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Pubblicato il
16 dic 2010
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La battaglia Hermès-LVMH nelle mani dell'Autorità di controllo della Borsa

Pubblicato il
16 dic 2010

La sorte della battaglia finanziaria Hermès-LVMH è ormai in gran parte tra le mani dell'Autorità francese di controllo della Borsa, vale a dire l'AMF (“Autorité des Marchés Financiers” - “Autorità dei mercati finanziari”), la Consob transalpina, diventata l'arbitro principale della querelle che vede contrapposti gli eredi del mitico sellaio parigino e il gigante mondiale del lusso.

Hennessy, Hermès
Il presidente dell'AMF, Jean-Pierre Jouyet.

"La pressione è tutta sull'AMF", riassume Jean-François Bay, ex collaboratore dell'ente e professore associato all'Università di Parigi Dauphine, interpellato dall'agenzia di stampa francese AFP. "Abbiamo a che fare con due grandissimi gruppi francesi. Tutto questo fa parte del gioco", dicono alla sede dell'Autorità, che ha già l'esperienza di battaglie identiche “combattute” in passato, come l'acquisto nel 2006 del colosso della siderurgia Arcelor da parte dell'uomo d'affari indiano Lakshmi Mittal.

Sin dal momento del clamoroso annuncio del 23 ottobre scorso dell'arrivo di LVMH nel capitale di Hermès, tutti i protagonisti della vicenda si sono rivolti all'autorità regolatrice dei mercati finanziari in Francia. Gli eredi possiedono il 73,4%, ma nessuno fra loro possiede individualmente più del 5%. Con il 17,1%, il gruppo LVMH, di proprietà di Bernard Arnault, diventa così il principale azionista individuale al di fuori della famiglia, dall'ingresso in Borsa del gruppo nel 1993.

In tempi rapidi, l'Autorità della Borsa ha allora aperto un'inchiesta per determinare se Bernard Arnault, nell'ambito della sua scalata al capitale di Hermès (realizzata invero attraverso strumenti finanziari complessi e sfuggenti), avesse rispettato tutte le leggi e i regolamenti. "Sfortunatamente per Hermès, l'AMF dovrà fornire un parere positivo, perché la manovra è legale", ha dichiarato all'AFP una fonte vicina alla pratica che ha richiesto di mantenere l'anonimato.

Ma non finisce qui: ora l'AMF deve pronunciarsi anche sulla risposta della famiglia Hermès, che ha annunciato la creazione di una holding che detenga almeno il 51% delle azioni, in modo da respingere gli assalti di LVMH. La linea di condotta adottata dagli eredi di Thierry Hermès con la decisione di costituire questa holding, è quella di confermare la loro unità d'intenti nel lungo periodo. In tal senso la nuova società, di cui ancora non si conosce il nome né il numero esatto di azioni della maison possedute, avrà diritti privilegiati di acquisto su quel restante 73,4% di azioni detenute direttamente dalla famiglia.

L'Autorità deve decidere se accordare o meno agli eredi una deroga all'obbligo di lanciare un'offerta pubblica d'acquisto (OPA) sul capitale residuo, come l'impone la legislazione in caso di superamento della soglia del 33% di quote detenute. "Non avranno alcun problema ad ottenerlo, perché la holding non è che un “travestimento” giuridico, non c'è stato infatti un incremento di potere della famiglia nel corso di questa operazione. E' solamente avvenuto un riordinamento delle azioni", puntualizza Jean-François Bay.

Intanto però, Hermès e LVMH non sono state le sole a rivolgersi a questo ente: anche la belga Deminor, che si occupa di tutelare gli azionisti di minoranza (e che ha preso posizione a favore di Hermès), vuole vederci chiaro, e ha inviato all'AMF copia di una lettera nella quale chiede a sua volta delle precisazioni al presidente del gigante Louis Vuitton Moët Hennessy, Bernard Arnault.

Secondo la stampa francese, la Deminor vuole sapere soprattutto quale processo decisionale ha portato il gruppo a investire 1,45 miliardi di euro in Hermès, ed esattamente perché e quando questa decisione è stata autorizzata. La Deminor vede come controverso anche il ruolo degli istituti di credito (Crédit Agricole Investment Bank, Société Générale e Natixis) per la questione dei derivati, che hanno consentito ad Arnault di arrivare a controllare quel 17,1% del capitale di Hermès, senza essere tenuto a darne prima comunicazione al mercato.

Il gruppo LVMH non avrebbe, dal canto suo, nessuna volontà di rispondere, interpretando l'intervento di Deminor come una “campagna” contro la società e i suoi dirigenti. Invece, Colette Neuville, presidente dell'Associazione per la difesa degli azionisti di minoranza, ha già avvisato le parti che avvierà un'azione giudiziaria se l'AMF avvallasse il contrattacco della famiglia Hermès.

Secondo Jean-François Bay infine, questo dossier offre una reale "opportunità all'AMF per rispondere ai suoi detrattori".

Versione italiana di Gianluca Bolelli; fonte: AFP

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