, aveva una grande forza”.
 
“È la fine di un’epoca”, sottolinea Agnès b, deplorando il fatto che con il suo nome scompaia una certa idea di eleganza parigina. I marchi “Dior e Saint Laurent fanno del bling blingora, non hanno più l'eleganza parigina che avevano originariamente”.
 
“È triste veder scomparire un nome di tale fama, ma è ancora più fastidioso vedere quanto possono essere cattivi alcuni azionisti” di questi marchi, sottolinea da parte sua lo storico della moda Olivier Saillard.
 
“Di conseguenza, penso che sia giunto il momento di considerare seriamente, con maturità e serenità, la fine di alcuni grandi nomi e quindi preservare al meglio le opere originali e fondamentali create dai loro fondatori. L’opera di Sonia (...) sarà ancora più preziosa e grande”, ha aggiunto.
 
Per lui, Sonia Rykiel, era “una pioniera, che ha inventato e aperto la via democratica al prêt-à-porter” ed è stata all'origine di molte gesta “fondamentali nella storia della moda contemporanea”.
 
“Gli orli a taglio vivo, le cuciture sottosopra, il destrutturato, il nero onnipresente hanno in seguito incoraggiato molte scuole stilistiche, tra le quali quelle dei giapponesi e dei belgi”, ha concluso.

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