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Kim Jones: “Ho scelto Dior perché è l’apice dell’alta moda in Francia”

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 20 nov 2019
Tempo di lettura
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Gli appassionati di streetwear si ricordano senza dubbio di Pastelle, il marchio con il quale Kanye West pensava di rivoluzionare la moda a metà degli anni 2000 con il supporto di due designer che al momento attuale sono diventati protagonisti imprescindibili: Kim Jones e Virgil Abloh. Oggi le cose sono alquanto cambiate: Virgil Abloh ha preso il posto di Kim Jones alla testa delle collezioni maschili di Louis Vuitton, e Kim Jones è il direttore artistico di Dior Men. La linea di Kanye West non ha mai visto la luce, ma fa parte dei numerosi progetti che hanno contribuito ad introdurre lo streetwear nell’universo del lusso e della lista dei precursori dell’era delle collaborazioni. Dal 2017, Kim Jones è lui stesso una figura di riferimento di questa tendenza. Infatti è alla base della prima collaborazione tra una griffe del lusso dall’affermato know-how e un marchio street: Louis Vuitton x Supreme. Una capsule che avrebbe rivoluzionato i codici.

Kim Jones, il direttore artistico di Dior Men - FNW


“Adoro circondarmi di persone creative. Mi piace molto lavorare in gruppo, mi permette di esprimere il meglio di me stesso”, spiega Kim Jones durante il suo intervento al Vogue Fashion Festival il 15 novembre. Le collaborazioni hanno sempre caratterizzato la sua carriera. In effetti, all'inizio del mese, Dior ha presentato una capsule collection creata dal suo direttore artistico per Rimowa. E da alcuni giorni, voci su una possibile collaborazione tra Dior e Jordan hanno messo in subbuglio gli specialisti delle sneaker. Per il momento, la maison francese non ha rilasciato commenti, ma le collaborazioni sono un aspetto essenziale del lavoro di Kim Jones. “Adoro scambiare informazioni, parlare del processo creativo e costruire cose”, afferma entusiasta.
 
Anche le sue sfilate sono sempre degli eventi. Al suo arrivo da Dior un anno e mezzo fa, ha concepito il suo primo show con l’artista americano Kaws. “Volevo lavorare con lui perché è molto popolare, tra le altre cose. Christian Dior impersonifica la gioia di vivere. Per rendergli omaggio, ho avuto l'idea di una statua fatta con i suoi fiori preferiti”, racconta. In effetti, la sua prima sfilata a capo di Dior Men è stata decorata con una struttura di 70.000 fiori. Da allora, tutte le sfilate dello stilista hanno avuto degli artisti che vi hanno collaborato. Il giapponese Halime Sorayama ha contribuito alla presentazione della collezione Pre-Fall 2019 a Tokyo, lo statunitense Raymond Pettibon a quella dell’Autunno-Inverno 2019/20, e il newyorchese Daniel Arsham a quella della Primavera-Estate 2020. Per il futuro, il designer britannico non si avventura nel dare nomi, ma lancia un indizio: “La prossima collezione sarà realizzata con un gioielliere, non un artista”. Mistero…

Alcuni pezzi della capsule collection Dior x Rimowa - Dior


Kim Jones fa sempre attenzione a rispettare il patrimonio di una casa storica come Dior e a cercare collegamenti con il suo fondatore. “Christian Dior ha lavorato con molti artisti famosi del calibro di Picasso o Dalì. A me piace lavorare con team e artisti diversi, in molte maniere”, puntualizza, affascinato dal modo di lavorare degli artisti. “Per l’ultima collezione Ho cercato le mie idee nella casa di Christian Dior e negli oggetti del suo studio”, ricorda, sottolineando “l’importanza d’immergersi negli archivi della casa di moda”. Questi periodi di ricerca sono per lui fonte di ispirazione e di motivazione e corrispondono perfettamente al suo profilo da collezionista. Una passione che lo stilista prende molto sul serio, come testimoniano le migliaia di vinili, i pezzi iconici di Vivienne Westwood o il tappeto creato da Francis Bacon, che fanno tutti parte della sua collezione privata.

“Dior è un’azienda molto diversa da Louis Vuitton”
 
La sua visione multidisciplinare e cosmopolita del mondo risale all’infanzia. “Ho viaggiato da quando avevo quattro anni, ho vissuto in Ecuador… Ho sempre amato viaggiare e confrontarmi con altre culture”, assicura. L’idea del viaggio è sempre presente nelle sue creazioni. “Se c'è una cosa che odio, però, sono gli aeroporti e i controlli di sicurezza. Sono una persona molto pratica, la funzionalità è fondamentale per me e voglio rendere le cose più facili”, sostiene per spiegare la sua visione del menswear. E comunque è sempre aperto alla reinterpretazione dei propri codici. “Una parte delle mie collezioni può attrarre gli uomini quanto le donne. Troverei meraviglioso che le donne abbiano voglia di indossare le mie creazioni”, dice entusiasta.

L’artista di New York Daniel Arshamha recentemente firmato una collaborazione con Dior - Dior


Il suo approccio alla moda lo ha portato a subentrare a Kris Van Assche la scorsa primavera. “Dior è un’azienda molto diversa da Louis Vuitton. Avevo diverse possibilità di fronte a me, avevo voglia di cambiare. Ne ho parlato con Pietro Beccari, che è un mio amico, e con Bernard Arnault. Alla fine ho accettato. La maison è un’icona, e per uno stilista si tratta di un’esperienza incredibile”, spiega. A quel tempo, molte voci sostenevano che Jones sarebbe andato a lavorare da Versace. “Non vedo i miei amici quanto vorrei a causa dei viaggi e del lavoro, ma approfitto dell’esperienza da Dior, di cosa condividono i team e di cosa imparo”, sottolinea. Il designer britannico conclude affermando con sicurezza: “Ho scelto Dior perché è l'apice dell'alta moda in Francia”.

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