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Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
20 giu 2021
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Jacob Cohën accelera su tutti i fronti

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
20 giu 2021

Jacob Cohën ha avviato la sua trasformazione da specialista del jeans premium di nicchia, a brand a tutto tondo. Da quando lo scorso anno l’azienda ha riportato all’interno produzione e distribuzione attraverso la creazione della joint venture JC Industry, in partnership con il gruppo specializzato nelle licenze Sinv, il marchio italiano di denim di lusso ha avviato una riorganizzazione su tutti i fronti, dalla distribuzione al rilancio della collezione femminile, passando per la comunicazione.


Il brand vuole rilanciare la donna - Jacob Cohën


"Prima, lavorando con un licenziatario, avevamo meno spazio di manovra. Adesso possiamo decidere e progettare la nostra strategia", spiega la Presidente Jennifer Tommasi Bardelle, alla guida della maison dalla scomparsa nel 2012 del marito Nicola Bardelle, fondatore di Jacob Cohën, e affiancata da circa un anno dall'Amministratore Delegato Luca Roda. L'azienda, che impiega 70 persone (mentre 50 lavorano per JC Industry), ha investito in un nuovo showroom di 1.500 metri quadrati nel centro di Milano.
 
“Vogliamo riprendere in mano quanto realizzato da mio marito, ripartire dall'identità di Jacob Cohën, rendendo però il marchio più contemporaneo. Con JC Industry, abbiamo un prodotto eccellente, con uno standard qualitativo ancora più elevato. Siamo molto soddisfatti perché abbiamo raggiunto il nostro obiettivo fin dalla prima collezione", ci spiega l'imprenditrice, che si aspetta "un primo importante cambiamento commerciale con la stagione autunno/inverno 2021-22", puntando a un fatturato 2021 di 60 milioni di euro.

La qualità dei capi Jacob Cohën è garantita dalla produzione "made in Veneto", con una linea produttiva compresa in un raggio di 100 chilometri tra Padova, Vicenza, Rovigo, Treviso e Venezia. L'obiettivo è quello di poter tracciare e certificare l'intera filiera in modo ecosostenibile e responsabile entro il 2026. Allo stesso tempo, Jacob Cohën garantisce l'autenticità dei suoi prodotti attraverso un codice QR univoco (il codice Certilogo®) visibile sulle sue etichette.


Jennifer Tommasi Bardelle - Jacob Cohën


La label ha ottimi tassi di rivendita nel denim, dove il suo comfort e la sua vestibilità fanno la differenza. Questa categoria rappresenta la metà del fatturato, con un posizionamento di prezzo tra i 500 ei 600 euro per un paio di jeans. "Siamo leader di mercato nei jeans cinque tasche, ma non come marchio. Per questo vogliamo ampliare la nostra visibilità aumentando notevolmente la comunicazione, il marketing e il digitale", spiega la Presidente.
 
A partire dal 1° agosto Jacob Cohën avrà un nuovo sito e una presenza unificata sui social network; l’azienda sta anche lavorando all'e-commerce, che dovrebbe essere lanciato nel 2022. "Abbiamo la fortuna di avere un prodotto comodo e di lusso. I consumatori non vogliono più il formale, questo è il nostro grande momento", prosegue Jennifer Tommasi Bardelle, che intende anche rilanciare la collezione femminile, scesa negli ultimi anni dal 30% al 10% delle vendite totali.
 
La linea donna è stata rivista con uno spirito minimalista contemporaneo ultra chic, utilizzando materiali e tessuti lussuosi, in una collezione chiamata "couture". L'idea è "di investire molto sulle donne, comunicando soprattutto attraverso delle influencer", aggiunge l’imprenditrice.

Un outfit maschile per l'autunno/inverno 2021-22 - Jacob Cohën


Anche per quanto riguarda la distribuzione la volontà è quella di evolvere, prima attraverso una razionalizzazione del canale wholesale, che conta ormai quasi 1.200 rivenditori multimarca, sia rafforzando il network di vendita diretta.
 
Oltre al flagship store di Milano, il brand può contare su alcuni punti vendita aperti dai suoi distributori, di cui tre in Giappone (dove ha appena ampliato lo spazio nel centro commerciale Roppongi), tre in Belgio, poi a Oslo, Mosca, Puerto Banus a Marbella e Ginevra.
 
Jacob Cohën realizza il 70% del suo fatturato all’estero; dopo l’Italia, la Germania è il suo secondo mercato, con il 14% delle vendite totali. Il marchio vuole accelerare nel Regno Unito, dove ha raddoppiato il suo spazio da Harrods e dove vorrebbe aprire un negozio al Londra, negli Stati Uniti e in Cina.

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