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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 nov 2018
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L'India si sta lentamente aprendo al mercato del lusso, secondo il CEO di Reliance Brands

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 nov 2018

L’India non è una fortezza inespugnabile, come pensa la maggior parte dei marchi del lusso, ma piuttosto il nuovo mercato da osservare, ha spiegato a FashionNetwork.com Darshan Mehta, CEO di Reliance Brands, il più grande distributore di marchi d’alta gamma e di lusso in India.

Darshan Mehta - Foto: LinkedIn


Reliance Brands è partner in joint venture in India di numerosi marchi d’alta gamma e di lusso, tra i quali Burberry, Bottega Veneta, Armani, Zegna, Jimmy Choo e Dolce & Gabbana. La società indiana gestisce un portafoglio di circa 250 negozi monomarca e un numero equivalente di partnership nella vendita all'ingrosso.
 
“I pregiudizi rappresentano l’ostacolo più grande per la maggior parte dei marchi di lusso”, ha dichiarato Darshan Mehta a margine della New York Times International Luxury Conference.

Il dirigente ha sottolineato che con circa 260.000 persone ricche (che dispongono di attività finanziarie liquide superiori a 1 milione di dollari), i consumatori di prodotti di lusso in India rappresentano un mercato combinato di 1 miliardo di dollari. La Cina, dove la maggior parte dei marchi di lusso ha costruito una forte presenza negli ultimi venti anni, conta 1,42 miliardi di abitanti - l'India ha 1,35 miliardi di abitanti e, come in Cina, la sua popolazione di consumatori agiati aumenta rapidamente.
 
Ma numerosi marchi di lusso hanno evitato l’India nell’ultimo decennio, a causa della pesante burocrazia, delle tasse elevate e della mancanza di infrastrutture di particolare spessore. Certo, Darshan Mehta stima che ci siano solo quindici centri commerciali in grado di ospitare marchi di lusso in India, ma secondo lui il futuro del lusso si trova su Internet e non nei negozi fisici.
 
“Tra tre o cinque anni, vedremo l'economia digitale acquisire uno spazio sempre più importante”, ha dichiarato, aggiungendo che anche gli indiani acquistano sempre di più dal loro telefono cellulare. “Il retail fisico non servirà più a distribuire il marchio, ma piuttosto a costruire la sua immagine; ora l'attenzione è rivolta all'esperienza e alla messa in scena del brand”.
 
Darshan Mehta sottolinea anche che la tassa equivalente all’IVA in India è diminuita, così come i dazi doganali.
 
L’uomo d’affari aggiunge che il contesto legislativo indiano è diventato molto più favorevole negli ultimi anni, con le aziende straniere che adesso possono detenere il 51% di una joint venture indiana e fino al 100% di una filiale, a condizione che il 30% delle merci vendute provengano dall’India. Mehta stima anche che il mercato femminile in India sia “poco sfruttato”, mentre il potere d’acquisto delle donne aumenta ed esse diventano sempre più indipendenti dal punto di vista finanziario.

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