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13 giu 2019
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John Varvatos festeggia i 50 anni dei Led Zeppelin e aprirà un secondo store a Dubai

Pubblicato il
13 giu 2019

Dopo essere tornato al Pitti Uomo lo scorso gennaio, quando vi presentò tutte e tre le sue linee, lo stilista statunitense John Varvatos ha svelato all’edizione 96 del salone fiorentino punto di riferimento internazionale per la moda maschile la linea PE 2020, lanciando nel contempo una capsule collection, John Varvatos X Led Zeppelin, che celebra il 50° anniversario dell’iconica band di hard rock.

John Varvatos fotografato al Pitti Uomo 96 - John Varvatos


“I Led Zeppelin non avevano mai realizzato una collezione così completa e di questo tipo, al massimo avevano fatto produrre delle magliette”, ricorda con orgoglio lo stesso John Varvatos, incontrato da FashionNetwork.com al suo stand (dallo stile ovviamente Rock) nel cortile centrale della Fortezza da Basso. “Sono amico da molti anni di Jimmy Page e Robert Plant, e con loro volevamo celebrare in modo speciale il 50° anniversario dalla registrazione del loro primo album in studio. Ne è nata una collezione composta da una ventina di capi che combinano bellissime pelli, velluto, e tanto lavoro artigianale realizzato a mano, per produrre giacche, giubbotti, thor jackets e anche alcune magliette, i quali verranno venduti a livello mondiale presso alcuni selezionati retailer e negozi del mio brand”.
 
Lanciato nel 2000 con una collezione di abiti sartoriali e sportswear, il marchio presenta oggi un total look completo che comprende cinture, borse, calzature, occhiali, gioielli, profumi e include la collezione giovane e all’avanguardia John Varvatos Star U.S.A. e la label Bootleg.

Varvatos, nato e cresciuto a Detroit, è approdato in Polo Ralph Lauren nel 1984, per poi diventare responsabile del design dell’abbigliamento maschile di Calvin Klein nel 1990 supervisionando il lancio della collezione maschile e della label cK, per poi tornare indietro nel 1995 come Head of Menswear Design per tutti i brand di Polo Ralph Lauren. “Alla fine del 1999 mi trovavo in un negozio a New York, era una domenica pomeriggio, e a un certo punto mi resi conto che se avessi sostituito le etichette e i loghi dei capi esposti tutto sarebbe sembrato uguale a prima. Quel giorno pensai che fosse venuto il momento per proporre qualcosa di nuovo, che c’era bisogno di una nuova voce, con un DNA differente, una personalità diversa. Avevo il lavoro più bello nell’industria, ma presi la decisione di creare qualcosa di diverso. Il 2020 rappresenterà il ventesimo anniversario di questo percorso”, racconta.
 
Dopo il ritorno a Pitti Uomo dello scorso gennaio (ma Varvatos aveva sfilato nel corso della fiera fiorentina nel 2002 alla Stazione Leopolda), il brand statunitense non aveva effettivamente mai presenziato al salone come venditore. “Abbiamo deciso di farlo per presentare la collezione più giovane e contemporary Star U.S.A., visto che la linea principale la presentiamo in showroom a Milano e New York, e poi perché l’abbiamo ritenuto il posto giusto per presentare la capsule d’omaggio ai Led Zeppelin, in quanto rappresenta qualcosa di inusuale per il Pitti e i suoi classici dandy che si mettono sempre in posa. Vederli è cool, soprattutto quando si mettono in fila di fianco al Padiglione Cavaniglia (e quindi molto prossimi al nostro stand) tutti insieme, ma appaiono fin troppo perfetti per il mio stile”, aggiunge con un sorriso ironico John Varvatos.

La capsule collection di Varvatos per i Led Zeppelin


Il business dell’azienda (il cui fatturato John Varvatos preferisce non comunicare) è cresciuto di oltre il 10% nell’esercizio 2018, mentre le vendite retail nei negozi sono salite di poco sotto la doppia cifra. “Un buon risultato in un mercato sempre impegnativo”, valuta lo stilista americano, che lo scorso novembre ha aperto uno store del suo brand a Dubai, una prima volta per lui negli Emirati Arabi, cui seguirà un secondo punto vendita nello stesso emirato il prossimo autunno. I suoi negozi monobrand sono attualmente 30 nel mondo. “Fino a 5 anni fa aprivamo vari monomarca all’anno, oggi devi essere attento, smart, cercare attentamente e senza fretta le location migliori”, precisa lo stilista.
 
L’e-commerce rappresenta invece il 15% del business totale del brand, “una percentuale che continua a crescere”, assicura John Varvatos, che invece vede il fenomeno degli influencer come “un po’ in rallentamento. Ci sono sempre più persone che hanno cominciato a capire per davvero che queste figure vengono pagate per indossare i capi, e che nella maggioranza dei casi non vivono situazioni autentiche. Per cui noi lavoriamo bene con quegli influencer nei quali si percepisce autenticità, un sincero apprezzamento per il brand, quelli che si scattano le foto da soli, che non posano in situazioni artefatte, come vediamo invece spesso succedere qui al Pitti, come accennavo in precedenza”.
 
Per l’Italia, John Varvatos non ha in serbo nessun progetto speciale al momento. “Ritengo l’Italia una nazione atipica per noi, dove non siamo molto distribuiti. Per la maggior parte, gli italiani sembrano apprezzare di più i marchi locali. A volte mi sembra che in Italia ci sia uno stile che la gente segue, e non un vestirsi dettato da scelte individuali, che ci si adegui alla moda del momento, invece che crearsi un proprio stile”, sostiene il designer.

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