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Di
AFP-Relaxnews
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 apr 2016
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In Cina, le modelle devono affrontare la volubilità dei canoni di bellezza

Di
AFP-Relaxnews
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 apr 2016

Longilinea e sorridente, la modella cinese Xu Naiyu è ottimista, ma resta lucida riguardo alla volubilità del suo ambiente, in cui i canoni di bellezza possono cambiare radicalmente e frenare la sua carriera internazionale.


La giovane 21enne è una habitué delle passerelle della China Fashion Week, da poco conclusasi a Pechino. Una Settimana della Moda in cui si è visto di tutto, dal top verde minimalista all'abito variopinto, decorato con occhiali protettivi e una parrucca con striature gialle.

“In questo ambiente, la fortuna è molto importante”, spiega Naiyu, nella pausa tra due sfilate all'Hotel di Pechino, che si trova vicino Piazza Tiananmen, nel cuore della capitale cinese. “E lavorare duro non serve a niente, perché non si può cambiare il proprio aspetto se alle persone non piace”.

Le concezioni del "bello" possono variare notevolmente tra l'Oriente e l'Occidente, nota Roye Zhang, agente di China Bentley Culture & Media, firma che rappresenta Naiyu e che è stata creata nel 2003, un tempo in cui il mestiere di modella stava appena emergendo in Cina. “Un volto che non è considerato bello in Cina non necessariamente non funzionerà all'estero, e viceversa”, spiega.

Per le loro sfilate, gli occidentali apprezzano gli uomini cinesi, “non troppo grandi, più magri e dai piccoli occhi a mandorla”. Le modelle donne, invece, devono “somigliare alla Mulan del cartone animato Disney, che non è veramente bella, ma è immediatamente riconoscibile”.

“Le modelle come Ju Xiaowen – nuovo volto di L'Oréal Paris – sono popolari in Occidente perché hanno qualcosa di unico”, spiega Zhang, molto lontano dai “canoni tradizionali della bellezza in Cina, dove sono apprezzati gli occhi molto grandi, non obliqui, le facce bianche e una bellezza serena”.

Il divario di visione estetica è tale che la sua agenzia si rivolge ad agenti stranieri per giudicare il potenziale delle aspiranti.

Già da piccola Naiyu sognava le passerelle e di sfilare per Prada o Chanel. Un'ambizione alimentata dai suoi genitori, che l'hanno iscritta a dei corsi di portamento e di pose fotogeniche.

Dal secondo anno presso l'Istituto Tecnico della Moda di Pechino, la ragazza ha iniziato la sua carriera professionale nel 2014. Da allora, ha combinato le sfilate in Cina con quelle all'estero, alle Settimane della Moda di Milano e New York.

Le edizioni cinesi di queste fashion weeks restano per il momento in ombra rispetto alle loro equivalenti occidentali, nota Naiyu: qui non c'è nessun grande marchio estero, i set sono arredati in modo semplicistico e ci sono soltanto due location.

"Per passare al livello superiore è indispensabile andare nelle capitali straniere della moda, come Milano o Parigi”, spiega la giovane cinese. Ma talvolta l'ambiente può essere “atroce”, ammette. “Si partecipa a 20 casting al giorno e si torna con niente, è demoralizzante. E' come se chi ci giudica facesse shopping di vestiti – si viene allineate, valutate e poi messe da parte”.

Versione italiana di Gianluca Bolelli; fonte: AFP/Relaxnews

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