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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
8 apr 2020
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La difficile organizzazione di una stagione maschile senza sfilate

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
8 apr 2020

Privati di saloni e Fashion Week a giugno, i marchi implementano strategie per affrontare una stagione di sfilate maschili ampiamente compromessa dal Coronavirus.

L'uomo Gucci sfilerà a settembre con la donna - © PixelFormula


Col Pitti Uomo trasferito a inizio settembre con un giorno di fiera in meno, i saloni professionali parigini di giugno annullati, come la Settimana della Moda Uomo di Parigi, quella di Milano riprogrammata a settembre, e quella di New York rinviata da giugno a date non ancora precisate, prestigiosissimi marchi di lusso come Louis Vuitton, Dior, Giorgio Armani, Ermenegildo Zegna, Valentino, Brioni e Berluti non hanno voluto rispondere alle nostre domande, perché – ci dicono – “è troppo presto”, “stiamo valutando la situazione”, “stiamo lavorando intensamente per far fronte ai rapidi cambiamenti in atto”, “ci stiamo ancora organizzando internamente e abbiamo bisogno di tempo prima di poterci pronunciare”…
 
Solo Gucci è stato chiaro, annunciando che la sua collezione uomo sfilerà a settembre a Milano, “in linea con la decisione presa dalla CNMI”, indicando “che è prematuro decidere sulle decisioni riguardanti le prossime campagne di vendita”. Nel frattempo, ha “attivato un'esperienza di showroom digitale, accessibile a tutti quei buyer e clienti che normalmente sarebbero venuti a vedere la collezione sul posto”.

Per altri, come il marchigiano Lardini, specializzato in menswear di fascia alta, la collezione sarà inoltre presentata online ai compratori internazionali, mentre in Italia sarà svelata negli showroom regionali dei suoi agenti. Il direttore creativo Luigi Lardini ritiene, tuttavia, che non sarà possibile per lui vendere la collezione PE 2021 a settembre.
 
Alcuni dei suoi clienti multimarca, in particolare quelli del Giappone, suo secondo sbocco dopo l'Italia, reclamano i primi campioni per metà maggio. “Per questa ragione, non parteciperemo alla prossima edizione di Pitti Uomo. Riteniamo che il salone sia inutile a settembre, perché nessuno vuole comprare in quel momento, soprattutto perché la collezione estiva dev’essere consegnata all'estero da novembre-dicembre. Ci avrebbe aiutato di più se Pitti avesse organizzato la sua fiera virtuale a giugno”, critica Luigi Lardini.
 
Per l'imprenditore, che aveva già ordinato i tessuti, la produzione della collezione non lo preoccupa, a condizione che gli stabilimenti, ora fermi, siano autorizzati a riaprire “massimo entro il 18-19 aprile”. “Il grande problema è la mancanza di chiarezza da parte di Governo e istituzioni. Le persone vogliono sicurezza e tranquillità”, afferma.
 
Il vicentino Pal Zileri, altro marchio di moda maschile di lusso, che generalmente al salone fiorentino presenta la linea giovane Lab Pal Zileri, ha confermato che sarà al Pitti Uomo. “Tutto sarà compresso a settembre, ma è importante ritrovarsi in fiera, perché il business deve ricominciare e dare un segnale forte. In sostanza, torniamo agli anni '80, quando le collezioni maschili venivano presentate con la donna. E poi potrebbe trasformarsi in un'opportunità per cambiare i ritmi delle attuali Fashion Week, di cui tutti si lamentano”, afferma il direttore comunicazione e marketing, Maria Rosaria Lombardi.

La fabbrica di Lardini al momento è stata riconvertita per produrre mascherine -DR


Carla Sozzani, che guida il concept store milanese 10 Corso Como, va nella stessa direzione: in questo “momento storico molto difficile, un riallineamento in un periodo meno affollato e più coerente con le stagioni consentirebbe contenuti più innovativi”, sottolinea.
 
Per Pal Zileri, la collezione PE 2021 era già pronta e la sua produzione lanciata. Ma con l’emergenza coronavirus, "è ovvio che la campagna vendite estiva sarà in forma ridotta. L'arrivo di buyer stranieri a Milano difficilmente sarà possibile a giugno. Quindi, ci stiamo attivando per costruire uno showroom virtuale”, prosegue Maria Rosaria Lombardi.
 
“Se le aziende potessero ricominciare l’attività in Italia dopo Pasqua, intorno al 16 aprile, si potrebbero consegnare le collezioni estive a fine giugno e iniziare a lavorare sull’invernale. Diciamo che l'elemento positivo di questo mese di giugno senza manifestazioni è che non grava più una spada di Damocle sui marchi, che hanno maggiore flessibilità per realizzare le collezioni”, valuta Claudio Marenzi, CEO del marchio di capispalla Herno e presidente di Pitti Immagine e Confindustria Moda.
 
“Bisogna capire quando i buyer saranno disponibili mentalmente a comprare l’estivo 2021. Dubito che accadrà a giugno. Molto probabilmente la campagna vendita sarà spalmata fino a settembre. Sarà il momento clou della stagione, con le vendite che saranno organizzate virtualmente, o come in passato, caricando la collezione in auto per andare a presentarla ai distributori”, spiega Marenzi.
 
“I marchi che sperano di vendere tra giugno e agosto venderanno sicuramente meno di quelli che si posizioneranno a settembre, perché i negozi non saranno pronti ad acquistare così presto. Inoltre, questo lascerà più tempo per produrre. Senza dubbio gli attori della moda inizieranno a muoversi un po' da fine agosto”, aggiunge.
 
A settembre, le settimane della moda adotteranno inevitabilmente un nuovo format, probabilmente più concentrato, con un pubblico ristretto.
 
Si mormora che Londra e New York potrebbero addirittura rinunciare a settembre. Come Milano, Parigi dovrebbe ospitare sfilate miste uomo/donna. Secondo alcuni, una settimana maschile ridotta potrebbe anche essere aggiunta dopo la Fashion Week femminile d’inizio ottobre a Parigi...
 
La francese Fédération de la Haute Couture et de la Mode, assicura che l'organizzazione della settimana settembrina del prêt-à-porter non è ancora all'ordine del giorno. Una situazione in cui tutti gli scenari sono ancora possibili.

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