×
1 310
Fashion Jobs
WOOLRICH EUROPE SPA
e - Commerce Operations & Digital Specialist
Tempo Indeterminato · BOLOGNA
GIORGIO ARMANI S.P.A.
Retail Planner
Tempo Indeterminato · MILANO
GI GROUP SPA - DIVISIONE FASHION & LUXURY
Account Executive - Showroom Premium Brand
Tempo Indeterminato · MILANO
MARNI
Account Executive
Tempo Indeterminato · MILANO
LAVOROPIÙ DIVISIONE MODA
Category Manager - Azienda Beauty
Tempo Indeterminato · MILANO
MIROGLIO FASHION SRL
Retail Merchandising Manager
Tempo Indeterminato · ALBA
ADECCO ITALIA SPA
Tecnico/a Produzione Abbigliamento
Tempo Indeterminato · STRA
CONFIDENZIALE
Commerciale
Tempo Indeterminato · MILANO
CONFIDENZIALE
E-Commerce & Digital Marketing Specialist
Tempo Indeterminato · ROMA
YVES ROCHER
Digital Performance Marketing Specialist (Origgio-va)
Tempo Indeterminato · ORIGGIO
ULTIMA ITALIA S.R.L
Production And Sourcing CO-Ordinator (Production Merchandiser)
Tempo Indeterminato · MILANO
UMANA SPA
Ispettore Controllo Qualità Abbigliamento Estero
Tempo Indeterminato · PECCIOLI
CONFIDENZIALE
Europe Buying Manager Woman Ready to Wear
Tempo Indeterminato · MILANO
CONFIDENZIALE
Stock Controller - Milano
Tempo Indeterminato · MILANO
HERMES ITALIE S.P.A.
in Store Trainer - Boutique Milano
Tempo Indeterminato · MILANO
STAFF INTERNATIONAL
Industrial Controller
Tempo Indeterminato · NOVENTA VICENTINA
LAVOROPIÙ DIVISIONE MODA
e Commerce Specialist - Settore Fashion
Tempo Indeterminato · MILANO
MIROGLIO FASHION SRL
Head of Merchandising
Tempo Indeterminato · ALBA
ISAIA E ISAIA
Information Technology Business Analyst
Tempo Indeterminato · CASALNUOVO DI NAPOLI
RANDSTAD ITALIA
Showroom Manager - Arredamento
Tempo Indeterminato · MILANO
RANDSTAD ITALIA
Showroom Manager- Arredamento
Tempo Indeterminato · BRESCIA
RANDSTAD ITALIA
Sales Manager Usa
Tempo Indeterminato · COMO
Pubblicità
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
3 gen 2023
Tempo di lettura
10 minuti
Condividi
Scarica
Scaricare l'articolo
Stampa
Clicca qui per stampare
Dimensione del testo
aA+ aA-

In memoria di Vivienne Westwood

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
3 gen 2023

Vivienne Westwood, scomparsa serenamente giovedì 29 dicembre all'età di 81 anni, rimarrà per sempre l'alta sacerdotessa della moda punk, anche se potrebbe tranquillamente figurare nel pantheon dei dieci più grandi couturier di tutti i tempi.

Vivienne Westwood - Shutterstock


Quasi tutti i necrologi e gli articoli di giornale dedicati negli ultimi giorni a Vivienne Westwood hanno ricordato il suo aver vestito i Sex Pistols negli anni '80, che non indossava biancheria intima quando venne decorata con l'Ordine dell'Impero Britannico a Buckingham Palace nel 1992 o che ha partecipato alle manifestazioni contro l'estradizione di Julian Assange.
 
Ma quando le generazioni future guarderanno al suo retaggio, la riconosceranno soprattutto come stilista di estrema avanguardia, proprio come Jeanne Lanvin, Christian Dior, Yves Saint Laurent o Cristobal Balenciaga.

Da ribelle a grande signora bohémienne, la storia di Vivienne Westwood è notevole. Arrestata dalla polizia di Londra dopo aver disturbato il regolare svolgimento del Giubileo d'Argento della Regina Elisabetta II nel giugno 1977, è stata nominata Dame dalla stessa monarca 26 anni dopo, nel 2003.
 
Ho avuto l'immenso piacere e privilegio di incontrare Vivienne Westwood nel 1994, quando gestivo la redazione parigina di Women's Wear Daily, la bibbia americana della moda. Era un sabato mattina e avevamo preso un caffè nel quartiere di Les Halles, due giorni dopo la meravigliosa sfilata della sua linea “Gold Label” al Grand Hotel.
 
La sfilata ha omaggiato una delle sue creazioni più famose, la “Mini Crini”, un'ibridazione di crinolina e minigonna – un modello emblematico della visione di Vivienne Westwood, fatta di connubi tra storicismo e modernità. La stilista londinese ha cominciato a organizzare sfilate a Parigi nel 1992, diventando la prima britannica dai tempi di Mary Quant a sfilare nella capitale della moda. La collezione stessa era deliziosamente provocante e provocatoria: le modelle indossavano giacche da cacciatore rosa, girocolli punk e sciarpe di pelle nera.
 
All'epoca, i giornalisti più rispettati, come il mio capo e mentore dell'epoca, John Fairchild, fondatore di W Magazine, classificarono Vivienne tra i sei designer più innovativi della loro generazione. Pierre Bergé ha persino affermato che Jean-Paul Gaultier, Yves Saint Laurent e Vivienne Westwood erano i tre stilisti più importanti della loro epoca.
 
Il luogo del nostro primo incontro non era meno insolito. Dopo quattro anni trascorsi nella redazione parigina di WWD, avevo preso l’abitudine di incontrare Yves Saint Laurent in un palazzo di avenue Marceau, di pranzare con Karl Lagerfeld nella sua villa o di cenare con Emanuel Ungaro nel suo padiglione pieno d’oggetti antichi. Ho incontrato la ribelle Vivienne in un hotel a due stelle nel quartiere alla moda di Les Halles, quel genere di alberghetto il cui vestibolo si trova al secondo piano.
 
Eppure, vestita con un abito a balze dal taglio perfetto, un cardigan di cashmere, stivali militari, i capelli ritti, Vivienne incarnava più di ogni altra l'immagine di una stilista. A quel tempo, i suoi capelli erano ancora tagliati a punta, poi modellati per stare dritti sulla testa, un look successivamente imitato da David Bowie, nientemeno.
 
Ma ciò che emerse maggiormente da questo primo incontro fu la sua determinazione ad essere riconosciuta come una designer fondamentale. Si definiva un'artista visiva, mentre la maggior parte dei suoi colleghi parigini si considerano ancora dei puri designer, praticanti di un'arte applicata.
 
Guardandosi intorno nel caffè alla moda, affermò sprezzante: “Tutti vantano i meriti della modernità di Londra e Parigi, ma onestamente penso che la maggior parte delle persone abbia un aspetto di merda. La gente si vestiva molto meglio 100 anni fa!”.
 
Quando le ho chiesto di raccontarmi come aveva inventato la moda punk, ha sorriso maliziosamente: “Era per mettere dei bastoni tra le ruote alla moda!”.

Determinata ad avere successo e ad elevarsi
 
Vivienne Isabel Swire è nata nella piccola città di Tintwistle, nel Cheshire, e pronunciava distintamente le vocali lunghe con un forte accento del nord dell’Inghilterra. Il suo background era umile: suo padre Gordon era un magazziniere in una fabbrica e sua madre Dora un'impiegata delle poste locali. È stata l’educazione parsimoniosa ricevuta che le ha permesso di fondare la propria casa di moda resistendo alle difficoltà degli inizi. La sua infanzia era stata felice, trascorsa a passeggiare tra i monti e le valli della regione. La sua nostalgia per un'Inghilterra campestre, rurale e idilliaca ha sempre pervaso la sua moda, costellata di abiti da equitazione, da pesca e da caccia, ma sempre impreziosita con novità per i sofisticati residenti nelle città che costituivano la sua clientela.
 
Negli anni '60 era stata un’insegnante; quando esponeva la storia dell'arte o della moda assumeva il tono di una maestra. Non sono rimasto sorpreso quando Michael Roberts l'ha fotografata con indosso un tailleur impeccabile e una collana di perle, interpretando Margaret Thatcher, per la copertina della rivista Tatler, sulla quale si leggeva: “Questa donna una volta era una punk”. Benché degli oceani separino politicamente Westwood e Thatcher, entrambe condividevano il fatto di essere giovani donne di talento dall’eccezionale energia nate in una piccola città, e determinate ad avere successo e ad elevarsi socialmente.

Vivienne Westwood - Primavera-Estate 2019 - Womenswear - Parigi


Ci eravamo accordati per incontrarci al Café Costes, il primo locale aperto dai fratelli Costes che, circa cinque anni dopo, avrebbero inaugurato il più fiorente hotel parigino dell'ultimo mezzo secolo. Conosciuta come la madrina del punk e la principessa dello stile pirata, nella sua collezione di quella stagione Vivienne Westwood aveva fatto riferimento piuttosto ad un'avventuriera dell’epoca della Restaurazione, pur mostrando un know-how degno dell’alta moda.
 
Mentre parlavamo delle sue ispirazioni, le osservazioni di Vivienne erano piene di riferimenti a Christian, Hubert e Cristobal, che chiaramente considerava dei suoi pari. Se era andata a Parigi, era per provarlo.
 
Lei però non raggiungerà mai lo stesso livello di successo finanziario di queste figure di spicco della moda europea. Negli ultimi dieci anni, la sua maison ha registrato un fatturato annuo di quasi 30 milioni di sterline, permettendogli di condurre un'esistenza confortevole in una casa in stile Regina Anna a sud di Londra.
 
Ma Westwood li ha sicuramente eguagliati per influenza, idee e creatività. Un'eredità che non smette di continuare a riapparire nelle collezioni di altri designer.
 
Poche settimane prima dell'inizio del lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19, ho assistito a New York alla sfilata di Monse, il duo che disegna le collezioni di Oscar de la Renta. La loro è stata una riscrittura doppiamente decostruita del lavoro di Vivienne Westwood - un ritratto della quale è persino apparso sul moodboard dello show. Il weekend precedente, durante la cerimonia degli Oscar, la stilista si era distinta sul red carpet vestendo Kate Hudson, Natalie Dormer e Winnie Harlow.

L'abito da sposa indossato da Carrie Bradshaw, la sua creazione più famosa
 
Le sue collaborazioni spaziavano dalle più banali - con, che ci crediate o no, il produttore di tappeti Brintons - fino alla famosa casa di moda Burberry, diretta creativamente da Riccardo Tisci, alla fine del 2019. Sono molti gli addetti ai lavori che la giudicano la migliore collezione creata per la griffe britannica durante il mandato dello stilista italiano.
 
La creazione più famosa di Vivienne è probabilmente l'abito da sposa indossato da Carrie Bradshaw, il personaggio interpretato da Sarah Jessica Parker nel film Sex and the City della primavera del 2008. Dieci anni dopo, l'originale abito in seta color avorio è stato esposto al pubblico nella sua boutique di New York, sulla 55esima Strada Est. Sui siti di e-commerce è ancora possibile acquistare versioni più leggere di questo voluminoso abito da sposa per circa 5.000 sterline (all’incirca 5.640 euro).
 
L'abito faceva parte della collezione di Haute Couture “Gold label”. Ad un certo punto, Vivienne Westwood ha anche presentato la propria linea di prêt-à-porter “Red” alla London Fashion Week, e la sua collezione per l’uomo a Milano, manifestando così l’eccezionale spirito imprenditoriale di cui era dotata.
 
I primi passi di Vivienne Westwood nel mondo del design risalgono agli anni '60, quando vendeva bigiotteria in vetro a Portobello Road. Questo spirito bohémien è stato il filo conduttore che ha guidato tutto il suo lavoro.

Ha vestito i Sex Pistols
 
L'incontro con Malcolm McLaren è stato determinante: lui era ancora studente in una scuola d'arte, mentre lei lavorava nel guardaroba di un locale gestito dal suo primo marito, Derek Westwood. Ha avuto figli da ciascuno di loro - Ben Westwood e Joe Corré, fondatore della linea Agent Provocateur – a proposito dei quali è rimasta sempre discreta, senza nascondere l'orgoglio che le ispiravano.
 
Quando Malcolm McLaren divenne il manager dei Sex Pistols, Vivienne iniziò a disegnare gli abiti del gruppo, scatenando una vera e propria bufera mediatica.
 
È difficile far comprendere la dimensione dell'irritazione suscitata nell'establishment britannico e nei tabloid quando i Pistols cantarono “God Save the Queen. It's a fascist regime... She ain't no human being” (“Dio salvi la Regina. È un regime fascista... Lei non è umana” in italiano, ndr.). Prima di esplodere di indignazione quando McLaren fece firmare a Johnny Rotten e Sid Vicious un contratto discografico alle porte di Buckingham Palace.
 
Nel 1977, l'anno della rivolta punk del Regno Unito e del Giubileo d’Argento della Regina, il minuscolo negozio della coppia, chiamato “SEX”, vicino a King's Road, era un vero e proprio focolaio di anarchici. Quell'anno, la prima volta che visitai il SEX, in un assolato sabato di luglio, diversi furgoni della polizia si fermarono a pochi metri di distanza per prelevare una ventina di punk per disturbo all'ordine pubblico. In verità, il loro unico crimine era sembrare ribelli, con i loro caratteristici look firmati Vivienne Westwood. La stilista inglese era stata anche arrestata un mese prima, contemporaneamente ai Sex Pistols, quando il gruppo aveva tentato di interrompere la Jubilee Night, il 7 giugno, tenendo un concerto su una barca sul Tamigi.

Appelli perché Vivienne venisse arrestata per “vilipendio della sovrana”
 
La designer finì per vestire un'intera generazione con i suoi capi punk iconoclasti: maglioni di mohair lavorati a maglia con aghi giganti, capi bondage cuciti con svastiche (oggi inimmaginabili), kilt di ribelli scozzesi, etichette visibili all'esterno, magliette strappate, grafiche accattivanti mescolate con rappresentazioni di sesso gay di Tom of Finland. Il mio primo ricordo dello stile Westwood è l'immagine mitica della regina con una spilla da balia nel naso. All'epoca si lanciavano appelli perché Vivienne fosse incarcerata, secondo la legge inglese, per “vilipendio della sovrana”.
 
Come tutti i grandi designer, Vivienne Westwood ha attraversato diversi periodi estetici. Si è passati dal punk al new romantic, allo stile pirata, fino all'anglomania dei primi anni '90, in cui mescolava tartan, decostruzione radicale e un tocco di anarchia. Che gioia assistere alle sue sfilate a Londra, Milano o Parigi, dove usciva a salutare vestita regolarmente con magliette con slogan politici, mentre aumentava la sua preoccupazione per le catastrofi ecologiche. Privilegiava location storiche, come il College of Surgeons di Londra nel 2016, dove ha presentato impertinenti Marie Antoniette in babydoll asimmetrici e redingote di pizzo scintillanti di cristalli.
 
Le sue collezioni hanno sempre avuto nomi evocativi, come la “Pirate of the High Seas” del 1981, la “Voyage to Cythera” o la “Savage”, in cui ballerine in stile Matisse saltellavano in abiti a vita impero. O “Witches”, la sua ultima collaborazione con McLaren, che presentava gonne decorate con disegni di Keith Haring e fodere in cotone marmorizzato che ricordavano le copertine di libri antichi. Ogni collezione includeva una tipica camicia a collo alto che rappresentava una sua firma, spesso proposta a righe o stampata con dipinti rinascimentali, e caratterizzata da strani bottoni (a forma di peni o cagnolini).
 
Nessuno può contestare l'idea che senza la Westwood, che si è affermata nel mondo della moda e ha imposto la creazione britannica a livello internazionale, sarebbe stato più difficile per i suoi connazionali John Galliano, Alexander McQueen o Kim Jones raggiungere il successo che hanno ottenuto. Quest'ultimo, che crea le collezioni maschili della maison Dior, è anche un assiduo collezionista del suo lavoro, tanto da possedere centinaia di pezzi emblematici firmati Vivienne Westwood.

La sua ultima ossessione, la lotta al riscaldamento globale
 
Negli ultimi dieci anni, la stilista ha gradualmente lasciato il posto al suo terzo marito, il brillante, colto e stravagante Andreas Kronthaler, che ha svolto un lavoro straordinario nel mantenerne e svilupparne l’opera, permettendole anche di concentrarsi sulla sua ultima ossessione, la lotta al riscaldamento globale, che si poteva seguire sul suo blog e sul proprio giornale, intitolato – in modo ovviamente insurrezionalista - Climate Revolution.
 
A livello finanziario, Westwood ha avuto fortune alterne per tutta la sua carriera, arrivando persino a presentare istanza di fallimento nel 1983 prima di rifugiarsi a Milano, dove il suo genio è stato ampiamente riconosciuto. Le sue collezioni erano in gran parte prodotte dalle migliori fabbriche italiane. Prima di morire, ha ceduto il controllo del suo impero della moda e delle sue proprietà immobiliari - del valore di 150 milioni di sterline - ad Andreas Kronthaler, invitando il collega stilista Jeff Banks a sedersi nel consiglio di amministrazione.
 
Il fronte comune delle due regine, del punk e del Commonwealth

In Italia è da sempre una leggenda vivente. È lì che l'ho vista per l'ultima volta, accompagnandola al Global Fest di Ischia, evento culturale dedicato al cinema, all'arte e alla musica nell’Isola Verde del Mediterraneo.

Vivienne Westwood - Shutterstock


“Tra un'economia verde e l'estinzione di massa, non abbiamo scelta”, disse allora, durante un pranzo vegano.
 
Tre volte vincitrice del premio di British Designer of the Year, Vivienne Westwood in quell’occasione aveva ricevuto un riconoscimento dopo la proiezione di un film sulla scogliera di una piccola baia boscosa. Un'ambientazione adatta, dato il suo impegno in favore della foresta tropicale attraverso il movimento Cool Earth.
 
“Non stiamo cercando di acquistare la foresta, ma collaboriamo con le popolazioni indigene per fornire loro documenti che dimostrino che sono proprietarie del pezzo di foresta che hanno abitato per secoli. Tengono molto alla loro terra e noi diamo loro la stessa somma di denaro per salvare la foresta che i taglialegna gli darebbero per abbatterla. Il piano è di salvare l'intera foresta pluviale per cento milioni di sterline, che è davvero molto poco. La Regina ha aderito al progetto e da allora ha funzionato, ogni libro permette di salvare un albero”, ha spiegato allora Westwood.
 
“A livello globale abbiamo un grosso problema: i politici non ascoltano gli scienziati. Abbiamo appena 20 anni per fermare le cose, altrimenti arriveremo a un punto di non ritorno, e non ci resterà che tracciare un nuovo confine sul globo: tutto ciò che si troverà al di sotto di Parigi sarà inabitabile”, ha predetto in quell’occasione ischitana la stilista inglese, tra gli applausi del pubblico di quasi 500 persone che le aveva conferito il premio.
 
E questo è l'ultimo ricordo che ho di Vivienne Westwood: esotica, unica e coraggiosa, mentre indossa un magnifico abito sari in chiffon bianco, e sullo sfondo il Vesuvio erutta una leggera colonna di fumo.

Copyright © 2023 FashionNetwork.com Tutti i diritti riservati.