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L’eleganza ateniese di Max Mara

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 20 set 2018
Tempo di lettura
access_time 2 minuti
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C’è un mood ateniese che attraversa la moda, e la cultura in generale; una brama per le idee originali della democrazia classica di apertura agli altri e raffinatezza nel vestire.

Max Mara - Primavera-Estate 2019 - Womenswear - Milano - © PixelFormula


Questo spirito ha pervaso l’eccellente collezione di Max Mara, concepita dal direttore creativo gentiluomo Ian Griffiths e basata sul semplice concept di guardare al classicismo antico attraverso gli occhi delle sue donne e non tramite quelli dei più famosi eroi uomini. Così, invece di Ulisse e Pericle, abbiamo visto le cose dal punto di vista delle loro ben note consorti Penelope e Aspasia, la cui casa era conosciuta come un centro intellettuale nell'antica Atene.
 
C'è una lunga storia di creativi inglesi residenti in Italia: Shelley, Byron e Sir Harold Acton, per nominarne solo alcuni. Molti di loro nella moda – Bailey e Barrett, per citarne solo due. Griffiths è approdato in Max Mara nel 1987 dopo aver terminato il master al Royal College of Art, trasferendosi a vivere nella città natale del marchio, Reggio Emilia. Quindi si può dire che l'Italia gli sia penetrata fin sotto la pelle, anche se non nel suo accento.

Per la primavera-estate 2019, Griffiths propone donne guerriere, ma del tipo più raffinato  – con le teste coperte da bandane di cuoio. Lo stilista ha tagliato i capi con grande abilità, avvolgendo il suo cast di modelle – da Gigi a Kaia – in vorticosi completi di cashmere; tute monospalla; trench di seta ritoccati; nobili cappotti a collo alto ed intensi caban e tailleur-pantalone a pois. Una grande affermazione di stile fashion, che del resto proviene da un designer colto.

Max Mara - Primavera-Estate 2019 - Womenswear - Milano - © PixelFormula


A confermare quest’ultima affermazione basta ragionare su un contrasto. Il giorno dopo, lo stesso pubblico ha attraversato i Giardini Pubblici di Milano per assistere alla sfilata di un’altra etichetta del gruppo Max Mara, Sportmax. Non si può non elogiarne l’evidente ed apprezzabile sforzo, ma francamente questa grandiosa versione di athleisure realizzata in Pianura Padana non funzionava proprio. Troppo stravagante, troppo formale, troppo di tutto, e priva di credibilità street.
 
Nonostante ciò, dopo lo show stellare messo in scena da Griffiths per la linea principale della firma reggiana, si può certamente affermare che questa è stata un'ottima settimana per Max Mara a Milano.

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