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5 ott 2020
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Kering cede parte della sua partecipazione in Puma

Pubblicato il
5 ott 2020

Il colosso della moda e del lusso Kering prosegue il suo progressivo disimpegno dal produttore tedesco di articoli sportivi Puma, iniziato nel 2018. In un comunicato di lunedì 5 ottobre, il gruppo francese, che controlla marchi come Gucci, Bottega VenetaAlexander McQueen, Brioni, Boucheron, Pomellato o Saint Laurent, ha annunciato il lancio della cessione di un blocco di circa 8,8 milioni di azioni in suo possesso di Puma, che rappresentano circa il 5,9% del capitale del Felino, nel contesto di un collocamento presso investitori qualificati, mediante costruzione accelerata di un portafoglio ordini.

Puma


A seguito del collocamento di questi titoli azionari, Kering deterrà circa il 9,8% delle azioni Puma in circolazione e al suo completamento il flottante di Puma raggiungerebbe circa il 61,7%.

I proventi netti della transazione verranno utilizzati per le esigenze generali di Kering e per rafforzare ulteriormente la sua struttura finanziaria, indica la nota.

Kering e Artemis (la società d’investimenti della famiglia Pinault, proprietaria del gruppo) hanno concordato un accordo di conservazione relativo alle azioni Puma, che si concluderà al termine di un periodo di 90 giorni di calendario dalla data di regolamento-consegna delle azioni, fatte salve alcune eccezioni o la rinuncia al beneficio di questo impegno da parte dei coordinatori globali dell’operazione, ovvero BofA Securities e HSBC.
 
Kering comunicherà i risultati del collocamento a seguito della costruzione del portafoglio ordini.
 
Come indicato, questa operazione s’iscrive nel quadro della strategia più recente del gruppo transalpino, che dal 2018 ha deciso di concentrarsi sul settore del lusso, manifestando l’intenzione di disimpegnarsi gradualmente dal marchio fondato da Rudolf Dassler nel 1948 a Herzogenaurach, in Baviera, che è sostanzialmente un’etichetta di articoli sportivi, l’ultima non di prodotti essenzialmente d’alta o altissima gamma rimasta nel portafoglio dell’ex gruppo PPR.
 
La società guidata dal presidente e CEO François-Henri Pinault, che a quel tempo deteneva l’86,3% di Puma, aveva allora scelto di distribuire il 70% delle azioni del brand tedesco ai suoi azionisti, per mantenere un po’ meno del 16% del capitale del Felino.
 
Sulla base del prezzo delle azioni Puma alla chiusura della Borsa di Francoforte di lunedì, la transazione rappresenterebbe un importo vicino ai 690 milioni di euro.
 
Il gruppo francese ha chiuso l'anno con un utile di 2,31 miliardi di euro, in picchiata del 37% rispetto ai 3,71 miliardi del 2018, ma sostanzialmente in linea con le aspettative degli analisti, che avevano previsto un risultato netto di 2,29 miliardi di euro.

L'anno si è chiuso però positivamente sul fronte dei ricavi, saliti a 15,88 miliardi di euro (+13%) nel 2019, anche in questo caso in linea con le previsioni del mercato, mentre nei primi sei mesi del 2020, il gruppo guidato dal presidente e CEO François-Henri Pinault ha ottenuto ricavi pari a 5,4 miliardi di euro, comunque in calo del 29,6% a tassi correnti e del 30,1% su base comparabile, causa evidenti effetti della pandemia in corso.
 
Alla presentazione dei risultati 2019, François-Henri Pinault aveva indicato come sua attuale priorità la crescita organica, citando, tra le altre cose, il potenziale di “espansione di Balenciaga, il rilancio di Bottega Veneta, i risultati positivi di Boucheron dopo tre anni di investimenti”, oltre a Gucci, il cui “potenziale per il futuro è ancora molto importante”.
 
Anche per Puma il 2019 si era chiuso in modo molto positivo, con una crescita di fatturato del 17%, a 5,5 miliardi di euro, mentre l'utile operativo al lordo di interessi e imposte si era attestato a 440 milioni di euro.

Con AFP

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