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5 lug 2021
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La Francia indaga su quattro big della moda per sfruttamento degli Uiguri

Di
Ansa
Pubblicato il
5 lug 2021

Un passo ritenuto 'storico'. La Francia apre un'inchiesta per "occultamento di crimini contro l'umanità" nei confronti di quattro colossi dell'abbigliamento accusati di sfruttare il lavoro degli Uiguri, la minoranza musulmana che vive nel nordovest della Cina.

Ansa


Uniqlo France, del gruppo giapponese Fast Retailing, ma anche la spagnola Inditex (proprietaria dei marchi Zara, Bershka, Massimo Dutti), Smcp (tra cui Sandro, Maje, de Fursac) e il produttore di scarpe sportive Skechers sono tra i marchi oggetto dell'indagine aperta a fine giugno, dopo la denuncia dall'associazione anticorruzione Sherpa, insieme al collettivo Ethique sur l'etiquette, l'Istituto Uiguro d'Europa (Iode). 

"È una prima assoluta, questa inchiesta rappresenterà necessariamente un rischio giudiziario e una responsabilizzazione supplementare per tutti coloro che, in tutta impunità, pensano di poter importare in Francia, per arricchirsi, risorse e prodotti al prezzo di lacrime e sangue", sottolinea il legale dell'accusa, William Bourdon, intervistato dalla France Presse.

La denuncia si appoggia, tra l'altro, sul rapporto pubblicato nel marzo 2020 dall'Ong australiana Aspi (Australian Strategic Policy Institute). Le associazioni accusano i marchi di commercializzare prodotti fabbricati in parte o nella loro interezza nelle fabbriche in cui la minoranza musulmana viene sottoposta a lavoro forzato.

"È storico!", sottolinea in un tweet l'europarlamentare francese già sanzionato da Pechino per la sua lotta in favore dei diritti umani in Cina, Raphael Glucksmann: "Le multinazionali sono state per lungo tempo al di sopra delle leggi. Oggi”, conclude, “è il centesimo anniversario del Partito comunista cinese. Facciamo di questo primo luglio una giornata di solidarietà con i deportati uiguri". 

La situazione degli Uiguri è motivo di un confronto sempre più acceso tra Occidente e Cina. Diversi Paesi, tra cui gli Usa, evocano il "genocidio", mentre numerose Ong accusano Pechino di aver internato dal 2017 oltre un milione di uiguri in centri di rieducazione. La Cina smentisce assicurando che si tratta di "centri di formazione professionale" per allontanarli dalla radicalizzazione islamica. Diverse multinazionali come la stessa Uniqlo, H&M, Nike e Adidas si sono impegnate lo scorso anno a boicottare il cotone dello Xinjiang e sono a loro volta oggetto di appelli al boicottaggio da parte di Pechino. 

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