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11 dic 2018
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L'industria della moda lancia la carta per la sostenibilità

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Ansa
Pubblicato il
11 dic 2018

Dopo le rinunce all'uso delle pellicce da parte di tante griffe, da Armani a Versace, da Burberry a Michael Kors, da Ralph Lauren a Gucci, fino alla pioniera del fur free, Stella McCartney, e dopo la rinuncia all'uso delle pelli esotiche da parte di Chanel, ecco che dal mondo della moda arriva un'altra importante iniziativa pro ambiente: la firma della “Carta per la Moda Sostenibile” da parte di 40 marchi.

Il brand Stella McCartney campione di sostenibilità e pioniere del fur free - Facebook/Stella McCartney


Mentre è in corso il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Katowice, in Polonia, l'industria mondiale della moda ha ribadito l'intenzione di affrontare le questioni legate ai cambiamenti climatici lanciando un documento impegnativo, che per prima cosa prevede come obiettivo iniziale, la riduzione delle emissioni aggregate di gas serra del 30% entro il 2030, oltre a stilare misure concrete, come l'eliminazione graduale delle caldaie a carbone o di altre fonti di riscaldamento e produzione di energia a base di carbone presso i propri stabilimenti e quelli dei fornitori diretti a partire dal 2025.

Sotto l'egida delle Nazioni Unite, hanno deciso di unire le forze per ridurre l'impatto esercitato dall'intera filiera della moda sull'ambiente, 40 marchi tra cui figurano: Adidas, Burberry (di recente ha rinunciato all'uso delle pellicce), Esprit, le americane Guess e Gap Inc., Stella McCartney, Hugo Boss, H&M Group, Inditex, Kering Group, Levi Strauss & Co., Puma Se, Target, associazioni tessili come Business for Social Responsibility, Sustainable Apparel Coalition, China National Textile and Apparel Council, Outdoor Industry Association and Textile Exchange.

Il colosso dei trasporti Maersk e il WWF si sono impegnati a raggiungere 16 obiettivi e a rispettare i principi su cui si fonda la Carta che "riconosce il ruolo cruciale svolto dalla moda sia sul fronte delle emissioni di gas serra sia in termini di opportunità di ridurre tali emissioni e contribuire così a uno sviluppo più sostenibile".

In linea con gli obiettivi stabiliti dell'accordo di Parigi, la Carta elenca le questioni oggetto di attenzione tra cui spiccano la decarbonizzazione nelle fasi di produzione, la scelta di materiali sostenibili, le modalità di trasporto a basse emissioni di carbonio, l'importanza di stabilire un dialogo con i clienti e di sensibilizzare i consumatori, la collaborazione con comunità finanziarie e politici con l'obiettivo di individuare soluzioni e promuovere l'economia circolare. Per compiere progressi concreti verso il raggiungimento di questi obiettivi, sono stati istituiti sei gruppi di lavoro incaricati di stabilire le fasi di attuazione.

"Il settore della moda è sempre all'avanguardia nella definizione della cultura a livello mondiale, pertanto sono lieta di sapere che la moda combatte in prima linea contro i cambiamenti climatici", ha commentato Patricia Espinosa, segretaria esecutiva della Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici.

La Carta, redatta e gestita dagli stessi marchi della moda, ma rivolta anche ad altri gruppi d'interesse, si propone di contrastare i cambiamenti climatici anche attraverso il sostegno e la promozione d'iniziative nell'ambito della moda. Ricordando che già all'inizio del 2018, era nato un movimento a favore dell'ambiente attraverso una serie di incontri e gruppi di lavoro coordinati da Puma Se e dal gruppo H&M. "La questione del clima riguarda tutti noi e il nostro futuro", ha detto Stella McCartney che ha lanciato un appello ai colleghi affinché tutti aderiscano: "Se uniamo le forze, insieme riusciremo a fare la differenza".

Il raggiungimento e lo sviluppo dei principi e delle azioni definite nella Carta verranno coordinati da gruppi di lavoro che saranno convocati dall'ONU all'inizio del 2019.

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