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2 ott 2014
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In mostra le meraviglie Decò dei 'Gioielli Fantasia'

Di
Ansa
Pubblicato il
2 ott 2014

"Non avevo paura nè idee preconcette su quanto fosse giusto o sbagliato. Esprimevo la mia vena creativa come un Arlecchino libero e sfrontato". Queste le parole del mitico designer Kenneth Jay Lane che evocano l'effervescenza della gioielleria di fantasia, ovvero dei gioielli non preziosi, definizione che vuole superare in contenuti il termine generico 'bigiotteria'.

'Spilla con Rana' dalla collezione dei Gioielli Fantasia di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo - Foto: Ansa


Appartengono alla stessa categoria di designer, Gustavo Trifari (nato a Napoli ma trasferitosi negli Stati Uniti nel 1904), Marcel Boucher (parigino) Miriam Haskell, Coro, Pennino, Jay Lane, protagonisti dell'arte dei 'Gioielli fantasia', sviluppatasi in America in un periodo storico individuato attorno agli anni della Grande Depressione (1929-1939) e culminato negli anni Quaranta. Un momento scandito da povertà e scarsità di materie prime preziose che indusse decine di maestri orafi a realizzare i loro fantasiosi manufatti, utilizzando non oro o argento, ma metalli non nobili e leghe come lo sterling (92% argento e 7,5% rame), non diamanti e rubini, ma smalti colorati, resine, pietre sintetiche o semipreziose, materie plastiche, galatite e bachelite (combinazione di formaldeide e acido carbolico inventata nel 1907), perspex, scoperta nel 1937.

A raccontare lo straordinario momento che ha permesso la grande diffusione di questo tipo di gioielleria, è la collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, a cui è stata dedicata una mostra a Palazzo Madama e un prezioso catalogo illustrato ed è attualmente visibile a Ca' D'oro a Venezia.

Il fenomeno della produzione americana, la più prolifera, viene incastonata nel contesto delle esperienze del modernismo europeo, intrecciando la storia della moda a quella delle arti applicate, con particolare riferimento a centri propulsori come la Bauhaus. Un periodo che renderà critica più in là la distinzione del gioiello vero/falso, mettendo l'accento sul superamento del termine bigiotteria, creando un ponte con l'espressione francese 'bijou de fantasie' e con l'americana 'costume jewelry'.

'Spilla con palme' dalla collezione dei Gioielli Fantasia di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo - Foto: Ansa


Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che è innanzitutto una mecenate d'arte, presidente della fondazione omonima a Torino, è una collezionista accanita. ''Ho le mie fonti in America e nel mondo - racconta - sanno cosa cerco, mi chiamano e io accorro, vado pazza per questi gioielli bellissimi che indosso continuamente. E' una collezione viva e in continuo aumento''.

Impossibile approfondire il tema data l'immensa dispersione di materiali, la mancanza di analisi approfondite sulle biografie e i cataloghi dei singoli disegnatori, che ebbero un ruolo importante nel boom della produzione americana degli anni Trenta. E' indiscutibile, in quanto documentata, la presenza negli Stati Uniti in questo periodo di numerosi emigrati italiani, tedeschi e francesi, orafi e artigiani, portatori di cultura e competenza europea.

Il distretto trainante dell'industria di gioielli fantasia degli anni in questione è nella città di Providence, Rhode Island, dove esisteva una spiccata vocazione orafa già nel Settecento, e dove l'argentiere Nehemiah Dodge, considerato il capostipite del gioiello di fantasia per aver inventato la tecnica di placcatura al mercurio che consentiva di trasferire un sottile strato d'oro su leghe di metalli non nobili. Il grande balzo in questo settore si registra tra gli anni Trenta e Quaranta: dalle 299 aziende censite nel 1939 si passa alle 859 del 1947. In questi anni si delineano i profili di grandi case produttrici di gioielli di fantasia, con i grandi maestri di design. La costume jewelry degli anni Quaranta in America, come idea di democratica accessibilità al lusso, viene consacrata da celebri estimatrici come Wallis Simpson, Mamie Esenhower, Jacqueline Kennedy. Certa è la commistione con la bigiotteria francese, come dimostra la celebre spilla di Coro del 1935, Camelia Duette, basata sul meccanismo di doppia clip su brevetto francese del 1931.

La collezione Sandretto Re Rebaudengo offre un'ampia dimostrazione del cambiamento dei gusti e della trasformazione dello stile da un decennio all'altro: dai gioielli Decò degli anni Trenta al neobarocco, con raffigurazioni di fiocchi, foglie e animali, degli anni Quaranta.

Fanno parte della collezione, la spilla Black Amour di Trifari, che riproduce un moro barocco che innalza un vessillo, i teatrali 'Blackmoors' del gioielliere Jean Schlumberger, sostenuto dalla direttrice di Vogue USA, Diana Vreeland, i florealli gioielli di Boucher e Trifari degli anni Quaranta, che ripropongono i bijoux de fleurs realizzati dal Folco di Verdura per Chanel. La versione americana si distingue per il suo realismo nei colori e nelle forme che riprendono anche pannocchie, frutta americana e animali esotici, dai pappagalli alle scimmie.

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