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Jean-Marc Loubier (Delvaux): “Noi non siamo conservatori, siamo classici”

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 13 mar 2019
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Si dice spesso che nel mondo del lusso sono gli accessori e non i vestiti che portano davvero soldi alle griffe. In effetti, i marchi più prestigiosi e più redditizi sono spesso, storicamente, aziende focalizzate esclusivamente sugli accessori – si pensi a Louis Vuitton e Hermès. Ma è in Belgio, non in Francia, che possiamo trovare una delle aziende più venerabili in questo campo. Si chiama Delvaux ed è il più antico marchio di pelletteria di lusso del pianeta, essendo nato a Bruxelles nel 1829. Attualmente Delvaux sta vivendo una vera e propria rinascita. A gennaio, il marchio ha aperto una nuova boutique in uno dei punti più prestigiosi del mondo, all'angolo tra la Fifth Avenue e la Fifth Street — con vista su Central Park, il Plaza Hotel e Bergdorf Goodman. Un negozio su due piani con pavimento veneziano, scala realizzata su misura e salone in velluto al piano superiore. Quest’ultimo s’affaccia sul parco, ed è decorato con un vecchio lampadario proveniente da una chiesa fiamminga.

Jean-Marc Loubier, PDG di Delvaux -


La settimana scorsa, a Parigi, Delvaux ha presentato i suoi ultimi modelli e in particolare una collaborazione esclusiva con la Fondazione Magritte. Valigette portadocumenti da uomo che eisbiscono il motivo “buco della serratura” del pittore belga, o portafogli grafici in bianco e nero con un taglio che riprende la forma leggendaria della bombetta di René Magritte, per esempio. E una piccola borsetta su cui è stampato un gioco di parole sull’opera più famosa del pittore: “ceci n'est pas un Delvaux” (“questo non è un Delvaux”, ndr.). Ecco un marchio che riesce a mescolare finiture di altissimo livello, un umorismo insolito, un tocco di avanguardia e una creatività surrealista, ad un tempo elegante e strana, per la quale i belgi saranno sempre ammirati. FashionNetwork.com ha incontrato Jean-Marc Loubier, PDG di Delvaux, un dirigente molto esperto del settore del lusso che è stato vice presidente esecutivo di Louis Vuitton responsabile dei prodotti, della comunicazione e della distribuzione, e Direttore Generale di Céline e quindi di Escada. Loubier ci ha fornito il suo punto di vista su questo marchio atipico e su quale percorso intende far compiere a Delvaux.
 
FashionNetwork.com: Il vostro ultimo negozio è stato aperto di recente a New York, cosa può dirci al riguardo?

Jean-Marc Loubier: Ognuno dei nostri negozi è diverso, che si trovi a Bruxelles, Milano o New York. Il nuovo store si trova a due passi dal ristorante Harry Cipriani, nell’hotel Sherry-Netherland. All’interno del negozio, si possono vedere vecchi utensili da taglio appesi al muro, una console Regency che abbiamo portato negli Stati Uniti, precedentemente di proprietà della famiglia Gould, e, naturalmente, sullo scalone, la bandiera belga – ogni gradino è nero, giallo o rosso. L’idea è di giocare con la storia della maison, e con lo stemma della famiglia reale del Belgio. Siamo tra i fornitori ufficiali della Corte. E da lì, c'è una magnifica vista su Central Park. Spesso alla gente piace stare nel negozio. È un posto straordinario.
 
FNW: Chi ha fondato Delvaux?
 
JML:Charles Delvaux nel 1829, un anno prima del Belgio! Negli anni ’30 del Novecento, una famiglia belga, gli Schwennicke, ha comprato Delvaux. Poi io l’ho acquistata nel 2011, con i miei partner di First Heritage Brands: la famiglia Fung e il fondo Temasek di Singapore.
 
FNW: Qual è la portata del vostro business?
 
JML:Sapete, quando ho acquistato Delvaux, il marchio realizzava solamente il 3% del proprio giro d’affari fuori dal Belgio. Oggi, quasi il 90% del fatturato è generato all’estero... Non posso darvi il fatturato esatto perché non abbiamo bisogno di essere quotati in Borsa, ma il dato si colloca fra i 100 e i 200 milioni di euro all’anno. È molto di più dei circa 10 milioni di euro che il marchio generava quando l’abbiamo comprato. Da allora, abbiamo moltiplicato le vendite per dieci.

Lo showroom Delvaux a Parigi


FNW: Qual è la vostra strategia di crescita?
 
JML:All’eoca avevamo una decina di boutique. Oggi 42. Lavoriamo principalmente con i nostri negozi. Il lusso si è normalizzato, c'è una certa massificazione nel consumo di questo tipo di prodotti. Noi portiamo un po' di freschezza e qualcosa di inaspettato, il mix del nostro know-how e di una creatività radicale. Applichiamo una politica dinamica di aperture di negozi; per l’arredamento degli interni non abbiamo un principio fisso, ma l’essenziale è che ognuno di essi sia diverso. Non vogliamo che tutti i nostri negozi sembrino fatti con lo stampino.
 
FNW: Come fate a differenziare il vostro marchio nel mercato odierno?
 
JML:Il senso del dettaglio e un certo spirito anticonformista; ci piace che le persone sappiano che siamo belgi. Gli artigiani lavorano internamente sul concetto del mobilio fiammingo, un po’ cupo, piuttosto pesante, cercando di alleggerire le sue linee. Inoltre, adesso i mobili che arredano i nostri negozi sono di legno chiaro. Ci piace spiegare il nostro DNA. Ci nutriamo del nostro patrimonio e della nostra cultura. La singolarità del nostro marchio è rappresentata dall'aspetto storico dell’azienda, dall'innovazione e dai nostri artigiani. E dalla sua capacità di raccontare una storia.
 
FNW: Dove producete le vostre collezioni?
 
JML:Abbiamo tre laboratori. Il primo a Bruxelles, un altro nel sud della Francia, vicino a Valence, e un terzo nell’est della Francia, nei pressi di Besançon, dove impieghiamo già 120 dipendenti che abbiamo formato. A regime, vi lavoreranno 250 persone. Sono fiero di poter dire che negli ultimi anni sono riuscito a creare 500 posti di lavoro nel settore manifatturiero, tra le nostre fabbriche e tutti i nostri subfornitori. Per non parlare del numero di posti di lavoro che abbiamo creato nella nostra rete di vendita al dettaglio! A mio parere, i migliori produttori di pelletteria si trovano ancora in Francia: Hermès, Delvaux, Vuitton e Chanel. In Italia fanno delle belle cose, certo, ma con una visione più “fashion”. Al più alto livello di eccellenza, la Francia mantiene ancora il primo posto.
 
Abbiamo anche investito molto nella nostra sede a Bruxelles. E abbiamo persino creato un museo, che racconta tre storie: quella di Delvaux, quella del Belgio e quella della borsa. Come e perché la borsa fosse originariamente un accessorio per gli uomini, prima di diffondersi a macchia d’olio, poi le prime borse in pelle della fine del XIX secolo... Delvaux ha svolto un ruolo chiave in questo sviluppo. Delvaux è il primo marchio ad aver depositato un brevetto per una borsa, nel 1908. Si chiamava “Princesse”. Dunque siamo veri pionieri del settore.
 
FNW: Una borsa Delvaux è cara, no?
 
JML: Per niente! Le nostre borse sono vendute tra i 2.000 euro e i 130.000 euro.

Nello showroom Delvaux a Parigi - Foto: Delvaux


FNW: Qual è la vostra clientela?
 
JML: Direi che è piuttosto giovane per il mondo del lusso. Chiedete a Barneys, nostro partner di vendita negli Stati Uniti. Siamo presenti in 5 dei loro grandi magazzini. E vi diranno che fra tutti i loro marchi di lusso noi abbiamo la clientela più giovane.
 
FNW: Sul versante del digitale, quali sono i vostri progetti?
 
JML: Per noi è fondamentale raccontare la nostra storia. Ma non stiamo ancora vendendo nulla su Internet. Perché? Perché voglio che le persone capiscano prima di tutto in cosa e quanto siamo diversi. Non si tratta solo dell'odore della nostra pelle. Vogliamo che le persone vivano la loro prima esperienza Delvaux nei nostri negozi. Abbiamo trovato la nostra voce, che parla di una realtà diversa dalle altre marche. Rispettiamo i nostri concorrenti, ma prima di tutto siamo un marchio belga. Il Belgio è il paese della moda più radicale, ma anche di una tradizione ancestrale. Quindi c'è sempre questa ambiguità, questo caldo e freddo, nelle nostre collezioni: sono nello stesso tempo seriose e maliziose. Da cui la nostra collaborazione con il Museo Magritte. È il nostro universo. Non è una questione di look, ma di forma e costruzione. La qualità della pelle e delle nostre fibbie in metallo. Una specie di elemento subliminale, che lascia un'impressione che dura a lungo. Non ci muoviamo nell’ambito della moda, ma giochiamo con la moda. Noi non siamo conservatori, siamo classici. Classico è ciò che ti permette di esprimerti a lungo termine e di lasciare spazio alla creatività.

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