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Pubblicato il
22 mar 2020
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L'Italia chiude le attività produttive non essenziali

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Ansa
Pubblicato il
22 mar 2020

Il nuovo record di morti da coronavirus in Italia costringe il premier Conte ad inasprire le misure di contenimento del contagio. “Dobbiamo chiudere in tutto il territorio nazionale ogni attività produttiva non necessaria, non indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali", annuncia nell'ultimo messaggio alla nazione diffuso nella tarda serata del 21 marzo.

Il premier Giuseppe Conte


Il Dpcm sospende fino al 3 aprile le attività produttive, industriali e commerciali per contrastare l'emergenza Covid-19. Escluse, dunque, una serie di attività contenute in un elenco di 97 voci allegato al provvedimento. Le imprese avranno tre giorni, ovvero fino al 25 marzo, per la sospensione, "compresa la spedizione della merce in giacenza", si legge nel testo.

Il presidente del Consiglio, che ha parlato della "crisi più grave dal secondo dopoguerra", sottolinea che si tratta di una decisione "difficile ma necessaria. Lo Stato comunque c'è. Uniti ce la faremo".

Disposta la chiusura delle fabbriche, come avevano chiesto le Regioni del Nord, le più colpite dall'epidemia. "Al di fuori delle attività essenziali”, prosegue, “consentiremo solo il lavoro in modalità smart working e attività produttive rilevanti per il Paese. Riduciamo il motore produttivo dell'Italia, ma non lo arrestiamo".

Nell'ambito delle aziende restano attive tutte le filiere ritenute essenziali, e quindi legate al settore alimentare, a quello farmaceutico e biomedicale e a quello dei trasporti. Netta, invece, la riduzione delle attività legate alla Pubblica Amministrazione: restano di fatto aperti gli esercizi legati a sanità, difesa e istruzione. Continuano a operare, inoltre, edicole e tabaccai, oltre ai servizi d'informazione.

Resta attiva l'industria tessile, ma solo quella legata strettamente agli indumenti di lavoro (escluso, quindi l'abbigliamento). Anche le produzioni di gomma, materie plastiche e prodotti chimici non saranno interrotte, così come la fabbricazione della carta e raffinerie petrolifere.

'Salve' anche le attività legate all'idraulica, all'installazione di impianti elettrici, di riscaldamento o di condizionatori e la fabbricazione di forniture mediche e dentistiche. E, come attività legate ai servizi essenziali, restano attive anche le riparazioni della strumentistica utilizzata nella filiera alimentare, farmaceutica o dei trasporti.

Il Dpcm non include il trasporto ferroviario di passeggeri (interurbano), il trasporto ferroviario di merci, il trasporto terrestre di passeggeri in aree urbane e suburbane, i taxi e gli Ncc, gli autotrasportatori, il trasporto marittimo e quello aereo. Attive anche la gestione fognaria e quella della raccolta dei rifiuti, oltre alle attività bancarie, postali, assicurative e finanziarie. Nell'ambito della pubblica amministrazione restano "in vita" l'assicurazione sociale obbligatoria, i servizi legati alla difesa e, chiaramente, l'assistenza sanitaria. Esclusi, infine, i servizi di assistenza sociale residenziale e non residenziale.

All'annuncio risponde prontamente Confindustria, che sottolinea "l'esigenza di contemperare la stretta decisa con alcune esigenze prioritarie del mondo produttivo". È necessario, per esempio, "consentire la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano però funzionali alla con tenuità di quelle ritenute essenziali", spiega in una lettera a Conte il presidente Vincenzo Boccia.

Tra i passaggi uno riguarda la tutela delle imprese sui mercati finanziari: "Sarà importante valutare i necessari provvedimenti relativi all'operatività della Borsa e del mercato finanziario per evitare impatti negativi sulle nostre società quotate".

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