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Pubblicato il
21 giu 2021
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Kiabi punta su digitale, sostenibilità ed espansione retail

Pubblicato il
21 giu 2021

Kiabi, l’insegna francese di fast fashion che propone moda a prezzi imbattibili per tutta la famiglia, è riuscita a limitare i danni causati dalla pandemia, archiviando il 2020 con un giro d’affari di 1,692 miliardi di euro, in crescita del 2,4% rispetto al 2019. Il “segreto” di tale successo, in un’annata in cui la maggior parte delle aziende ha subito pesanti perdite di fatturato, si può attribuire a tre asset fondamentali, su cui l’azienda ha puntato e investito, e continuerà a farlo: digitale, sviluppo retail e sostenibilità.
 


Sul fronte digital, Kiabi ha rafforzato la presenza sul web e ha lavorato sull'integrazione fra i diversi canali, con una sinergia vincente tra store fisici ed e-commerce. Il sito del brand conta più di 200 milioni di visite all’anno e si posiziona come terzo migliore e-commerce in Italia nella categoria abbigliamento monomarca, secondo la classifica “E-commerce, i 500 migliori shop online d’Italia” realizzata da l’Economia con Statista a settembre 2020.
 
A gennaio 2021, inoltre, Kiabi ha lanciato il servizio gratuito “ritiro in negozio in 4 ore” in tutti i punti vendita italiani, dove è possibile pagare e ritirare il prodotto durante gli orari di apertura. Attraverso questa modalità il cliente può consultare lo stock disponibile presso il negozio prescelto direttamente dal sito del brand e una volta effettuata la scelta, il team Kiabi contatta il cliente via sms e finalizza l’acquisto.

Per quanto riguarda lo sviluppo retail, Kiabi, che oggi conta 330 negozi in Francia e 133 all’estero (di cui 33 in Italia, dove il marchio è arrivato 25 anni fa con l’apertura del primo negozio a Milano), punta al rafforzamento della propria posizione non solo nel nostro Paese, ma anche a livello mondiale. L’ampliamento del network retail si conferma uno dei driver della crescita del gruppo, che nel 2020 ha avviato un programma di affiliazione commerciale, con gestione dello stock in conto vendita, investendo in questo modello di business. L'espansione dei negozi sarà focalizzata su posizioni strategiche nei capoluoghi di provincia, preferibilmente situate in un centro commerciale primario, con aree di vendita di almeno 1.000 metri quadrati.
 

Kiabi


In merito al tema della sostenibilità, la società ha annunciato obiettivi importanti: entro il 2025 le collezioni saranno al 100% eco-sostenibili e il modello economico circolare, fino a raggiungere il 100% di materiali sostenibili utilizzati per la produzione di indumenti e accessori tessili. Il 22% degli acquisti di Kiabi nel 2020 è avvenuto con materiali più sostenibili, sono stati prodotti 2,5 milioni di pantaloni denim trattati con il metodo eco-wash, 37 milioni di t-shirt e 2,8 milioni di body da neonato in fibre di cotone da agricoltura biologica e integrata. L’azienda si sta focalizzando anche sull’organizzazione logistica e di trasporto per ridurre l’impronta di carbonio sull’ambiente.
 
Infine, è stata posta maggiore attenzione allo smaltimento e al riciclo tessile, problema mondiale di enorme impatto, attraverso il progetto “Seconda Mano”: Kiabi Francia ha infatti attivato due laboratori di personalizzazione per prolungare la vita dei capi presso gli store di Cormontreuil e Merignac e ha lanciato 6 corner dell’usato nei suoi negozi, con l’obiettivo di arrivare entro la fine del 2021 a 25 corner second hand tra Francia, Italia, Spagna e Belgio. Inoltre, lo scorso aprile il brand ha lanciato sul proprio e-shop un capo “zero rifiuti”, un giubbino antivento reversibile in poliestere riciclato, venduto a 35 euro e realizzato con il supporto dell'esperta Mylène L'Orguilloux (collettivo ZWDO).
 
Fondato nel 1978 nel nord della Francia, Kiabi conta oggi più di 25 milioni di clienti nel mondo, 8.000 dipendenti in totale, di cui 580 in Italia e di cui 200 nell’Ufficio Stile, guidato da Alexander Pesty. Il marchio fa parte del gruppo AFM (Associazione Familiare Mulliez), proprietario tra gli altri anche di Decathlon, Auchan e Leroy Merlin.
 

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