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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 feb 2020
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Kering annuncia di aver ridotto del 36% le sue emissioni di CO2 in 3 anni

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 feb 2020

Dopo aver lanciato lo scorso agosto il “Fashion Pact”, un testo non vincolante che riunisce aziende tessili e di abbigliamento con l'obiettivo di pensare a una moda più sostenibile, il gruppo del lusso Kering fa il punto sui suoi progressi in relazione agli obiettivi che si è prefissato in questo settore.

Il gruppo traccia l'88% delle sue "materie prime chiave" - Kering


In seguito al lancio di un primo piano d’azione 2012-2016 focalizzato sull'ambiente attraverso il suo conto economico ambientale “EP&L” (Environmental Profit and Loss), la società, proprietaria fra gli altri dei marchi Gucci, Saint Laurent e Balenciaga, ha allargato il proprio campo visivo. Nel gennaio del 2017, ha reso nota una nuova strategia, alla quale ha aggiunto una portata sociale.
 
La società francese si è data in particolare l’obiettivo di ridurre del 40% la sua impronta ambientale e del 50% le sue emissioni di CO2 entro il 2025 rispetto al 2015, rendendo allo stesso tempo completamente tracciabili le materie prime che utilizza.

Tre anni dopo, a che punto è arrivata? Nel rapporto sui progressi che ha pubblicato giovedì scorso, l’azienda guidata da François-Henri Pinault afferma di aver ridotto del 14% il suo “impatto ambientale globale” e del 36% le sue emissioni di gas a effetto serra tra il 2015 e il 2018. In particolare, l'intensità delle emissioni di gas serra legate ai suoi negozi e agli altri suoi insediamenti nel mondo è diminuita del 77% nel medesimo periodo.
 
Il gruppo annuncia che ora utilizza il 67% di energia rinnovabile per tutte le sue attività. Una percentuale che arriverebbe addirittura al 100% in 7 nazioni, e al 78% in Europa.
 
Inoltre, Kering, che ha fissato degli standard relativi alle materie prime e ai processi produttivi che formalizzano le migliori pratiche in termini di protezione ambientale, animale e sociale, fa sapere che i requisiti definiti in questi standard sono attualmente implementati dal 68% dei fornitori del gruppo.
 
Meno di un terzo del cotone utilizzato è organico
 
Kering afferma di aver già raggiunto il 100% di approvvigionamento in oro “responsabile” per i suoi orologi e gioielli, mentre la quota di cotone biologico nelle proprie collezioni è del 30%.
 
Il colosso francese del lusso, che ha circa 35.000 dipendenti in tutto il mondo e che nel 2018 ha registrato un fatturato di 13,7 miliardi di euro, si vanta di essere una delle società più “femminilizzate” dell’indice CAC 40. Le donne rappresentavano il 55% dei suoi dirigenti nel 2019, il 63% della forza lavoro totale, il 33% dei membri del comitato esecutivo e il 60% del consiglio di amministrazione.
 
“La relazione sui progressi dello sviluppo sostenibile che condividiamo oggi riflette risultati molto incoraggianti, in linea con la tabella di marcia di Kering al 2025, anche se c’è ancora molta strada da fare, e ne siamo consapevoli”, commenta Marie-Claire Daveu, direttrice dello sviluppo sostenibile e degli affari istituzionali internazionali.
 
Nel suo ultimo rapporto “2020 Predictions Report: decoding the next decade of change”, Positive Luxury, che promuove pratiche più etiche e sostenibili, sottolinea la presa di coscienza dell'emergenza climatica tra le società di beni di consumo.
 
Secondo il rapporto, le preoccupazioni ambientali definiscono di fatto l'agenda della moda. E cita i provvedimenti adottati da diverse città, Fashion Week e stilisti per ridurre la loro impronta di carbonio sull’ambiente, nonché le iniziative prese da diverse aziende del settore, tra le quali Kering e LVMH, che vanno in questa direzione.
 
Gli autori del rapporto sottolineano in particolare il ruolo decisivo delle nuove generazioni di consumatori, che mettono pressione all'industria del lusso in termini di impegni ecologici.

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