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Reuters API
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
18 mag 2020
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J.C. Penney porta i libri in tribunale e deve ristrutturarsi rapidamente per sopravvivere

Di
Reuters API
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
18 mag 2020

J.C. Penney Co Inc. dovrà ristrutturarsi in pochi mesi per sopravvivere. Le prolungate chiusure dei negozi causa pandemia di Covid-19 hanno sottoposto il retailer statunitense a forti pressioni finanziarie. È quanto ha riferito uno degli avvocati della catena di grandi magazzini durante l'udienza svoltasi sabato presso il tribunale di Corpus Christi, in Texas.

Reuters


“La società deve ristrutturarsi a tempo di record. Altrimenti, le conseguenze potrebbero essere drammatiche”, avverte Joshua Sussberg, uno degli avvocati di Kirkland & Ellis LLP, che rappresenta la catena. Secondo il suo programma provvisorio, se nessun accordo di ristrutturazione dell’attività verrà perfezionato tra la società e i suoi creditori prima del 15 luglio, essa dovrà essere messa in vendita.
 
Il gruppo ha presentato il dossier per essere posta sotto la tutela della legge fallimentare degli Stati Uniti venerdì scorso. Nel frattempo, alcuni dei suoi oltre 800 negozi hanno iniziato a riaprire a poco a poco, mentre altri saranno chiusi definitivamente. Tuttavia, le presenze nei negozi potrebbero riprendere lentamente, tra preoccupazioni della gente per la propria salute e crisi economica e occupazionale. Negli Stati Uniti, l'attuale livello di disoccupazione non è mai stato raggiunto dai tempi della Grande Depressione di quasi un secolo fa.

L'attuale situazione economica aggiunge un'ulteriore difficoltà alla sfida che la catena dovrà affrontare, visto che in precedenza altri giganti come Barneys New York e Toys’R’Us sono falliti, anche in un contesto economico più favorevole.
 
“Sono molto preoccupato. Ecco perché ho programmato un’udienza di sabato”, ha dichiarato il giudice fallimentare statunitense David Jones, il quale ha autorizzato la società a utilizzare i suoi 500 milioni di dollari disponibili in cassa.
 
J.C Penney dà lavoro a circa 85.000 persone e prevede di cedere il controllo ai suoi creditori, tra i quali, secondo fonti di stampa internazionali, figurano anche molti colossi dell’abbigliamento e dello sportswear, come Nike, Adidas, PVH o Supreme, che vantano crediti per milioni o decine di milioni di dollari. Inoltre, la società potrebbe ridurre gran parte dei suoi debiti, che attualmente ammontano a quasi 5 miliardi di dollari, separando l’attività in due società. Una di queste sarebbe dedicata alle attività di distribuzione, mentre l'altra sarebbe una società di investimento immobiliare che possiederebbe alcune delle sue proprietà, secondo le informazioni in possesso di Reuters.
 
L’azienda originaria di Plano, in Texas, ha chiesto la protezione dell’ormai tristemente famoso anche da queste parti “Chapter 11” (il capitolo 11 della legge statunitense sui fallimenti) e chiede 450 milioni di dollari di nuovi finanziamenti ai creditori esistenti. 450 milioni di dollari di debito aggiuntivo dovrebbero essere “liberati” con lo stesso status giuridico.
 
Le trattative di J.C. Penney con le società di investimento che detengono la maggior parte del suo debito dovrebbero continuare. Si tratta di H/2 Capital Partners LLC, Sixth Street Partners, Ares Management Corp, KKR & Co e Apollo Global Management Inc, a credere a Joshua Sussberg. Secondo l'avvocato, la società cercherà di convincere i creditori a sostenerla nella ristrutturazione, che ovviamente richiederà fondi aggiuntivi.
 
In assenza di un accordo di riorganizzazione, J.C. Penney dovrà cercarsi un nuovo proprietario. Sono già in corso discussioni con potenziali acquirenti, rivela Joshua Sussberg. La CEO Jill Soltau ha tentato di guadagnare tempo e rilanciare la crescita del fatturato negoziando termini più flessibili con gli istituti di credito, ma i colloqui non hanno avuto successo.
 
Prima ancora della pandemia, J.C. Penney stava già affrontando un calo delle vendite e dei profitti. La ragione? Il cambiamento nelle abitudini di acquisto dei clienti, sempre più focalizzati sulle vendite online. Secondo Joshua Sussberg, la società ha già elaborato un piano per rilanciare l’attività.
 
Per David Jones, “il Coronavirus è la causa di tutto”, ma per Sussberg è stata più che altro la goccia che ha fatto traboccare il vaso, come avvenuto per molti altri retailer americani. Nelle ultime due settimane hanno dichiarato bancarotta J. Crew, Neiman Marcus e True Religion. “Questo caso deve andare avanti e rapidamente” sospira il giudice Jones. “La priorità deve essere la conservazione dell'attività. Questo è lo spirito dell'America, secondo me”.

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