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Joann Cheng vuole fare di Fosun un vero gruppo del lusso cinese

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
13 mar 2020
Tempo di lettura
7 minuti
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Negli ultimi anni, pochi gruppi hanno attirato l’attenzione dell’universo fashion più di Fosun, gigantesco conglomerato cinese che si è ritagliato un posto di rilievo nei settori della moda e del lusso europei.

Lanvin - Autunno-Inverno 2020 - Womenswear - Parigi - © PixelFormula


La sua divisione Fosun Fashion Group si è comprata in particolar modo Lanvin, la più antica casa di moda parigina, oltre a una serie di quote di maggioranza o minoranza del capitale di cinque marchi a dir poco agli antipodi tra loro, ma tutti prestigiosi. A cominciare da Wolford, famoso marchio di biancheria intima d’alta gamma, comprato nel 2018, lo stesso anno di Lanvin. Per l’occasione, il gruppo cinese ha creato la speciale divisione Fosun Fashion Group, che possiede anche una quota di maggioranza nel capitale di Caruso, uno dei più importanti produttori di abiti da uomo premium in Italia. Detiene inoltre una partecipazione di controllo nel capitale di St. John Knits, e del retailer tedesco di abbigliamento Tom Tailor.
 
Nelle ultime stagioni, la presidentessa del Fosun Fashion Group (FFG), Joann Cheng, ha fatto apparizioni discrete ma evidenti alle sfilate di Lanvin, condividendo la prima fila con il presidente della divisione FFG, David Chan. Abbiamo incontrato i due dirigenti per saperne qualcosa in più su come Fosun intende costruire un gruppo di lusso redditizio.

Quotato a Hong Kong dal 2007, il gruppo Fosun è un conglomerato diversificato che vanta interessi nel settore immobiliare, farmaceutico, dell’assistenza sanitaria, della gestione patrimoniale e delle assicurazioni. Nel 2018, Fosun ha registrato un utile record di 13,4 miliardi di yuan (1,72 miliardi di euro) su un fatturato di 109,4 miliardi di yuan (14,07 miliardi di euro). Il gruppo è privato, ma è spesso visto come una delle espressioni più prioritarie dell’espansione industriale aggressiva della Cina e della volontà dell’ex Impero Celeste di raggiungere più potere economico nel mondo nel prossimo decennio. Quello che sappiamo è che non gli mancano certo le risorse, e che controlla partecipazioni strategiche in una serie di rinomati marchi globali. Fosun possiede la squadra di calcio del Wolverhampton Wanderers, attualmente sesta nel campionato inglese, più del 90% di Club Med, quasi il 18% della birra Tsingtao e diversi grattacieli prestigiosi a Manhattan.
 
Joann Cheng ha studiato alla Shanghai University of Finance and Economics, prima di ottenere un master della China Europe International Business School, anch’esso a Shanghai. Dopo l'università, è diventata revisore interno presso KPMG per dieci anni, prima di passare alla finanza commerciale e ai fondi di private equity, approdando in seguito da Fosun.

Caruso


“Nel 2016, ci siamo resi conto che la moda era un'industria molto stagionale, e che la costruzione di un marchio richiedeva impegno e visione a lungo termine. Nel 2017, abbiamo preso la decisione di espandere il nostro portafoglio di marchi. Noi non lo gestiamo come degli investitori. Operiamo come una vera azienda, con una visione a lungo termine”, insiste all'inizio del nostro incontro davanti a un caffè a Parigi.
 
All’inizio del 2019, il gruppo ha anche creato Fosun Brand Management Company, un team specializzato nella gestione di marchi in Cina, che si occupa dei contratti di locazione, dell'apertura dei negozi e della loro gestione — per il quintetto di marchi di Fosun Fashion Group, ma anche per altri marchi esterni di medie dimensioni che desiderano distribuirsi in Cina. Fosun Brand Management Company ha già perfezionato un accordo con il Marquee Group, fondo americano che controlla marchi come Martha Stewart, Ben Sherman, BCBG, Body Glove e Bruno Magli, con l’obiettivo di sviluppare le loro attività in Cina.
 
Ma lo stesso Fosun è chiaramente più attratto dalla moda europea di fascia alta.
 
“L'esperienza acquisita comprando una quota di minoranza nel capitale di Caruso ha rivelato che si tratta di un tipo di investimento molto interessante per il gruppo. Oggi controlliamo marchi con DNA molto specifici. St John Knits è specializzato nella maglieria, Caruso è un sarto di menswear di lusso, Lanvin una casa di moda di gran lusso e Wolford propone collant e lingerie. Tutti i nostri marchi sono unici. Vogliamo aiutarli a svilupparsi nel loro Paese d’origine e ad affermarsi sul mercato cinese. Finora, il loro business in Cina è stato insignificante rispetto al resto del mondo. Per Lanvin, ad esempio, la Cina rappresenta circa il 20% del totale delle vendite al dettaglio”, spiega Joann Cheng.
 
Nessuno di questi cinque marchi è prestigioso come Lanvin, una delle case di moda più famose di Parigi, che visse un periodo d'oro (commerciale e di critica) di una quindicina d’anni grazie all’impulso datogli da Alber Elbaz. Dal licenziamento di quest’ultimo nel 2015, Lanvin ha assunto altri due direttori artistici che non sono riusciti ad arginare la caduta del fatturato... fino all’acquisto da parte di Fosun nella primavera del 2018, completato da un investimento di 100 milioni di euro.
 
In seguito, Fosun ha nominato l’espertissimo Jean-Philippe Hecquet come PDG di Lanvin, poi Bruno Sialelli come direttore creativo. Scommessa vinta: le sue prime collezioni hanno superato a pieni voti il battesimo del fuoco delle recensioni dei più severi critici della moda.

Wolford


“Lanvin è molto famoso sul mercato asiatico. È una maison veramente unica (la cui storia si fonde con quella di Parigi) e dispone di archivi sorprendenti. Merita pertanto che sviluppiamo le sue attività. Ne sono sicura: Bruno possiede il talento necessario per rilanciare la tradizione creativa del marchio”, sostiene Joann Cheng.
 
La manager è piena di elogi per Bruno Sialelli, le cui collezioni sono accolte con entusiasmo dalla stampa e dai buyer, sedotti dalla loro modernità e dai loro sottili riferimenti al DNA di Lanvin. “Bruno ha questo talento unico: quando si assiste alle sue sfilate, l'atmosfera è rinfrescante, vi soffia un vento più giovane, senza che sia rinnegato l’heritage del marchio”, si entusiasma.
 
Fosun non è un’azienda portata a tergiversare: tutta l’equipe creativa di Lanvin, finora ripartita in diversi uffici sparsi tra vari edifici del Faubourg Saint-Honoré (dove si trova il suo storico flagship), si è spostata in un unico edificio di sette piani, in rue Saint-Augustin, nel dinamico II arrondissement di Parigi, soprannominato “La Silicon Valley parigina”.
 
L'anno scorso, Lanvin ha anche inaugurato tre negozi in Cina: due a Shanghai e uno a Hong Kong, al K11, un centro culturale e commerciale in riva al mare, in un quartiere che conta diversi milioni di abitanti, concepito dal magnate e mecenate Adrien Cheng. Inoltre, Lanvin ha aperto un temporary shop all'Hotel Mercer, nel quartiere newyorchese di SoHo.
 
Joann Cheng e David Chan si guardano bene dal rivelare l'esatta quota di partecipazione di Fosun nel capitale di molte delle loro società, e persino il loro fatturato annuo. Però il marchio Wolford, con sede a Bregenz, è quotato alla Borsa di Vienna: l’azienda austriaca genera un fatturato annuo di circa 145 milioni di euro. Tom Tailor, con sede ad Amburgo, è quotato alla Borsa di Francoforte, e realizza un fatturato annuo di quasi 850 milioni di euro. Si può dunque concludere che quello del Fosun Fashion Group molto probabilmente superi gli 1,25 miliardi di euro.
 
“È importante ricordare che tre dei nostri cinque marchi possiedono circuiti di produzione propri”, s’inserisce David Chan: “St John possiede delle fabbriche in Messico, Wolford in Austria e Slovenia, e Caruso produce vestiti per marchi di lusso di primo piano, tra i quali Lanvin”.
 
Il gruppo Fosun mira a competere con i suoi giganteschi omologhi occidentali, vale a dire Kering o LVMH?

Joann Cheng - Foto: Fosun Fashion Group


Soppesando le sue parole, Joann Cheng risponde: “Abbiamo molto rispetto per Kering e LVMH. Fosun non vuole misurarsi con loro o con la loro posizione sul mercato. Fosun Fashion Group esiste da soli tre anni: siamo ancora molto giovani. Oggi ci concentriamo sull’esecuzione delle nostre attività. Il nostro driver principale di crescita è il mercato interno dei nostri marchi e il loro heritage. Ma abbiamo anche una seconda leva di crescita: il mercato cinese, il cui potenziale è esponenziale. Vorremmo sviluppare la presenza digitale dei nostri brand, in particolare attraverso le trasmissioni in diretta delle sfilate su Internet”, spiega Joann Cheng.
 
Nell’ultima stagione, siccome l'epidemia di coronavirus ha impedito a celebrità e buyer cinesi di partecipare alla sfilata di Lanvin, la casa di moda francese ha prodotto una registrazione in realtà virtuale dell'evento e l'ha trasmessa in diretta su Iqiyi, una gigantesca piattaforma video con sede a Pechino, e su Secoo, gigante cinese specializzato nell’e-commerce di lusso. Il video è stato visto da 1,5 milioni di persone, con un’esposizione potenziale di quasi 126 milioni di persone. Inoltre, la sfilata di Lanvin è stata pubblicata su TikTok, aumentando il numero di utenti raggiunti.
 
“I cinesi amano molto la moda e il lusso, sono stati lieti di poter assistere alla sfilata grazie a questa trasmissione in diretta. Il défilé ha avuto buone ricadute in Cina — 250 articoli di stampa solo per questa collezione. Questo è ciò che chiamo un vettore di crescita”, afferma.
 
A differenza di molti dirigenti europei, che attualmente stanno facendo chiudere negozi, ristoranti e persino i loro stabilimenti di fronte all’epidemia di Covid-19, Joann Cheng pensa che il peggio sia passato — almeno per la Cina.
 
“Ovviamente, il virus ha seriamente colpito le nostre attività, ma le cose stanno tornando alla normalità in Cina, con quasi il 70% o addirittura il 100% di persone tornate al lavoro in alcune città. Ci auguriamo che i consumi recuperino il ritardo accumulato nei prossimi mesi. Nel frattempo, mio figlio di quattordici anni segue le sue lezioni scolastiche da casa, che vengono trasmesse in diretta su Internet”, dice in conclusione.

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