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L'export italiano di moda guarda a Est

Di
APCOM
Pubblicato il
today 18 dic 2019
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Per il 2019 le previsioni di crescita per l'export italiano di beni sono sostanzialmente confermate: dal 3,4% stimato a maggio scorso al 3,2%. È quanto rileva Sace Simest (CDP), che ha aggiornato le previsioni contenuto nel suo 'Rapporto Export'. La dinamica positiva del nostro export però è influenzata dal peggioramento del quadro globale, tra tutti l'inasprimento della politica commerciale dell'amministrazione Trump. Per questo il 2020 vedrà un aumento più timido, del 2,8%. Per il biennio 2021-2022, invece, le vendite di beni italiani all'estero dovrebbero accelerare il passo fino al 3,7% medio annuo, ipotizzando un progressivo miglioramento del contesto macroeconomico globale.

Max Mara - Autunno/Inverno 2019 - Womenswear - Milano - © PixelFormula


Tra i Paesi più promettenti sono incluse diverse geografie asiatiche tra cui Cina, Giappone, India, Malesia e Vietnam, ma anche alcune economie del Nord Africa come il Marocco. In America Latina nuove opportunità di business potranno emergere in Perù e nel Medio Oriente in Qatar. Tra i Paesi dell'area CSI, l'Ucraina potrebbe sorprendere così come Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria nell'Europa dell'Est.

Nel 2020 e nel successivo biennio, spiega il rapporto di Sace Simest, l'export italiano continuerà ad avanzare grazie, principalmente, alla ripresa dei beni di investimento, che beneficeranno di una più favorevole dinamica della domanda globale trainata soprattutto dal recupero dei Paesi emergenti. Per contro, è atteso un rallentamento fisiologico dei beni di consumo e agroalimentari, dopo l'ottima performance di quest'anno, sebbene la crescita continuerà a ritmi relativamente più sostenuti soprattutto nel periodo 2021-22.

L'Ufficio Studi di Sace Simest ha delineato i settori e i Paesi più promettenti sui quali puntare. Nel tessile e abbigliamento, le vendite di prodotti italiani (+2,9% per il prossimo anno e +3,3%, in media nel biennio successivo) potranno trarre vantaggio dalle evoluzioni positive attese in Corea del Sud, un'economia caratterizzata da una base di consumatori urbani e benestanti con gusti sempre più ricercati. In questo contesto, permarranno buone opportunità per i marchi dell'alta gamma e ne emergeranno di nuove anche in altri comparti, ad esempio quello sportivo, e segmenti di nicchia, quale quello dei prodotti in cashmere, che stanno diventando molto popolari. La moda Made in Italy troverà terreno fertile anche in Giappone il cui mercato è piuttosto dinamico sia nel comparto abbigliamento sia in quello delle calzature, con la presenza di un'ampia varietà di marchi nazionali e internazionali. Tokyo si conferma una delle città di punta in questo segmento a livello globale, ma anche Osaka, Kyoto e Kumamoto si vanno affermando come ulteriori hub del fashion. Le imprese italiane, nell'implementare le proprie strategie di prezzo, dovranno tener conto dell'aumento dell'IVA varato dal Governo giapponese lo scorso primo ottobre.

L'export italiano di prodotti dell'abbigliamento e delle calzature troverà un mercato dinamico anche in Qatar, economia in cui la spesa delle famiglie per i beni di questi comparti rappresenta già circa il 6% del totale. Il Paese desidera peraltro rivaleggiare con Dubai come principale destinazione per lo shopping nell'area. Un segmento di mercato in forte sviluppo e che merita particolare attenzione è quello del modest fashion, ossia dell'abbigliamento e degli accessori conformi alle indicazioni dell'Islam.

Performance positive anche per il settore dei macchinari (+4,2% nel 2020 e +4,4%, in media, nel biennio 2021-22) sia nei principali mercati di destinazione quali Cina, India, Spagna, Stati Uniti e Russia, sia in diverse geografie meno battute in Africa Subsahariana, Asia e America Latina. In Vietnam, i macchinari richiesti sono quelli dei settori conciario-calzaturiero e del tessile-abbigliamento; ma anche per la lavorazione di gomma e plastica, legno e mobili. In Perù le prospettive sono positive per i macchinari per l'industria tessile, poiché sta tentando di riposizionarsi su una fascia più alta di mercato sfruttando le pregiate materie di cui dispone, quali fibre di alpaca e vigogna, nonché cotoni di ottima qualità, ma ha bisogno di tecnologie produttive più avanzate.

Per quanto riguarda i prodotti in legno (mobili inclusi), la crescita delle esportazioni è prevista al 2,9% nel 2020 e al 3,6% medio nei due anni seguenti. Oltre a Paesi più noti, quali gli Stati Uniti, dove il design italiano continua a riscontrare forte apprezzamento, si dovrà intercettare la domanda proveniente da Paesi emergenti, come ad esempio l'Indonesia, la cui spesa per arredamento e casa rappresenta ben il 5% della spesa al dettaglio delle famiglie. La categoria mobili e arredamento cresce a un tasso medio annuo dell'8,9%, supportata dai bassi livelli di indebitamento delle famiglie e dal crescente accesso al credito. Il Made in Italy è particolarmente apprezzato dai consumatori indonesiani di fascia alta per i suoi caratteri distintivi: lusso, artigianalità e gusto esclusivo.

Fonte: APCOM