La corsa di Mantero tra innovazione, espansione retail e sostenibilità

Mantero è un gigante snello, capace di cogliere le nuove sfide globali senza sforzo, ispirato nella sua corsa da un heritage nel tessile ultracentenario. FashionNetwork.com ha fatto il punto con lo storico produttore serico sui suoi nuovi progetti, sostenuti anche grazie ai nuovi livelli di fatturato raggiunti, dagli investimenti in R&D all’espansione del marchio di proprietà, Mantero 1902, passando per le molteplici iniziative di responsabilità sociale e ambientale.

Franco Mantero e Lucia Mantero

Il gruppo, con 88,6 milioni di euro di ricavi nel 2018 (+7,4% sul 2017), nasce dall’intuizione imprenditoriale di Riccardo Mantero, che nel 1902 aprì sul lago di Como un deposito di stoffe. Ma a gettare le basi del suo sviluppo futuro e della consacrazione a player globale, principalmente come fornitore di maison del lusso, sarà il figlio Beppe.
 
Un’azienda in salute, ora guidata dalla quarta generazione, che ha saputo resistere all’ultima ondata di crisi del comparto tessile nazionale coniugando sapientemente storicità e innovazione. Nell’anno passato, l’EBITDA è salito a 8 milioni di euro, dai 7 dell’anno precedente e raddoppiato rispetto al 2014. A trainare le vendite è ancora l’Europa che incide per il 90% del suo giro d’affari (Italia in testa con il 39%); mentre il resto lo fanno gli USA (8%) e l’Asia (2%). 

Il player comasco, ancora oggi saldamente in mano alla famiglia Mantero e sostenuto da un solido management, investe molto in ricerca e sviluppo, attraverso l’acquisto di macchinari all’avanguardia, e in risorse umane, grazie all’inserimento nei reparti produttivi di numerose figure professionali, soprattutto giovani. “Dei 458 addetti totali, circa il 25% è sotto i 35 anni di età”, ha spiegato l’AD, Franco Mantero.

Negli ultimi anni, Mantero sta scommettendo molto anche sul brand di proprietà, Mantero 1902, che vuole rendere ambassador dei propri valori aziendali e grazie al quale sta riscuotendo sempre maggiore successo nei mercati internazionali. Lanciato negli anni ’70 come marchio di foulard, Mantero 1902 propone solo da poche stagioni un total look donna ed è distribuito in grandi magazzini del lusso, tra cui Printemps, Bon Marché, Rinascente, Isetan e Hankyu, e in circa 40 selezionate boutique nel mondo, oltre che naturalmente online con un proprio e-commerce.

Mantero 1902

L’insegna è al momento protagonista di un progetto di pop-up itineranti all’interno di alcuni department store, tra cui Rinascente (a Milano e Roma) e Bon Marché (a Parigi), e punta a rappresentare una parte significativa del fatturato consolidato. Dietro le sue creazioni estrose e piene di colore si nasconde Lucia Mantero, vera anima creativa del brand e sorella di Franco, con cui tiene saldamente le redini dell’azienda fondata dal bisnonno all’inizio del secolo scorso.
 
Mantero possiede anche un secondo marchio di accessori maschili, acquisito nel 2000, Holliday & Brown. La storica casa britannica, fondata a Londra nel 1926 e attiva nella produzione di cravatte artigianali, sviluppa collezioni molto apprezzate in Italia, in Inghilterra e in Giappone e dai retailer più sartoriali.

Tessuti e accessori femminili rimangono il core business di Mantero (70% del giro d’affari), mentre quelli maschili incidono per il 30%. Come categorie merceologiche, gli accessori finiti pesano, complessivamente, per circa il 58% (36,7% donna e 21,2% uomo), contro il 40,5% della produzione di tessuti.

Il suo centro operativo è a Grandate, in provincia di Como, dove su un’area di circa 30.000 mq. si estende il suo quartier generale, che ospita stamperia digitale e serigrafica, finissaggio, ufficio stile, la logistica con un magazzino automatizzato per la movimentazione dei prodotti finiti, oltre ad un imponente archivio tessile composto da più di 10.000 volumi. Le altre sedi sono a Villaguardia (tessitura) e nel Salento (confezionamento dei foulard).

La tessitura di Mantero

Da tempo, Mantero è in prima linea anche sul fronte della responsabilità ambientale e sociale. Nel 2018 è stato tra i 15 grandi gruppi industriali italiani premiati dall'UNHCR per aver favorito l’inserimento in azienda di rifugiati. In tema di iniziative “green”, ha implementato un progetto di stampa con coloranti senza metalli e messo a punto un sistema di analisi dei prodotti chimici e dei tessuti che individua eventuali sostanze non conformi. Ha anche ottenuto la certificazione GOTS, uno dei più importanti standard per la produzione sostenibile di indumenti e prodotti tessili realizzati con fibre naturali da agricoltura biologica, oltre ad aver adottato molteplici misure per ridurre e monitorare le emissioni in ambiente.
 
L’azienda gestisce 2 punti vendita, a Mendrisio (Svizzera) e Grandate (outlet aziendale), e dispone di 2 filiali estere, negli USA, a New York (commerciale), e in Cina, a Hangzhou (sourcing).

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