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Pubblicato il
21 mar 2020
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Jacques-Antoine Granjon (Veepee): “Vietare l’e-commerce significherebbe la morte di molte aziende”

Pubblicato il
21 mar 2020

In tempi di coronavirus, solo gli e-shop non abbassano le serrande. Ma anch’essi non sfuggono al forte calo delle vendite generato dalle preoccupazioni dei consumatori. Quinto e-tailer più visitato in Francia nell'ultimo trimestre, Veepee non fa eccezione alla regola. Il suo PDG, Jacques-Antoine Granjon, parla con FashionNetwork.com dell'impatto della crisi sull'attività, della configurazione d’emergenza adottata dal gruppo e delle possibili conseguenze a lungo termine su vendite e consumi.

Jacques-Antoine Granjon - Veepee


FashionNetwork.com: Come avete riorganizzato i team per far fronte a questa crisi?
Jacques-Antoine GranjonGran parte dei nostri team è in smart working. Avevamo avuto l’occasione di testare il telelavoro durante i recenti scioperi a Parigi e l’abbiamo posto in atto con rigore. In Italia, da quattro settimane, abbiamo 400 persone che lavorano da casa. Le attività di produzione delle vendite e monitoraggio delle operazioni sono fatte a distanza. Oggi abbiamo 6.000 persone in azienda, compresa tutta la parte digitale (commerciale, funzioni di supporto, IT, produzione delle vendite, ecc…) che si fa da remoto. Per chi rimane in azienda a lavorare, nei magazzini o nella produzione, abbiamo adottato strettissime misure igieniche e di sicurezza.
 
FNW: E le altre attività, la logistica, soprattutto?
JAG: Col telelavoro non si possono produrre i cataloghi quando non abbiamo le foto dei marchi. Così, abbiamo conservato delle unità di produzione senza modelle, in cui possiamo scattare le foto verticalmente dopo aver inserito i vestiti su un supporto. D'altro canto, la logistica è ovviamente sotto forte pressione e si mobilita ogni giorno per garantire l’attività. Abbiamo magazzini Veepee in undici nazioni, ma anche partner ai quali subappaltiamo la consegna. Abbiamo anche implementato il drop shipping (consegna diretta, ndr.) quando i marchi consegnano da soli, come facciamo con Adidas, Reebok e altri. Abbiamo reindirizzato gli ordini a Colissimo da quando i commercianti che fungevano da punti di contatto hanno chiuso. Finché i nostri corrieri possono consegnare all'ultimo chilometro, abbiamo scelto di continuare l'attività, continuare a vendere le scorte dei marchi e proteggere i nostri 6.000 posti di lavoro.

FNW: Qual è l'impatto sulla vostra azienda finora?
JAG: La nostra attività è molto diversificata. Il viaggio è ovviamente il business messo peggio: vendiamo un milione di euro di viaggi al giorno, e siamo andati quasi a zero in meno di una settimana. Il core business, invece si mantiene, anche se gli ultimi giorni sono stati difficili per i nostri consumatori. Ma il traffico sul sito ha resistito, nonostante un leggero calo. In seguito sicuramente risalirà. In termini di numero d’ordini, registriamo circa -40%/-50% in questo periodo d’inizio del contenimento. C’è tuttavia un aumento in alcuni settori, come bevande, prodotti alimentari e beni di consumo.
 
FNW: Teme una prossima interdizione delle consegne?
JAG: Non la temo. Se avverrà, ce ne faremo una ragione. Ma le istruzioni del governo sono di continuare l'attività di e-commerce, ed è quello che stiamo facendo. Nonostante la grande pressione esercitata dai sindacati (francesi, ndr.) per fermare completamente le aziende. Penso che la chiusura significherebbe la morte di molte aziende, qualsiasi provvedimento finanziario il governo metta in atto. Finché la legge ci permetterà di continuare, seguendo rigide norme di sicurezza per i nostri dipendenti, che è la nostra massima priorità, continueremo ad operare sul mercato.
 
FNW: Qual è la sua opinione sulle misure adottate dal governo francese fino ad oggi?
JAG: Ora ogni azienda ha le sue specificità: necessità di capitale circolante, debiti, scadenze.  Anche se il contenimento o la quarantena si interromperà in 6, 8 o 12 settimane, lascerà conseguenze estremamente gravi nelle imprese. Che avranno bisogno di rimettere in discussione il loro modo di funzionare, la loro organizzazione, la loro offerta e distribuzione. Entreremo in una nuova era.
 
Noi facciamo un lavoro particolare: aiutiamo 7.000 marchi partner in Europa a smaltire le loro rimanenze e rispondere ai problemi di promozioni. A partire dal momento in cui i marchi non saranno più autorizzati a vendere nei loro negozi, e non necessariamente vantino una forte attività digitale, avranno molti stock da smaltire. E ovviamente noi risponderemo alle loro esigenze di visibilità, smercio e liquidità per superare questa crisi. Veepee porta loro anche qualcos'altro: notorietà, data, creatività nelle operazioni… che è ciò che chiamo “l’incrementale”. Ma qui torniamo ai fondamentali: volume e flusso di cassa.
 
FNW: Pensa che i consumatori ritroveranno presto la voglia di consumare?
JAG: Penso che la voglia di consumi evolverà, con una fortissima presa di coscienza sui consumi e una messa in discussione della propria relazione con la natura e il mondo. Quello che succede è un incidente inflitto dalla natura ai nostri comportamenti. Quindi sono ottimista per un risveglio delle coscienze, ma pessimista sulla sua applicazione nel quotidiano. In questo momento è importante concentrarsi sui beni fondamentali e di largo consumo. Prodotti meno essenziali per la nostra vita quotidiana si venderanno? Penso di sì, perché abbiamo anche bisogno di leggerezza.

Telelavoro per Veepee, tranne logistica e produzione d'immagini - Veepee


FNW: Alcuni retailer online hanno modificato le loro strategie di marketing con la crisi. Anche voi?
JAG: Ho inviato un messaggio ai nostri 6.000 dipendenti in tutta Europa e un altro a 11 milioni dei nostri iscritti europei. Non era una e-mail che incoraggiava i consumi. Avvertiamo solo che ci siamo, che stiamo continuando l’attività e diciamo loro soprattutto: “Abbiate cura di voi e proteggetevi”. Non sono mai stato un fan del marketing della domanda.
 
FNW: Qual è il peso della moda nel vostro business oggi?
JAG: La moda rappresenta il 60% della nostra attività, percentuale aumentata nel 2019. Siamo sempre più forti in questo segmento. Lo attribuisco alla qualità dei nostri team e all'appetito dei nostri membri per i principali marchi offerti a prezzi molto aggressivi. Tra il 60 e il 70% dei nostri iscritti sono donne e le donne adorano la moda. Tutto per un totale di circa 125 milioni di prodotti venduti lo scorso anno in dodici nazioni, e un volume d'affari di quasi 3,8 miliardi di euro tasse incluse.
 
FNW: Questa crisi è un'opportunità per migliorare l'immagine dell'e-commerce dopo le forti polemiche sui Big Four di Internet, che si riflettono sulla professione nel suo insieme?
JAG: Un risentimento comprensibile, perché i Big Four (Google, Apple, Facebook, Amazon) non seguono le stesse regole dei distributori online europei. Penso che le regole debbano essere le stesse per tutti. Quindi, quando alcune persone fanno affari in Francia ma non pagano le tasse in Francia, non c'è motivo per cui possano investire più di noi in logistica, innovazione, ricerca talenti. È concorrenza sleale.
 
Ricordo inoltre che Veepee è l'unica piattaforma al mondo in cui il traffico proviene dai marchi che presentiamo sul nostro sito e che non ha alcun problema a reindirizzare i propri iscritti direttamente verso i negozi o i siti dei brand. Siamo i soli a farlo. Perché viviamo dei marchi: noi siamo BtoBtoC. E il BtoB è essenziale. Invece, i Big Four tendono ad imporre la propria egemonia su negozi fisici e brand.

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