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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
12 apr 2022
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L'abbigliamento europeo ha esportato di più nel 2021 rispetto a prima della crisi

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
12 apr 2022

L'abbigliamento europeo ha fatto meglio in termini di esportazioni nel 2021 rispetto a prima della crisi. L'Unione Europea ha infatti esportato l'anno scorso 33 miliardi di euro di abbigliamento, con un'accelerazione del 9% che le ha permesso di superare il livello del 2019, e questo nonostante un Regno Unito che ora viene conteggiato a parte. Sul versante delle importazioni, l'abbigliamento mostra una stabilizzazione dei dati rispetto a quelli del 2020, con 72 miliardi di euro di merci importate nel Vecchio Continente (+6%), secondo l’Institut Français de la Mode (IFM).

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I costi dell'energia e dei trasporti, nonché l'impatto sulle spese della guerra in Ucraina, fanno tuttavia temere che il 2022 non sarà l'anno della tanto sperata ripresa. Un contesto avaro di buone notizie in mezzo al quale l'accelerazione delle esportazioni di abbigliamento attira l'attenzione. Queste erano scese del 12%, a 25,5 miliardi di euro, nel 2020, ma nel 2021 hanno superato i 29,01 miliardi di euro registrati nel 2019. E ciò nonostante l'assenza nei dati del Regno Unito, ormai eliminato dal calcolo effettuato sul versante dell’export dall'IFM, e ora annoverato tra i Paesi clienti.
 
Il Regno Unito è quindi diventato il secondo cliente dell’abbigliamento europeo, dietro all'imbattibile Svizzera. E davanti agli Stati Uniti che, dopo il calo del 22% registrato nel 2020, hanno incrementato gli ordini del 32% nel 2021. Al quarto posto c'è la Cina, che nel 2020 aveva semplicemente stabilizzato gli ordini (+4%), la quale ha registrato un’accelerazione del 56% nel 2021.

Tra i fatti di rilievo spicca la ripresa degli ordini turchi, in crescita del 26% dopo un calo del 25% nell'anno precedente. Gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita registrano incrementi del 46% e del 26%, dopo aver sperimentato cali rispettivamente del 27% e del 20% nel 2020. Sono da far rimarcare anche i casi di Russia e Ucraina, rispettivamente quinto e undicesimo cliente dell’abbigliamento europeo. Questi due Paesi mostrano rispettivamente recuperi del 13% e del 30% nel 2021, dopo aver registrato nel 2020 un rallentamento del -14% il primo e una stabilizzazione del +2% il secondo.

Esportazioni dell'UE a 27 nel 2021 - IFM


In termini di esportazioni tessili, l'UE ha raggiunto 25,3 miliardi di euro nel 2021. Un aumento del 13% che, dopo il calo del 14% nel 2020, permette di raggiungere e addirittura superare i 23,8 miliardi di euro ottenuti nel 2019.
 
Ormai annoverato tra i clienti, il Regno Unito è in testa alla classifica degli ordini, con 2,9 miliardi di euro di materie prime (+1%), davanti a Stati Uniti, Cina e Turchia. I recuperi più forti si registrano in India (+44%), Canada (+26%) ed Egitto (+25%), mentre gli ordini dalle nazioni più vicine hanno registrato rallentamenti più misurati nel 2020.
 
Una ripresa più contenuta delle importazioni
 
Sul lato dell’import, come accennato in precedenza, il 2021 mostra un'accelerazione del 6% nel comparto abbigliamento, con 72,3 miliardi di euro. La Brexit non basta però a spiegare la differenza con gli 87,9 miliardi di euro del 2019.
 
Il Regno Unito è ora l'11° fornitore di abbigliamento dell'UE, con 1,5 miliardi di euro di prodotti, una cifra tuttavia in calo del 63%. La Cina è ancora in testa alla classifica, con 21,8 miliardi di euro, contro i 25,7 miliardi dell'UE pre-Brexit nel 2019. Seguono Bangladesh, Turchia e India, che hanno aumentato ciascuno i propri ordini di circa il 15%. Marocco (+25%) e Tunisia (+10%) si collocano rispettivamente al 7° e 9° posto, mentre gli ordini dagli Stati Uniti crescono del 46%, dopo il calo del 19% registrato lo scorso anno. L'Ucraina, il 19° fornitore dell'UE, aveva nel frattempo aumentato le sue esportazioni verso la UE del 10% nel 2021.

Importazioni dell'UE a 27 nel 2021 - IFM


Le cifre delle importazioni tessili europee sono più difficili da decifrare. Erano esplose del 66% nel 2020 (+190% dalla Cina) per un semplice motivo: queste cifre includevano le importazioni di mascherine. Ora sembrano essere tornate a livelli più normali, con 33,8 miliardi di euro di materiali importati nel 2021, rispetto ai 31,2 miliardi del 2019.
 
Cina, Turchia, India, Pakistan e Regno Unito formano il quintetto principale. Il Vietnam è sceso in un anno dal 7° al 10° posto, a causa dei severi lockdown che hanno colpito il suo settore (assieme alle difficoltà nei trasporti) generando un calo del 26% delle spedizioni verso l'UE. L'Ucraina, dal canto suo, aveva registrato un aumento del 25% nel 2021, raggiungendo la diciannovesima posizione nella classifica dei fornitori di tessuti dell’Europa.

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