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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
10 mag 2019
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Kering: quali conseguenze determinerà la conciliazione fiscale record in Italia?

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
10 mag 2019

Kering si è appena visto multare per 1,25 miliardi di euro nel quadro di un procedimento giudiziario per evasione fiscale in Italia riguardante il suo marchio di punta Gucci. Questo accordo amichevole concluso con l’Agenzia delle Entrate costituisce la più esosa conciliazione fiscale mai raggiunta tra una società e il fisco italianoin questo tipo di affari. Eppure, il giorno dopo questo annuncio, il titolo del gigante francese del lusso ha continuato a salire, arrivando a valere l’1% in più (a 507 euro), fino all'inizio del pomeriggio di venerdì 10 maggio, alla borsa di Parigi.

Gucci era al centro dell'indagine del fisco italiano - © PixelFormula


Certo, la somma è impressionante. Ma Kering ha le spalle abbastanza larghe per assorbirla, e aveva anticipato la situazione ai mercati. Il gruppo dispone infatti di una liquidità stimata in oltre 10 miliardi di euro dagli analisti e detiene ancora una quota residua del 16% di Puma, valutata circa 1,3 miliardi di euro.
 
Come contropartita, con questo accordo, la cui somma(che dovrebbe essere pagata in quattro anni) rimane inferiore alla presunta evasione fiscale di 1,4 miliardi contestata dalle autorità italiane, François-Henri Pinault mette definitivamente la parola fine a una controversia che a lungo andare poteva danneggiare ulteriormente la sua immagine.

La procura di Milano ha accusato la società francese di aver dichiarato come svolte in Svizzera attività effettivamente compiute in Italia, per beneficiare di un sistema fiscale più favorevole. L'indagine ha riguardato il periodo dal 2011 al 2017, e si è concentrata principalmente sulla filiale svizzera di logistica e distribuzione di Kering, Luxury Goods International (LGI).
 
Nel suo comunicato, la società non fornisce dettagli del caso correlato a questa procedura, che riguarda il CEO di Gucci, Marco Bizzarri, e l’ex CEO, Patrizio Di Marco. Questi ultimi sono stati anche oggetto di un'indagine nel dossier. Resta da vedere se l'accordo amichevole firmato dal gruppo chiude anche tale procedimento o se questo caso sarà oggetto di una transazione separata.
 
“Da un punto di vista puramente finanziario, le implicazioni sono relativamente limitate. Kering aveva avvertito che la sua aliquota fiscale sarebbe cresciuta nei prossimi anni e questo è stato integrato nel corso azionario”, commenta Luca Solca, analista di Bernstein. Ma sul piano dell’immagine, è più preoccupante, prosegue, perché “Kering si presenta come il campione dell'etica ambientale e sociale, e il pagamento delle tasse è uno degli obblighi sociali più importanti per un'azienda di successo”, sostiene.
 
Prima di Kering e Gucci, altre aziende dell’industria del lusso che sono state oggetto di accuse simili hanno dovuto subire importanti richieste di risarcimenti da parte del fisco italiano, senza che ne sia stata ulteriormente intaccata la loro immagine. Come Giorgio Armani, Bulgari o Prada. Quest’ultima, a fine 2013 ha firmato un accordo basato su una transazione di poco superiore a 400 milioni di euro. Lo stesso anno, Dolce & Gabbana era stato condannato a pagare 343 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate, prima di essere assolto in cassazione alla fine del 2018.
 
Tra le multe più alte inflitte alle multinazionali internazionali dalle autorità fiscali italiane negli ultimi anni: 100 milioni di euro a Facebook nel 2018, 306 milioni a Google e 100 milioni ad Amazon nel 2017, 318 milioni ad Apple nel 2015.
 
Kering ha raggiunto un fatturato di 13,66 miliardi di euro nel 2018, in salita del 26,3% a dati pubblicati, e del 29,4% a dati organici, dei quali 8,28 miliardi di euro sono stati ottenuti dal marchio Gucci (+33,4% a dati pubblicati e +37% su base comparabile). La firma italiana fornisce inoltre più dell'80% dell’utile operativo del gruppo.

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