L’importanza della famiglia alla Milano Fashion Week
Tutto fatto in casa in Italia, dove i vari clan e famiglie sono sembrati tutti compatti e uniti a sostegno della loro industria, persino quando sono usciti allo scoperto insieme per partecipare a mostre, presentazioni e sfilate.

La Settimana della Moda ha preso il via con “Moncler Genius”, una serie di collaborazioni con otto talenti del design – in particolare Simone Rocha e Pierpaolo Piccioli. Nella presentazione, ospitata all’interno di Palazzo delle Stelline, situato dall’altro lato della strada rispetto all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, ognuno ha creato il proprio ambiente artistico per presentare le sue idee all’interno di altrettanti “palloni” argentati fuori dal mondo.
Il giorno seguente, oltre una ventina di designer si è ritrovata con il Sindaco di Milano a Palazzo Reale per il pranzo celebrativo di “Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971–2001”, una splendida retrospettiva sul ready-to-wear italiano.
“Si tratta della continuazione di “Bellissima”, che riguardava l’alta moda italiana ed era ospitata a Roma. È una visione del nostro prêt-à-porter post-bellico, quando i primi stilisti hanno cominciato a mostrare le loro collezioni a Milano. Sono i due elementi chiave nella storia della moda italiana, e credo che abbiamo catturato molto bene le sue vette creative”, ha spiegato Stefano Tonchi, caporedattore di “W Magazine”, che ha curato la mostra insieme a Maria Luisa Frisa.
La settimana è culminata con l’imponente show “Tommy Now Drive” messo in scena su una finta pista per auto da corsa dentro al Mico di Fiera Milano, dove il figliastro del designer Hilfiger, un tennista professionista, Julian Ocleppo, ha persino sfilato in passerella.
“Siamo lieti di vedere Tommy qui a Milano. Tutti i talenti stranieri sono i benvenuti nella nostra città. Penso che abbiamo avuto una stagione forte, con i nostri designer e brand che hanno pensato fuori dagli schemi – come Moncler – quando si è trattato di sfilare. Possa tutto ciò continuare a lungo”, ha detto Carlo Capasa, Presidente di Camera della Moda.
Nel mezzo, Angela Missoni ha messo in scena una delle migliori collezioni degli ultimi anni per l’azienda familiare varesotta specialista della maglieria. Una miscela di Mark Rothko, stile bohémien-chic di alto livello, languidi stilemi hippie-cool e knitwear incredibilmente inventivo.
Hanno lasciato il segno anche René Caovilla, il calzaturiere veneziano ottuagenario che ha mostrato nuovi stivaletti seducenti realizzati in una straordinaria combinazione di maglia elastica e cristalli.

“È tutta una questione di seduzione e di sogni. Perché non si può dare un prezzo ai sogni”, ha sorriso il sempre giovanile Caovilla, il cui figlio ora gestisce l’azienda di famiglia.
Un’altra importantissima casa di moda italiana a conduzione familiare, la reggiana Max Mara, ha fatto debuttare una nuova capsule chiamata “Trophy Day” in collaborazione con il retailer britannico, anch’esso a gestione familiare, Fenwick.
Fenwick, che ha sempre avuto tra i suoi clienti più importanti numerosi appassionati di corse ippiche, ha incoraggiato lo sviluppo di una nuova capsule collection con Max Mara Weekend, basata sul lavoro dell’artista Richard Saja, che incorpora stampe toile de jouy con tocchi artistici ricamati.
Nella capsule, “tutto è conforme alle normative sull’abbigliamento del Recinto Reale di Ascot. Un fatto molto utile”, ha ricordato Leo Fenwick, ultimo rampollo della catena britannica di grandi magazzini molto fashion, a proposito della linea di 10 pezzi di abiti per signora, ma che comprende anche borse morbide, che sarà in vendita esclusivamente da Fenwick per due settimane dalla metà di maggio prima di diventare disponibile nelle boutique di Weekend Max Mara e online.
Altre aziende familiari della moda come Versace – anche se oggi il 20% dell'azienda è di proprietà del veicolo d’investimento Blackstone – hanno realizzato un bellissimo défilé. Donatella ha canalizzato l’immaginario visivo degli anni '80, lo stretwear e l’abbigliamento da active sportswear in una fresca affermazione di stile per la casa della Medusa.
Questa è anche una fase di nuovi investimenti in vari marchi che stanno dando frutti, soprattutto da Sergio Rossi. La firma sembra essere in ripresa sotto la gestione di Riccardo Sciutto, che ha rilevato il marchio di calzature dopo che Kering ha venduto il brand al fondo italico Investindustrial, che appartiene ad Andrea C. Bonomi.
Il marchio sembra aver preso il volo da quando si è liberato dalle catene che lo imprigionavano all’interno del colosso francese, e ha messo in scena una bella presentazione all'interno di un meraviglioso teatro tascabile che può contenere solo 200 persone disegnato dallo stesso architetto che ha realizzato “La Scala”.

Presentata all'interno di torri che sembravano emettere lava vulcanica, la nuova collezione presentava futuristici stivaletti con paillettes color cremisi e stivali stringati minimalisti con lati in morbido perspex. Sergio Rossi ha anche aperto un negozio con un nuovo concept degli interni a Parigi, ha riaperto a Milano e sta per inaugurare punti vendita a Roma, a New York, in Cina e in Giappone.
Anche se, come in ogni grande famiglia, a volte ci sono degli strani battibecchi: Giorgio Armani ha preso di mira Alessandro Michele di Gucci per presunto cattivo gusto, per aver fatto sfilare i suoi modelli in una finta sala operatoria con esatte copie delle loro teste fra le braccia.
Ma anche Gucci (che si è astenuto dal commentare) stava chiaramente pensando alla sua famiglia estesa. Sulla scia della recente, brutale ed efferata sparatoria all’interno di una scuola superiore della Florida, Gucci ha donato 500.000 dollari all’iniziativa “March for Our Lives” di Washington, in programma per il 24 marzo per ottenere un giro di vite sull’uso delle armi. L’azienda italiana conosce infatti molto bene, putroppo, le tragedie personali che derivano dalle sparatorie sulla gente. Uno dei suoi dipendenti era tra le 46 persone uccise nell’attacco ad un nightclub di Orlando, in Florida, nel giugno del 2016.
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