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20 giu 2022
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Keeling si lancia nel beachwear con un respiro internazionale

Pubblicato il
20 giu 2022

In corrispondenza con la centoduesima edizione del salone fiorentino Pitti Uomo, appena conclusasi in Fortezza da Basso, ha debuttato ufficialmente a livello mondiale il marchio di beachwear e accessori mare Keeling, un’azienda internazionale che mette insieme capitali e risorse umane provenienti da Emirati Arabi, Stati Uniti, Cina e Italia grazie a Sealand International, società emiratina con sede a Dubai, appartenente a Hercules Holding e che è stata creata per sviluppare investimenti di capitale di rischio e fornire servizi di consulenza finanziaria ad aziende desiderose di espandersi a livello globale.

Il top management italiano di Keeling a Pitti Uomo 102. Da sinistra: Isabella Marenghi, Product Manager; Tommaso Conforti, Chief Technology Officer; Andrea Galluzzo, CEO e Marco Crisci, Media Manager - Gianluca Bolelli - FashionNetwork.com


Il design è italiano e il prodotto porta con sé molte particolarità tecnologiche, in particolare un brevetto relativo al processo di tintura, chiamato “Clean Color”, che consente di abbattere del 98,9% l’utilizzo di acqua nel procedimento, risultando quindi estremamente eco-friendly. “Il nostro brevetto permette di tingere i capi anche con una particolare soluzione completamente biodegradabile senza lasciare strascichi sull’ambiente”, puntualizza il Chief Technology Officer di Keeling, Tommaso Conforti. “Siamo anche i proprietari esclusivi delle macchine che consentono l’adozione del Clean Color, per cui diversi gruppi internazionali ci stanno contattando per richiederci l’uso di questa tecnologia, che oggi presentiamo in anteprima col nostro nuovo brand, ma che in futuro molto probabilmente troverete applicata da molte altre aziende, italiane, francesi e non solo. Intanto, il 2 luglio la presenteremo al salone Première Vision, a Parigi”.
 
Chiamato così dal nome delle Isole Cocos (o Keeling appunto), territorio esterno dell'Australia costituito da due atolli e 27 isole coralline nell'Oceano Indiano, a metà strada tra Australia e Sri Lanka e relativamente vicino all'isola indonesiana di Sumatra, Keeling ha nel simbolo due delle stelle della costellazione della Croce del Sud (quelle a 5 e 7 punte), che appare nelle bandiere di Australia, Nuova Zelanda e proprio delle Cocos.

Cotone, piqué, jersey, felpa, lycra e poliammide usati da Keeling sono per il 78% derivanti da materie prime riciclate. Pochissimi modelli di base ed esplosione di colori caratterizzano lo stile della collezione di debutto del brand - con capi per il 40% donna, 40% uomo e per il 20% gender fluid - nella quale sono stati inseriti anche alcuni accessori, come borse sportive, borse da spiaggia e cappellini.
 
“La nostra azienda è una vertical supply chain company, cioè produce internamente dal filato al tessuto al capo finito, in passaggi produttivi che si dipanano tra Cina, Cambogia, Vietnam, Giordania e Italia”, racconta Andrea Galluzzo, CEO dell’azienda. “Nella nostra società (che produce, soprattutto a livello di cotoni, per diversi grandi marchi, in particolare statunitensi), molto articolata e fieramente globale, trasversale ed internazionale, abbiamo collaboratori cinesi, australiani, statunitensi, emiratini, inglesi, svizzeri, taiwanesi e italiani. Cerchiamo di prendere il meglio dall’Italia, ma anche dalle altre nazioni. Non c’è nessuna accezione nazionale in Keeling, ma un’identità focalizzata sul prodotto. E la sede si trova nell’emirato di Fujairah, al confine con l’Oman, l’unico dei sette che si affaccia sull’Oceano Indiano, a rappresentare un trait d’union con le isole Keeling, che si trovano nello stesso Oceano, ma dalla parte opposta dell’area Asia-Pacifico”.

Il logo del nuovo brand


“Ciò che stiamo realizzando è nei fatti la dimostrazione che la sostenibilità non è solo marketing, ma industria, e che il cambiamento è possibile mantenendo i prodotti competitivi. Infatti ci collochiamo nella fascia prezzo degli altri brand del segmento, quando invece solitamente innovazioni di questo tipo portano ad incrementi dei prezzi finali”, puntualizza Galluzzo.

Entro 3 anni Keeling prevede di aprire il suo primo monobrand store, sicuramente partendo da Dubai, ma proseguendo con località di mare, anche italiane. “Abbiamo scelto Pitti Uomo per presentarci in quanto questa è un’istituzione. La moda in Italia nel Dopoguerra nasce a Firenze”, afferma Galluzzo. “Con i capi della stagione Primavera-Estate 2023, Keeling si distribuisce in 15 aree del globo coprendo Europa, Stati Uniti, Giappone, Australia e Medio Oriente. “La Cina ancora no perché è un mondo in cui il mare non è molto sentito, viceversa il mercato più rilevante per il beachwear sul pianeta è quello nordamericano, soprattutto USA, ma anche Canada e Messico. E su quello puntiamo molto, con la volontà palese di essere immediatamente internazionali, pur essendo patriottisticamente italiani, visto che gran parte del management di Keeling viene dall’Italia, come del resto buona parte di produzione e design”, sorride il CEO.
 
L’azienda, che ha anche l’area comunicazione tutta americana e la parte dell’immagine quasi completamente australiano-americana, parteciperà inoltre a campagne della fondazione delle Nazioni Unite “Future for Humanity”, per favorire la conservazione degli oceani.

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