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L’Arabia Saudita, un importante sbocco potenziale per il lusso in Medio Oriente

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
today 27 mag 2019
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L’Arabia Saudita è il Paese del Medio Oriente con il più grande potenziale per i brand del lusso. È quanto emerge dal 7° Libro Bianco pubblicato dal gruppo Chalhoub sul tema: “Viaggi del lusso e retail: quale futuro per i Paesi del Golfo”. Per uscire dalla sua dipendenza dal petrolio, il Paese sta effettivamente moltiplicando gli investimenti volti a sviluppare un turismo che non sia religioso, e ciò lo rende un nuovo polo interessante per il lusso nella regione, con nuove strutture e un contesto attraente per una clientela ricca.

Una vista di Riyad - Wikipedia


“Mentre la regione stagna, il mercato dell’Arabia Saudita è in piena crescita. Ci sono più giovani che lavorano e guadagnano. Ma soprattutto, si percepisce più entusiasmo, per via delle misure adottate per liberalizzare l’economia e modernizzare la società”, ha spiegato a FashionNetwork.com il Direttore Generale del gruppo, Patrick Chalhoub. La concessione alla donne del diritto di guida nel 2018 fa parte di questa dinamica.
 
Custode dei luoghi santi dell’Islam, con la Mecca che attira ogni anno circa 2 milioni di pellegrini, l’Arabia Saudita occupa un ruolo di primo piano in Medio Oriente. Membro del G20, il Paese è il primo detentore di riserve petrolifere (260 miliardi di barili) e il primo esportatore di petrolio in valore (circa il 18% delle esportazioni mondiali). Il Paese occupa l’80% della superficie della penisola arabica, conta 32 milioni di abitanti (ne sono previsti 46 milioni nel 2050) e il 60% della popolazione ha meno di 25 anni.

Sotto la guida del principe ereditario Mohammed ben Salmane è stato lanciato il programma di modernizzazione economica “Vision 2030”, che mira a diversificare l’economia del Paese e ad attenuare la sua dipendenza dal petrolio. L’obiettivo è di attirare 30 milioni di visitatori entro il 2030. Nell’ambito di questo piano di sviluppo, 64 miliardi di dollari sono stati destinati alla realizzazione di progetti culturali e di strutture per il tempo libero e parchi divertimento, secondo il gruppo Chalhoub.
 
Il Paese ha l’ambizione di creare il più grande museo islamico del mondo e di raddoppiare i siti Unesco sul suo territorio. Tra i grandi progetti in vista, le isole del Mar Rosso e il gigantesco progetto del sito archeologico di Al-Ula, classificato dall’Unesco, per un investimento stimato tra i 50 e i 100 miliardi di dollari.
 
Per incoraggiare il turismo, i visti sono stati prolungati: per quanto riguarda i turisti religiosi per un periodo ulteriore di nove giorni; per i grandi eventi, i visitatori possono richiedere un visto di 14 giorni, riporta il Libro Bianco.
 
L’Arabia Saudita punta soprattutto sugli eventi sportivi: ha ospitato le prove di apertura della stagione 2018-2019 di Formula E (auto elettriche) lo scorso dicembre e la Supercoppa Italiana di calcio nel gennaio di quest’anno, mentre nel gennaio 2020 sarà la volta del rally Dakar. Il Paese avrebbe anche depositato la propria candidatura per organizzare il Gran Premio di Formula 1 nella sua capitale, Riyad.
 
Il rapporto sostiene inoltre che “le spese pubbliche per la promozione del settore dei viaggi internazionali sono destinate a crescere rapidamente”. Nel 2017, il numero di camere di hotel disponibili sul mercato è salito del 13%, mentre altre 48.000 stanze sono in corso di realizzazione.
 
Investimenti sono previsti anche per realizzare business center e strutture per congressi, sfruttando il trend del “bleisure”, che combina business e leisure, ossia viaggia di affari e di piacere, con lo shopping in primo piano.
 
Secondo le stime, il settore dei viaggi e del turismo, generalista e religioso, che rappresenta oggi il 9,4% del PIL del Paese, dovrebbe crescere con un tasso annuale del 10,5% da qui al 2030, sottolinea lo studio del gruppo Chalhoub.
 
Riyad ha però visto la sua immagine offuscata lo scorso ottobre dall’assassino del giornalista di opposizione Jamal Khashoggi, editorialista del Washington Post, al consolato saudita a Istanbul. L’Arabia Saudita, che fa parte dei Paesi con il più alto ricorso alla pensa di morte al mondo, si è trovata oggetto di critiche anche lo scorso aprile, dopo l’esecuzione di massa di 37 sauditi per terrorismo. Un freno innegabile per un Paese che cerca di attirare visitatori da tutto il mondo e in particolare la clientela di lusso.

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