L'arte secondo Dior dal Surrealismo alla Pop Art

La memoria e il desiderio, due concetti che trasportati nel linguaggio della moda significano la forte eredità di un marchio e la sua capacità di guardare verso il futuro. Raf Simons, direttore creativo di Christian Dior, si spinge fino all'estremo racchiudendo nella collezione per l'inverno 2013-14 un tema caro alla sua storia e alla maison che guida da aprile 2012: l'arte, passando dal surrealismo alla Pop Art, e trovando il culmine con le prime opere firmate da Andy Warhol negli anni '50.

Dior, collezione A/I 2013-14

"Questa collezione è strettamente connessa con le nostre passioni. Christian Dior ha iniziato la sua carriera come gallerista" ha detto Simons "esponendo per primo opere di Salvador Dalì e Alberto Giacometti. E' significativa la stretta connessione che abbiamo con alcuni periodi storici, come fu la Belle Epoque per lui, il modernismo per me".

La sala del defilé è allestita con delle grandi sfere specchiate, citazione alle opere surrealiste di René Magritte. Semplice l'acconciatura delle modelle, con uno chignon raccolto sulla nuca. Un po' di ombretto e un velo di rossetto, per non togliere l'attenzione dalla collezione, che è un susseguirsi di meravigliose asimmetrie e forme stondate.

Poi, la rivisitazione dei motivi iconici, la memoria: il cappotto che ricorda la Bar jacket, simbolo del New Look, e le nuove interpretazioni del pied de poul, motivo iconico della Maison Dior, su top e bustier. Infine, ecco l'arte: sugli abiti disegni di fiori, volti femminili e persino una scarpetta, chiaro rimando alle "golden shoes", le scarpe d'oro disegnate da Warhol nel 1955. Infatti in questa collezione si sente fortemente la collaborazione con la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts.

Tutto si gioca sui toni del bianco e nero, con flash di rosso e cipria. Un binomio, quello del bianco e nero, già visto nelle passerelle parigine di questi giorni, da Gareth Pugh a Rick Owens ad Ann Demeulemeester. Il nero è colore predominante anche da Chalayan, che in passerella celebra il trionfo dell'abito metamorfosi. I rigorosi capispalla e gli abiti nelle tonalità scure hanno pennellate di colori elettrici.

Poi, il jeans, il cui risvolto è talmente alto da arrivare quasi al ginocchio. Bagliori di luce anche da Issey Miyake, dove il giovane designer Miyamae, immagina di vedere la terra dal cielo: un mosaico di fiori colori, campi, foreste verdi, laghi. Sulle note suonate live dal gruppo Open Reel Ensemble escono le modelle, tutte con un gran sorriso smagliante.

La collezione ricorda i colori della natura, ci sono pantaloni con tagli lasciano intravedere righe colorate, cappotti reversibili, maxi quadri colorati per i completi maschili. Un mondo colorato è anche quello delle forme voluminose di Drome, marchio disegnato dall'italiana Marianna Rosati, che stavolta s'ispira ai personaggi del regista David Lynch.

Flash di colore bagnano invece le pellicce usate da Alessia Giacobini, fondatrice del marchio Jo No Fui, che alla fiera Tranoi oggi presenta la sua nuova iniziativa Mr&Mrs Fur: una serie di parka maschili customizzati con pellicce, dal coyote alla volpe. Infine, c'é da attendersi una folla di Vip questa sera in Rue sant-Honoré dove è in programma l'apertura della boutique Tom Ford.

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