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Kering non prevede acquisizioni per il momento

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
today 13 feb 2020
Tempo di lettura
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Kering non sta pianificando alcun progetto di fusione o acquisizione. I dirigenti del gruppo del lusso sono stati molto chiari mercoledì 12 febbraio, in occasione della presentazione dei risultati dell’esercizio 2019. Se le speculazioni relative a una possibile fusione tra il colosso francese e Moncler si sono moltiplicate alla fine dell’anno, il CEO di Kering, François-Henri Pinault, ha ribadito che “non c’era nessun reale progetti di acquisizione”.

François-Henri Pinault - Éric Piermont/AFP


Secondo altre indiscrezioni, François-Henri Pinault avrebbe anche incontrato recentemente i fondatori di Prada, Patrizio Bertelli e Miuccia Prada. Se non si è espresso sulla maison italiana del lusso, l’imprenditore francese ha parlato dei suoi rapporti con il CEO di Moncler. “Ho incontrato più volte Remo Ruffini, perché è un protagonista importante del settore lusso, e lo vedrò di nuovo prossimamente. Ma ciò non significa che ci sia un’acquisizione in vista. Non c’è nulla del genere al momento”, ha dichiarato.
 
Da parte sua, Remo Ruffini aveva già smentito la possibilità di un’operazione tra le due società, dichiarando lunedì 10 febbraio, in occasione della pubblicazione dei risultati annuali del suo brand, che non c’era “alcun progetto in corso” con Kering.

La strategia di François-Henri Pinault e la sua attuale priorità sono la crescita organica. Come ha ricordato, “abbiamo un grande potenziale all’interno del nostro gruppo”, citando, tra le altre cose, “l’espansione di Balenciaga, il rilancio di Bottega Veneta, i risultati positivi di Boucheron dopo tre anni di investimenti”, oltre a Gucci, il cui “potenziale per il futuro è ancora molto importante”.
 
Questo non impedisce a Kering di continuare a valutare le opportunità che si presentano sul mercato. “Siamo molto inclini a completare il nostro portfolio di marchi, ma non acquisteremo nulla solo perché è disponibile sul mercato”, ha spiegato il CEO, che ha altresì precisato di non avere mai valutato il dossier Tiffany, acquisita da LVMH.
 
“Nessuna concorrenza frontale”
 
“Non siamo passivi, valutiamo le opportunità, ma siamo molto selettivi. Non voglio in portafoglio brand in concorrenza frontale con marchi esistenti. Ciò distrugge valore più di quanto ne crei. Guardiamo sempre alle opportunità e alla complementarietà in termini di categorie di prodotto, segmenti di prezzo e stile”, ha aggiunto Pinault.
 
Il manager ha anche precisato che i possibili bersagli non sono selezionati in base alle loro dimensioni ma a questi tre elementi, evidenziando comunque che “non valuteremo marchi molto piccoli perché tutti i sistemi e le piattaforme trasversali che abbiamo implementato sono progettate per i nostri brand, da McQueen che fattura 500 milioni a Gucci che è quasi a 10 miliardi. Sono sistemi abbastanza rigidi e complessi per un marchio piccolo. È anche per questo che siamo usciti da alcune griffe, non perché non fossero interessanti, ma perché il gruppo non può dar loro quello che dà ad altri brand”.
 
Per quanto riguarda i settori sui quali il gruppo potrebbe investire, Pinault ha sottolineato che al di fuori del perimetro attuale, avrebbe potuto investire con Artémis, la società di investimenti di famiglia, citando in particolare lo specialista francese delle crociere di lusso La compagnie du Ponant.
 
In merito all’orologeria, ha invece affermato di non essere interessato. “È un settore complicato. È una delle grandi categorie che non sono cresciute negli ultimi dieci anni, rispetto agli altri comparti del lusso. In più noi siamo molto piccoli con i nostri due marchi. Non siamo nella posizione di fare acquisizioni in questo settore”.
 
Come ha sottolineato anche il Direttore Finanziario di Kering, Jean-Marc Duplaix, la priorità del gruppo resta lo sviluppo dei brand in portfolio, in quanto “è di gran lunga la crescita più profittevole per noi”.

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