Indie beauty: come le piccole marche indipendenti stanno cambiando il settore cosmetico

Indie beauty: piccole marche indipendenti, di qualità, stanno cambiando il settore cosmetico in tutto il mondo, un vero e proprio fenomeno globale con vetrine e expo dedicati (a New York e a Londra e Berlino ad esempio) dove scoprire nuovi prodotti di bellezza che prima non esistevano e che ora con l'e-commerce sono alla portata non solo dei consumatori dei luoghi dove vengono prodotti ma ovunque. Poche referenze per ogni brand ma eccellenti per innovazione e ingredienti. Prendere nota, ne sentiremo parlare e chissà che non diventino accessori quotidiani di nuove routine estetiche di massa. 


Il primo lipstick che fa passare la voglia di mangiare ‘schifezze’ (junky food, zuccheri, sale e grassi) l’ha ideato una piccola company californiana, la Novare Beauty LLC, che l’ha battezzato ‘Kiss your cravings behind’ . Nel momento in cui la vista delle leccornie fa scattare il desiderio irrefrenabile basta tirare fuori dalla borsetta il balsamo, ricco di oli essenziali naturali, e spalmarlo sulle labbra. Il prodotto ha un sapore particolare e fa venire sete così, dopo un bel bicchiere di acqua, pare che ci si dimentichi delle tentazioni. Inutile dire che il prodotto va a ruba non solo negli Stati Uniti dove è nato, ma in tutto il mondo. Piace molto anche lo stick a base di olio al ginepro, camomilla, lavanda va passato sui polsi e sulle tempie perché agisce sul nervo vago e abbatte lo stress e la cattiva digestione. Ideato dal brand Osea (Spa presente negli hotel di Malibù) si chiama ‘Vagus Nerve oil’ e fa gola al popolo degli ansiosi a caccia di nuove soluzioni.

Questi sono solo alcuni dei nuovi cosmetici che prima non esistevano. Fanno loro compagnia innumerevoli neo prodotti ideati da piccole e medie imprese di nicchia, anche fondate da uno a due persone ma dotate di una notevole spinta innovativa. Company soprattutto green, animate anche da progetti umanitari, di sostegno alle comunità locali dove risiede la produzione (con progetti di assistenza agli studi dei bambini del quartiere ad esempio) oppure laddove reperiscono le materie prime vegetali (con accordi con i coltivatori), oltre che progetti di difesa dell’ecosistema. Assolutamente non quotate in borsa, fanno affari e danno anche filo da torcere alle multinazionali della cosmesi che le iniziano a tenere d’occhio e, in qualche caso, offrono accordi e partnership per accaparrarsi le nuove idee. 

Sono i brand ‘indie’, piccole produzioni nate da ricercatori, medici, dermatologi, estetiste, barbieri, ex dipendenti di marchi della cosmesi di lusso e perfino casalinghe a caccia di prodotti migliori per la loro famiglia (che non trovano e perciò li inventano loro). Sono loro i marchi del momento, ricercati dai consumatori di tutto il mondo che li trovano grazie ai loro siti internet multilingue e al grande lavoro che queste piccole società fanno sui social dove sono capaci di creare intere comunità anche intorno solo all’idea di prodotto. 

Una volta impensabile un successo del genere per chi i piccoli produttori ora il trend indie-beauty è forte e si estende a macchia d’olio. La paternità spetta agli Stati Uniti ma la tendenza si è diffusa ovunque e non mancano i marchi italiani che si rinnovano. In fondo l’avvento di internet non ha annientato le piccole produzioni, al contrario ha dato loro nuove occasioni di business e una nuova spinta creativa a chi ha saputo cogliere il momento ed ha moltiplicato le occasioni di fare affari anche solo grazie ad una singola idea. Una trentina di queste aziende, fra le quali gli esempi appena citati, sono le finaliste dell’Indie Beauty Innovation Award organizzato dall’associazione dei produttori e distributori indipendenti (ICMAD) in corso a Las Vegas.

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