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Pubblicato il
3 giu 2011
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La Direttiva europea sull'E-commerce preoccupa 10 associazioni di settore

Pubblicato il
3 giu 2011

La settimana scorsa, a Barcellona, a margine della 3° edizione del Global E-commerce Summit, si sono riunite la Fevad (Federazione francese dell'e-commerce e della vendita a distanza) insieme ad altre 9 associazioni europee del settore che rappresentano più del 50% della totalità dell’e-commerce in Europa. Ne sono scaturite discussioni fruttuose, che hanno portato a una posizione comune e alla conseguente firma di una dichiarazione unitaria che esprime la profonda preoccupazione delle associazioni per tre articoli della Proposta di Direttiva europea sui “Diritti dei consumatori” e per le conseguenze negative che essi potrebbero portare sullo sviluppo e sull’avvenire dell’e-commerce in Europa.

e-commerce
Restrizioni in vista per i siti di e-commerce.

Dibattuta dai deputati dell'UE il 30 maggio, la Direttiva alla fine dovrebbe essere votata dal Consiglio dell’Unione e dal Parlamento Europeo il 22 giugno. Il voto definitivo avrebbe dovuto inizialmente svolgersi il 1° giugno.

Le associazioni, che rappresentano 8 Paesi dell'Unione (Spagna, Finlandia, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Italia, Regno Unito e Danimarca) come pure la EMOTA, un'Agenzia europea, hanno indirizzato la dichiarazione comune all'attenzione delle massime autorità europee. I firmatari non contestano l'idea di fondo della direttiva (il principio cioè di un'armonizzazione delle regole basate su un livello di protezione elevato dei consumatori), ma chiedono un riesame di alcune misure considerate “eccessive, contrarie al diritto comunitario"; misure che, se adottate ufficialmente, potrebbero mettere in serio “pericolo la vita di numerose piccole e medie imprese di tutta la UE”, in quanto, a loro dire, condurrebbero irrimediabilmente ad un aumento dei prezzi e una perdita di scelta da parte dei consumatori.

A seguito della decisione del 24 marzo, anche Pixmania.com, il leader dell’e-commerce in Europa, e Vente-privee.com, leader in Europa nelle vendite-evento online, hanno reso noto che ritengono queste misure eccessive e sproporzionate. "La Proposta di direttiva contiene molte cose positive, ma questi tre punti sono un non-senso economico. I grandi del settore potranno, con rigore, riuscire a gestire l'aumento dei costi causato da tali misure, ma i piccoli, che rappresentano anch'essi la ricchezza del web, non potranno che aumentare i prezzi di vendita, o persino trovarsi costretti a chiudere il proprio sito", commenta Xavier Court, cofondatore di Vente-privee.com e vicepresidente della Fevad.

Infatti, secondo la Proposta di Direttiva sui diritti dei consumatori, i siti di commercio elettronico saranno, innanzitutto, obbligati a consegnare i loro articoli in tutti i 27 Paesi d'Europa, in 25 lingue diverse e nelle monete locali. Tutto ciò pone il problema del rispetto dell'imprenditore di decidere liberamente la zona nella quale svolgere la propria attività.

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Anche Pixmania.com è fra le aziende del settore che vogliono cambiare o annullare i tre punti della Proposta di Direttiva europea che hanno sollevato un vespaio di critiche.

Inoltre, mentre nella maggior parte dei Paesi europei attualmente il cliente dispone di 10 giorni per cambiare idea e restituire un prodotto, l’Europa ha deciso di estendere a 14 + 14 giorni la durata legale del diritto di recesso (14 giorni per la notifica + 14 giorni per la restituzione dell’articolo). In questo modo la durata del diritto di recesso è portata in totale a circa 1 mese: ovvero, un termine 3 volte superiore rispetto a quello attualmente esistente. Non è finita: sempre secondo il testo in oggetto, qualora il cliente decidesse di restituire il prodotto acquistato, il venditore dovrebbe rimborsare il consumatore prima ancora di aver ricevuto il prodotto restituito, a rischio, sottolineano Pixmania.com e Vente-privee.com, di riscontrare in seguito che il prodotto è stato utilizzato, danneggiato o inutilizzabile. In pratica, fa notare un osservatore, ciò equivarrebbe a finanziare a titolo gratuito un utilizzo di 28 giorni del prodotto.

In più, per un ordine superiore a 40€, l’azienda sarà tenuta a rimborsare le spese di rispedizione (oltre alle spese di consegna) al cliente che, in capo a 14 giorni, potrebbe cambiare idea e decidere di restituire il prodotto.

A detta dei siti di e-commerce coinvolti, tali misure potrebbero mettere a rischio l’equilibrio finanziario di molte aziende europee incidendo negativamente sui loro bilanci per due motivi:

- In primo luogo, a causa del costo diretto che esse rappresentano. Di fatto, per un ordine di 40€, la perdita diretta per il venditore può essere stimata intorno ai 10€ (senza contare la perdita legata al reso di prodotti danneggiati).

- In secondo luogo, queste misure causeranno un forte aumento della quantità di prodotti restituiti, poiché incoraggeranno alcuni clienti ad ordinare più prodotti alla volta, spesso senza neppure la reale intenzione di acquistarli. L’impatto di questo provvedimento si rivelerà ancora più significativo nella misura in cui la gratuità delle spese di consegna e di restituzione si applicherà a tutti gli ordini, compresi quelli per i prodotti consegnati all’altro capo dell’Unione Europea.

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Tre i cambiamenti, inaccettabili per Vente-privee.com, che porterebbe con sé l'approvazione della Direttiva: obbligo di consegna in tutti i 27 Paesi europei, rimborso delle spese di spedizione e di restituzione in caso di recesso dell'internauta e rimborso di queste ultime ancor prima di ricevere i prodotti.

Tali misure potrebbero rivelarsi dannose anche per gli stessi consumatori, provocando delle ripercussioni inevitabili sul livello generale dei prezzi: tenuto conto del basso tasso dei margini applicato nell’e-commerce, la maggior parte delle aziende non avrebbe altra scelta che aumentare i propri prezzi di vendita su Internet. Di conseguenza, i clienti che ordinano regolarmente e restituiscono solo occasionalmente i prodotti dovranno pagare per coloro che ordinano tre o quattro prodotti alla volta o, ancora, per coloro che desiderano semplicemente usufruire di un prodotto per un mese per poi restituirlo, senza alcuna spesa a loro carico. Queste misure avranno anche conseguenze negative sulla concorrenza e, di conseguenza, sull’assortimento di prodotti disponibili su Internet e sui loro prezzi.

Bisogna precisare che queste misure sono state adottate senza la consultazione preventiva dei professionisti dell’e-commerce e senza l’analisi dell’impatto economico, entrando in contrasto con l’obiettivo primario della Proposta di Direttiva stessa, e non stupisce quindi che le misure in questione siano oggi criticate dalla maggior parte delle associazioni professionali in Europa.

Pixmania.com e Vente-privee.com si dichiarano favorevoli all’evoluzione del commercio, alla protezione del consumatore e all’armonizzazione delle regole a livello europeo, ma considerano le misure proposte dal Parlamento Europeo troppo rigide, pertanto hanno chiesto al Governo Italiano di non sostenere il testo adottato dalla commissione Mercato interno e Protezione dei Consumatori con tutte le conseguenze ad esso correlate, visto che se il Parlamento Europeo, il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione Europea saranno concordi, il testo sarà adottato, in prima lettura, entro 2 mesi dalla sua approvazione.

Bruno Joly (Versione italiana di Gianluca Bolelli e Ilaria Ricco)

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